PADRE ALDO BERGAMASCHI

Illustre studioso, Filosofo, Pedagogista,  Scrittore, Umanista, Pontremolese.

Sintesi della vita e del pensiero

Il rigore intellettuale e la profondità di fede, di cultura e di umanità di padre Aldo Bergamaschi, ci fanno considerare l’alto contributo che il Francescano ha dato alla ricerca della Verità. 

Egli ha un’anima profondamente laica, non in contraddizione con la sua radicalità cristiana, un’anima laica che non vuole imporre la propria visione del mondo e la propria etica a nessuno: il cristiano è in competizione solo con se stesso per attuare le indicazioni della sua fede. Per lui il bene supremo della pace non è un dono di Dio, ma un “risultato”. 

Ritiene lo Stato Nazionale Sovrano il primo ostacolo al comandamento “Ama il prossimo tuo come te stesso”. Cita la lettera a Diogneto: “Per il cristiano ogni terra straniera è patria ed ogni patria è terra straniera”: Nazioni – Religioni – Lingue sono creazioni umane, culturali, storiche, che generano divisioni e conflitti.

Padre Aldo cammina con logica stringente sul filo del comandamento di Gesù:”Amatevi come io vi ho amato”, precisa «senza profitto». E’ la carta di identità della sua polis cristiana che innerva i tre maggiori filoni del vivere sociale: sesso, danaro e potere

Padre Bergamaschi è un ricercatore e testimone della Verità, un educatore dell’umanità che parla in nome del Vangelo. 

Chi era Aldo Bergamaschi

Chiesa parrocchiale di Torrano dove è stato battezzato

 Aldo Bergamaschi nasce a Torrano di Pontremoli (Massa Carrara) il 28 gennaio 1927, da Carlo e da Emma Fantoni. Nel 1932, figlio unico, segue la famiglia che emigra in Corsica (Bastia) per ragioni di lavoro. Frequenta sei anni la scuola di base apprendendo facilmente il francese, si dimostra invece refrattario al dialetto corso, avverso come è fin da ragazzo, ad ogni espressione di “localismo”.

Nel 1938, torna in Italia con la famiglia ai primi rumori della guerra mondiale (la sua è l’ultima nave che riporta in terra italiana gli emigrati). I genitori che lo avrebbero desiderato architetto, per farlo studiare lo indirizzano, date le ristrettezze economiche, al Convento dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini a S. Martino in Rio.

La sua prima lettera ai genitori dal Seminario:

  San Martino in Rio 5 dicembre 1939

«Carissimi genitori, è la prima volta che vi scrivo una lettera, per darvi le mie notizie, che sono liete, sto bene così spero anche di voi. Io sono contento di essere venuto qui assieme a tanti altri compagni che studiano da frate. E i nonni come stanno? Mio babbo è sempre al lavoro? Non pensate troppo a me che io sto bene io ho già abbracciato questa vita di fare del bene, non solamente a me ma anche a tante altre anime con animo lieto. Vi abbraccio di cuore. Tanti saluti da vostro figlio Aldo». (Diario)

La straordinaria personalità del giovane Aldo è testimoniata da un suo compagno di collegio, Egidio Veschi, che lo ricorda con queste parole:

“Ho conosciuto Aldo Bergamaschi nel Collegio allievi dei Cappuccini, entrambi dodicenni, negli anni di guerra 1939-1944. Bergamaschi era il più alto, il più forte, il più bravo, ma anche il migliore in tutti i campi, aveva uno spontaneo ascendente su tutti noi, da tutti condiviso, anche dai superiori che lo nominarono nostro decano; ci trascinava con l’esempio anche nelle pratiche religiose, ma soprattutto nella dedizione allo studio”.

Il suo interesse per il sapere e la scienza lo porta a rinunciare a qualche ora di ricreazione per dedicarsi allo studio come lavoro-valore a fondamento della dignità dell’uomo, e lo ha poi dimostrato

Tra le mura del Convento, superando una benefica crisi interiore, matura, la vocazione religiosa.

Cresciuto sano più per i buoni esempi che per l’insegnamento, il giovane novizio si incammina verso il Cristo-Verità, avvertendo il distacco tra chi lo annuncia e Lui, e sottraendosi ad un tempo all’incantesimo della tentazione di immergersi senza riserve nella storia. Da questo distacco inizia per padre Bergamaschi il distacco sempre presente dal “cristianesimo reale”, rafforzato poi dalla sua vicinanza con don Primo Mazzolari.

