NOTE DI GEOGRAFIA ECONOMICA A PONTREMOLI DAI CENSIMENTI

I dati dal 1951 al 1971 evidenziano una forte emigrazione e l’invecchiamento della popolazione

Pontremoli negli anni Sessanta: in primo piano lo stabilimento della Cementi
Pontremoli negli anni Sessanta: in primo piano lo stabilimento della Cementi

Nei primi tre censimenti del secondo dopoguerra le schede sull’industria e il commercio evidenziano la decrescita della popolazione di età compresa tra i 25 e i 45 anni, è una perdita di forza lavoro come conseguenza della guerra e di una nuova fase di emigrazione rivolta verso i paesi esteri e poi verso il nord dell’Italia in espansione industriale.
La popolazione del Comune di Pontremoli censita nel 1951 è di 14.788 unità e scende a 10.231 nel 1971 e la maggioranza supera i 45 anni di età. Il settore produttivo di più forte perdita è quello agricolo che si mantiene poco redditizio, dato l’eccessivo frazionamento della proprietà terriera che non rende possibile produrre per il mercato e con mezzi meccanici. I dati statistici registrano che il 92% della proprietà agricola è inferiore ai 5 ettari.
Nel 1951 gli addetti all’agricoltura erano 16,1% e sono passati al 5,5% nel 1971: in numeri assoluti da 2.322 a 576. Il fenomeno è nazionale, ma in alta Lunigiana è più consistente anche per l’ubicazione e per la composizione del suolo. Non prosperavano neppure le piccole attività industriali. Passati gli anni del “miracolo economico”, che non fu significativo per la Lunigiana, dal 1964 la congiuntura economica diventa sfavorevole per l’Italia.
Nel Comune di Pontremoli, oltre alle attività a conduzione familiare, nel censimento 1961 sono registrate solo sette aziende: Cementi Pontremoli 108 addetti, Officine Armanetti 38, Laterizi Nasi a Casa Corvi 30, Edilferro 30, ICEM Marianelli 50, Segnal Lux 27, Officine Borgna 15. Dal censimento 1971 emerge che resistevano le aziende metalmeccaniche e delle costruzioni edilizie che davano lavoro a circa ¼ della popolazione attiva, invece la Cementi aveva più che dimezzato gli addetti come pure la “Laterizi”, questa però per qualche tempo ebbe una ripresa acquistata e gestita da Giuseppe Nasi.
Per la ripresa economica negli anni successivi si sperava nell’intervento del capitale pubblico, nella creazione di un’area industriale a sud della città, nella posizione strategica valorizzabile con l’autostrada in costruzione, nel raddoppio della linea ferroviaria, nel metanodotto.
Alcune infrastrutture sono state realizzate, altre sono rimaste nel libro dei sogni, le piccole aziende sono sparite, il commercio non si è affermato oltre la vendita al dettaglio, le numerose fiere hanno perso importanza. Hanno acquistato valore offerte turistiche e culturali, che a fatica si sono affermate data la scarsa ricettività alberghiera dopo la chiusura dell’ottimo Golf Hotel, che ospitava valide iniziative culturali della “città del libro”, che ora da mesi non ha funzionante la Biblioteca civica.

Maria Luisa Simoncelli, Il Corriere Apuano, 11.11.2020