Al secolo Bianchi Ambrogio, nacque ad Arzengio il 14 novembre 1856, vestì le serafiche lane il 10 novembre 1877, fu ordinato sacerdote il 4 marzo 1882, e morì serenamente come visse la sera del 23 novembre 1916, in seguito ad emorragia cerebrale.
Ecco quanto ha lasciato scritto di lui Fr. Cirillo da Bagno:
” P. Gregorio fu una copia e una vivente immagine del vero religioso Cappuccino. Umile paziente, seppe ovunque cattivarsi la stima e l’affetto non solo dei suoi confratelli religiosi, che lo veneravano per il suo spirito di preghiera, di operosità e dio sacrificio, ma bensì anche di innumerevoli persone che lo amavano per la rara di lui prudenza e per i candidi suoi costumi. Non fa d’uopo qui ricordare le sue numerose cariche e offici, da lui sostenuti con comune aggradimento dell’Ordine,, essendo già a conoscenza di tutti in Provincia, aver il padre Gregorio ricoperte cariche importanti, oltre quella di Guardiano, nei Conventi S. Martino di Scandiano e altrove. Una cosa non possiamo lasciare senza menzione. Alludiamo all’opera continua, paziente, modesta e soave da lui svolta nel civico Ospedale di Modena ove egli per oltre 14 anni si prodigò con un senso di carità tutta francescana all’assistenza religiosa e morale di tanti figli del dolore e delle lacrime. Le sue ultime ore di vita, furono ore di trepidazione e di angoscia per tutti; intorno al suo bianco letto di agonia era una corona di Confratelli, di sacerdoti, di superiori, di sanitari, di suore, di infermieri e pazienti che pregavano per il Padre Comune e per l’amico buono. La morte di padre Gregorio segna un grave lutto per la Provincia Francescana, come forma altresì una grave perdita per l’Ospedale di Modena il quale si vede rapito da improvviso morbo un Cappellano zelante ed esemplare.”
Chi ha riportato queste memorie di Fr. Cirillo, può aggiungere che conobbe molto bene P. Gregorio, perché fu suo precettore nell’anno 1898 nel Collegio di S. Martino in Rio. Non c’era in lui nulla di speciale; non un uomo di cultura pedagogica o letteraria, non parlatore, non troppo legato alle costumanze dell’Ordine, ma, in compenso, dotato di un grande buonsenso e comprensione dell’animo del ragazzo. Se qualcuno si ammalava chiamava tosto un medico; se lo vedeva triste e sfiduciato cercava di sostenerlo e confortarlo. Sapeva di essere a guida di giovinetti in pieno sviluppo fisico e bisognosi di tutte le attenzioni e cure. Ci accompagnava a passeggio ogni giovedì e ne approfittava per fare qualche bonaria osservazione sul nostro contegno: mortificazione degli occhi e della lingua, compostezza dell’abito e della persona eccetera: ” Il mondo ci guarda, diceva, e ci giudica”. Una volta mi domandò: ” Il mondo di qua a 10.000 anni sarà come lo vediamo attualmente?”. Non so cosa rispondessi a quella domanda, ma certo nel breve giro di 65 anni molte cose sono cambiate.
Tratto dal Bollettino Parrocchiale di San Basilide in Arzengio, pubblicato sul sito http://www.arzengio.it, visitato nel novembre 2022.