Compie regolarmente gli studi medi-superiori e il Liceo a Piacenza. Inizia gli studi teologici a Reggio Emilia presso il Collegio Missionario S. Giuseppe da Leonessa.

 Il 15 settembre 1951 prende parte con alcuni confratelli all’assistenza degli alluvionati a Pieve di Gualtieri nella Bassa reggiana.

Il 29 – 03 – 1952 – Prende i voti nell’Ordine francescano dei Frati Minori Cappuccini con il nome di Leopoldo

«Il mio sacerdozio, è come una perla nel centro della mia persona: un antisettico che mi preserva dalle infezioni dello spirito che sono la sfiducia nei mezzi soprannaturali e la noia, lo sento anche come un tesoro nascosto sempre in pericolo di arrugginire, senza servire a nessuno. La tentazione della vita grigia, piatta e godereccia, mi circuisce».

Dirà poi, come S. Francesco nel Sogno di Spoleto: «Al Padrone Dio ho consacrato i miei voti di sacerdote, e a Lui solo devo risponderne».

A causa della sua amicizia con Don Primo Mazzolari, i superiori dell’ordine, non gli aprono subito la strada all’Università, come tutti i suoi compagni di scuola si attendono.

Collabora con “Adesso” di don Primo Mazzolari, scrivendo 44 articoli che comprendono la rubrica “Diario di un Monaco”.

Dopo aver conseguito il titolo di Maestro in veste di privatista, si iscrive al Magistero di Bologna.

Nel 1958 entra all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Nel1962 si laurea in Pedagogia discutendo – relatore il prof Mario Casotti – la tesi su Gratry; “Una vita e un pensiero a servizio dell’educazione Cristodialogica”.

Nel 1975 occupa la Cattedra di Pedagogia per Lettere e filosofia presso l’Università degli Studi di Verona.

Il suo pensiero

  Sull’Adesso, 15 dicembre 1954, padre Aldo ci dice cos’è la Madonna per lui.

(…) «Decido di smorzare sul mio labbro il canto delle Tue litanie per timore di diventare cortigiano; voglio capirti con la sofferenza segreta che importuni le guardie della città come la sposa del Cantico. Voglio cercare il Tuo volto, non fra le tele dei pittori o le strofe dei poeti, ma nel libro della Vita ai piedi del legno della Vita.

 Continuerò ancora a depositare ai tuoi piedi il mio oro, tutto il mio oro, perché quell’oro, sarà lo spogliamento della mia vanità e del mio superfluo. Ma non oserò più metterlo sul tuo capo a guisa di corona per chiamarti regina: lo tradurrò in pane per gli “altri” tuoi figli affamati e in perpetua tentazione di rubarlo, perché prima di essere Regina sei Madre».

Da queste pagine di diario, scritte per se stesso, non certo per una pubblicazione, si vede un giovane non solo filosofo, ma anche poeta del Vangelo e l’inizio di quella ricerca della Verità che lo accompagnerà per tutta la vita.

Il suo sentimento giovanile verso le madri e la tenerezza che provava nei confronti della sua – aveva lasciato i genitori giovanissimo, e a quei tempi i seminaristi facevano raramente visita alla famiglia – questo lo aveva segnato, come ci ha rivelato nelle lettere alla famiglia e nel necrologio che scrive alla morte della mamma (1992):

Mamma, ti ringrazio di avermi trasmesso

la vita. L’uso che ne ho fatto,

e ne farò, sia quello previsto da te e da Dio.

Le tue inquietudini sono già nelle mani del Vivente;

le mie ai piedi del Crocifisso.

Ci troveremo – spero – nello stesso

paradiso insieme con papà.

Tuo figlio Aldo.

 Nel 1978 padre Aldo ha subito un intervento delicato all’aorta a Padova il cui esito, a detta dei medici, si presentava infausto, prima dell’intervento così scriveva ai genitori:

Padova – Natale 1978

Carissimi papà e mamma, vi ringrazio di avermi dato la vita e una infanzia felice.  Affido al Signore Gesù e allo Spirito Santo la vostra vita e il compito di riempire la solitudine.

