MONS. MARCO MORI, SACERDOTE E INSEGNANTE

Era nato alla SS. Annunziata di Pontremoli nel 1914; tre lauree, una vita spesa nel sacerdozio, nella cultura e nell’educazione dei giovani

Mons. Marco Mori, a destra, con Mons. Pietro Tarantola

Sono giorni di anniversari: il 16 aprile si è celebrato il 30° anniversario dela morte del vescovo mons. Giuseppe Fenocchio, mentre il 27 ricorre il 20° anniversario della morte di don Marco Mori. È come immergersi nei ricordi di una storia di cui essi furono protagonisti, soprattutto don Marco.
Era una persona riservata, semplice, disponibile all’ascolto e alla collaborazione, sempre attento al rispetto per chiunque. Negli ultimi anni era noto come canonico del Duomo, insegnante e preside del Liceo Vescovile. Ma questo non è sufficiente a spiegare come mai la sua persona fosse così apprezzata e come riscuotesse una sorta di devoto rispetto.
Era stato consacrato sacerdote ancora giovanissimo, ad appena 22 anni e mezzo, da mons. Giovanni Sismondo l’8 novembre 1936. A Roma dove aveva appena conseguito la laurea in Dogmatica alla “Gregoriana”. Subito viene inserito nel Capitolo della Cattedrale come Canonico Teologo e inizia il suo insegnamento nel “Vescovile” e presso il Seminario: l’insegnamento e il mondo della cultura diventeranno la sua missione.
Aveva anche collezionato altre due lauree: in Filosofia alla “Cattolica” di Milano e in Legge presso l’Università di Parma. Questo non gli impedirà di servire la Chiesa diocesana sia nell’Azione Cattolica come assistente dei laureati cattolici (erano tempi d’oro per l’associazionismo cattolico) che nei vari organismi pastorali (sono gli anni, tra l’altro, del Concilio Vaticano II.

Mons. Marco Mori (1914 – 2006)

Gli inizi del suo ministero sono segnati soprattutto da due incarichi che hanno messo in evidenza la sua personalità: mons. Sismondo, infatti, lo volle come suo segretario e lo nominò anche Direttore del Corriere Apuano (dal 1938 al 1947).
Quelli sono gli anni delle leggi razziali e dell’entrata in guerra a fianco dei nazisti; della censura (ogni numero di giornale doveva essere approvato dalle autorità fasciste), sono gli anni, gli unici in tutta la storia del settimanale diocesano, in cui don Marco e il Vescovo decisero di sospenderne la pubblicazione per non diventare portavoce del nazifascismo.
Sono quelli i mesi drammatici della occupazione tedesca sulla Linea Gotica, dei rastrellamenti, delle deportazioni, delle stragi e degli eccidi. In mezzo a quella bufera che ha visto la Lunigiana martoriata e violentata, spicca la figura del Vescovo Giovanni Sismondo sempre accompagnato da don Marco, che conoscendo la lingua, faceva da interprete nelle trattative per alleviare le sofferenze della popolazione, per scambio di prigionieri, per evitare in extremis i bombardamenti su Pontremoli.
Il popolo pontremolese non ha dimenticato e molto del rispetto dovuto al sacerdote e alla sua persona si deve all’azione silenziosa e instancabile dei quei mesi terribili al seguito del suo vescovo. Con la fine del conflitto arriva il tempo della ricostruzione.

Mons. Marco Mori bambino – indicato dalla freccia – negli anni delle scuole elementari nel convento della SS. Annunziata

Don Marco inventa “Casa Nostra”, una iniziativa sociale che dopo lo sfascio della guerra dava lavoro di tessitura e maglieria a varie ragazze. Ma c’era anche da ridare dignità al pensiero, alla cultura dopo un ventennio di pensiero unico.
Sorse così il “Centro Studi Estetici e Metafisici” che divenne per molti pontremolesi (e non solo) punto di riferimento culturale. La vita cittadina lo ha visto protagonista alla Fondazione “Città del Libro”, e anche vice priore della Misericordia.
Intanto arrivavano le onorificenze: Cappellano del Papa Giovanni Paolo II e in seguito Protonotario Pontificio onorario. La sua cultura, diffusa nei tanti incontri, non gli impedì di comunicare il suo “sapere” spirituale e teologico.
Molti pontremolesi attingevano fede dalle omelie, mai banali, di don Marco nella Messa domenicale delle 10 in Duomo. Un dato straordinario che dice tutto della personalità di don Marco: per sessant’anni fu insegnante del Liceo Vescovile fino al 1997 e preside dal 1961; per questo suo impegno non ebbe mai alcun compenso economico, ritenendo sufficiente la congrua da canonico.

Giovanni Barbieri, Mons. Marco Mori, sacerdote e insegnante, Il Corriere Apuano, 25.4.2026