Ai parenti che ho tutti nel cuore un caro arrivederci. Allo zio Edoardo che mi ha condotto in collegio e che ho tanto amato, la promessa che porterò di lui a tutti gli angeli del cielo.

Vi abbraccio con tutta l’anima,

il vostro Aldo

***

 Il conflitto con l’Istituzione

   La storia insegna che nella Chiesa-Istituzione il “restare dentro il percorso che viene assegnato dall’autorità e dal magistero” a molti non riesce facile, sia lo stare dentro la più ampia corsia della ricerca teologica, sia a maggior ragione dentro la più stretta corsia dell’attività pastorale (predicazione compresa). In una società “aperta”, pluralista e vieppiù tesa ad affermare la libertà interiore della persona, non sappiamo fino a che punto si possano ancora delimitare saggiamente i confini dell’una e dell’altra corsia. Sta di fatto che la sentenza di “fuori strada” arriva anche per padre Bergamaschi.

    La controversia inizia ufficialmente nel maggio 1988, quando il suo diretto superiore, padre Provinciale Oriano Granella, suffragato dal Consiglio dei Cappuccini (il “Definitorio”) e in accordo col Vescovo Gilberto Baroni, sospende padre Aldo dalla celebrazione della domenicale Messa d’orario e dalla relativa predicazione. 

 Domenica 22 maggio 1988 padre Bergamaschi davanti a una chiesa gremita di fedeli ha tenuto la sua omelia di commiato. 

  (…) «Il vero dubbio fratelli è questo: forse non siamo liberi nella Verità e, non essendo liberi in essa, dobbiamo imporre la nostra a qualcuno. Soffro con voi soprattutto per l’opinione di cui siete oggetto. (…) Coloro che hanno fame e sete di giustizia non possono essere, lo dico con estrema tranquillità, non possono essere paragonati a dei tossico-dipendenti, il paragone è, diciamolo con tutta franchezza, un peccato contro lo Spirito Santo. (…) Ringrazio voi qui presenti di avermi seguito in questi anni non come un leader di una fazione, ma come un disperato boscaiolo che a colpi di Vangelo, queste erano le mie intenzioni, ha cercato la strada nel buio della foresta.

(…) Con la fede, reagisco in quest’altro modo: pregando invece con voi fratelli perché il mio e il vostro sacrificio sia gradito a Dio Padre Onnipotente».

Questa sospensione ha suscitato sorpresa e sconforto nei fedeli che da anni seguivano la sua predicazione, i quali  hanno scritto lettere di spiegazioni senza ricevere risposte con motivazioni precise del provvedimento.

Al rumore delle vicende fa eco, come è naturale, la stampa. E’ una eco amplificata, il dissidio e la polemica, si sa, fanno notizia, le accuse e le difese si rincorrono con passione. 

Nel corso dei dieci anni di sospensione gli amici e i fedeli che lo seguivano hanno cercato invano di ottenere la sua riammissione o almeno una spiegazione soddisfacente, mediante lettere inviate sia al Vescovo che ai superiori che si sono succeduti nel corso del decennio. Ci sono stati vari incontri, ma tutto si è mantenuto sul vago senza portare alcun risultato.

 «Io sono stato zittito con l’accusa generica dello ‘scandalo’ che darei ai ‘fedeli’.

La parola scandalo deve essere attribuita ad altre cose (i disordini morali, per esempio) non all’espressione di un’opinione. Io auspico un colloquio col Vescovo alla presenza di testimoni che abbiano la facoltà di intervenire. Un incontro a tu per tu sarebbe il minimo e mi meraviglio che non sia ancora avvenuto. Ho fatto sapere al Vescovo che non accetto mi si giudichi per il “sentito dire”. Se aveva dubbi mi doveva dire di volta in volta cosa mi contestava. Avrei senz’altro presentato le mie pezze giustificative».

(Diario)

Durante tutto questo periodo di silenzio 11 anni, p. Aldo ha continuato il suo lavoro all’Università di Verona circondato dalla stima e dall’affetto di colleghi e studenti.

All’inaugurazione dell’Anno Accademico 1995-1996, il 27 novembre 1995 , in qualità di decano, ha pronunciato la sua lectio magistralis.

Lascia l’Università nel 1999.

Riabilitato a tutti gli effetti

 La parola gli viene ridata nel 1999 tramite una lettera di riabilitazione a tutti gli effetti inviatagli dal suo Superiore padre Paolo Poli, e nominato guardiano del convento di Reggio Emilia il 2 novembre 1999:

(…) “Proprio ora, che siamo all’inizio dell’anno giubilare, l’anno in cui tutti i debiti vengono azzerati, non potevamo dimenticare il grosso debito che abbiamo accumulato in questi undici anni nei tuoi confronti: non permettere a un sacerdote di annunciare la parola di Dio è veramente un provvedimento di grave responsabilità. Volevo ringraziarti per quello che hai predicato in questi undici anni di silenzio con la tua sottomissione e il tuo esempio di vita fraterna nel convento di Reggio Emilia: è stato un ulteriore motivo di conferma della stima che da sempre nutro nei tuoi confronti”.

Le sue omelie

Nelle sue omelie durante la S. Messa, molto frequentate parla agli adulti della fede, finalmente in modo adulto. Esprime idee, opinioni, interpretazioni e anche punti fermi che superano i riferimenti appresi nell’adolescenza. Riferimenti che sono rimasti non elaborati e non confrontati con le proprie esperienze di persone adulte. 

Offre una lettura dei Vangeli sia di fede che di razionalità, cosa estremamente necessaria, e rara purtroppo. In contemporanea con una lettura di fede offre un confronto continuo con le idee fondanti della cultura a trecentosessanta gradi. Filosofia, pedagogia, ma anche storia, letteratura e sociologia in senso vastissimo. Ci fa vedere i limiti, i progressi, le aree ancora da esplorare, e anche i regressi dell’uomo e come la fede, pur essendo necessaria, a sua volta può essere male interpretata e anche ridotta a sovrapposizione ideologica.

Legge con il Principio di non contraddizione i testi evangelici e la storia della cristianità. 

Definisce o cerca di definire, in questo modo dove stia l’autenticità di Cristo e del suo messaggio. La sua è una ricerca dell’autentico con responsabilizzazione, e profondità di investigazione, senza rimandi se non a posizioni di altri che hanno mostrato pari severità, pari dignità, pari buona fede, indipendentemente dalla ideologia o religione professata.

Dimostra un desiderio di sapere conforme all’amore del Dio Cristiano.

Svolge la sua ricerca sui punti fondanti della fede raggiungendo una grande efficacia pedagogica, in quanto induce a una pari profondità e a un pari rigore da colui che si trova ad essere il suo interlocutore.

Alcuni spunti del suo pensiero

«Il cristianesimo non è una religione, ma una novità esistenziale” primo punto del suo pensiero, lo si può enucleare così: “l’Altissimo non è il deus ex machina che interviene per gestire direttamente e normalizzare il corso della storia, bensì la sorgente della metànoia, personale ed ecclesiale, che decide l’a piombo evangelico  o meno dell’esistenza quotidiana. Dio viene tradito nel suo messaggio di salvezza quando si fa prevaricare il segno (l’esteriore) sul significato (l’interiore): il rito, le opere, la legge e il ricordo soffocano rispettivamente la vita, la fede, lo spirito e l’esperienza. Così facendo si declassa il cristianesimo al rango di religione».

«La vera parola di Dio è Cristo”,  il vero problema consiste nel non sapere con esattezza quali siano le vere parole di Gesù, visto che i vangeli sono più testimonianze che fonti. Bergamaschi sostiene: di “Entrare in contatto con Cristo non attraverso una intuizione personale infallibile, ma per la porta regale della razionalità ben sorretta dal Principio di non Contraddizione”.  Dove si colloca allora il magistero della Chiesa? Egli risponde: “La Parola di Dio nel Nuovo Testamento è regola della fede, ma lo è anche per la Chiesa. La Chiesa, insomma, dovrebbe essere l’accolta di coloro che tengono vivo nella storia il principio che sempre bisogna ubbidire prima a Dio che agli uomini».

  1. «Battesimo: Il battesimo ai bambini andrebbe soppresso perché cristiani né si nasce, né si è “fatti” per volontà altrui, ma si diventa per scelta personale».

«Matrimonio: “In genere diciamo che Gesù ha istituito il matrimonio, che però è stato proclamato da S. Paolo, quindi come sacramento in realtà è stato istituito da Gesù solo indirettamente. La mia tesi è che non vi fosse bisogno di un sacramento di questa specie, infatti, il nucleo fondamentale del messaggio cristiano è questo: “Amatevi come io ho amato voi…” cioè senza profitto».

«I miracoli: i  miracoli intesi nel senso corrente di eventi fisici prodigiosi (colpi di bacchetta magica), sono una etichetta data dagli evangelisti a determinati episodi. Non sono una invenzione bensì spesso una forzata fisicizzazione, nelle testimonianze degli apostoli, di un’opera pedagogica compiuta da Gesù per riscattare condizioni umane, considerate conseguenza di un castigo divino (es. la lebbra)».

«L’inferno: È difficile pensare un “luogo” e anche uno “stato” di eterna contrapposizione a Dio; è una contrapposizione dualistica che pone molti interrogativi».

«La giustizia: Il punto risolutivo della grande questione sta nel sanare il rapporto di lavoro nella produzione del capitale. E ciò si realizza facendo cadere il dualismo capitale-lavoro. Nessuno deve dire a un altro: tu lavora, io ti pago”. Cadendo il lavoro svolto in piramide e salariato, nasce il lavoro in riga e condiviso nei suoi frutti».

«La pace: La pace non è un dono di Dio, neanche una virtù praticabile, la pace semmai sarà un risultato o un esito, per ottenerla devi fare qualcosa d’altro: si devono recidere le radici che generano la guerra. Che sono: gli Stati nazionali sovrani; la molteplicità delle religioni; la molteplicità delle lingue»

***

Proposta alle Nazioni Unite

    Da sempre – scrive p. Bergamaschi – sogno che tutte le Nazioni si fondino in uno Stato unico mondiale.

  Nel 1986, avendo ereditato alla morte dei genitori, un pezzo di terreno boschivo a Torrano (Massa), suo paese nativo, pensa di regalarlo all’ONU, perché costituisca la base per la realizzazione di un territorio Mondiale.

La motivazione ufficiale:

«Lascio questo lembo di terra chiamato Fontana Bandigla (fontana della convivialità) all’ONU, nella persona del Segretario Generale in carica, intendendo lasciarlo alla “condenda comunità umana” o governo planetario di cui mi riconosco cittadino a pieno titolo, vivendo oggi orfano di identità etica legittima. Intendo così promuovere concretamente il massimo bene dell’umanità e cioè la Pace, che ha come primo nemico storico e concettuale lo Stato nazionale sovrano, la molteplicità delle lingue e la moltitudine delle religioni. Tre sciagure culturali a cui intendo sensibilizzare coloro che le gestiscono in “buona fede».

Il rifiuto dell’ONU: richiederebbe l’approvazione di tutti gli Stati membri dell’uso di donazione attraverso la votazione in Assemblea Generale.

L’offerta è stata accettata dal Comune di Pontremoli.

Il giorno 26 ottobre 2006 il prof. padre Aldo Begamaschi, vivendo orfano di identità etica legittima,  ha donato alla città natale di Pontremoli un terreno, intendendo lasciarlo simbolicamente come primo nucleo per la costituzione di uno Stato unico planetario con divisione delle etiche, ritenuto l’unico mezzo per promuovere concretamente il massimo bene dell’umanità, cioè la Pace, che ha come nemici storici e concettuali lo Stato nazionale sovrano, la molteplicità delle lingue e la moltitudine delle religioni.

Il Comune di Pontremoli

In Piazzetta della pace a Pontremoli viene scoperta una lapide ricordo dopo la sua morte.

Vice Sindaco di Pontremoli:

    “L’Amministrazione Comunale, si ritiene onorata di poter accogliere questa memoria. Considera padre Aldo Bergamaschi figlio stimato di questa terra. Uomo che con i suoi scritti e le sue testimonianze ha dimostrato grandi capacità intellettuali, applicandole alla ricerca del bene comune. I pontremolesi gli devono riconoscenza”.


Il 15 giugno 2007 muore padre Aldo Bergamaschi 

Dopo una lunga malattia e la degenza nell’infermeria del Convento dei Cappuccini di Reggio Emilia, padre Aldo è deceduto lasciando questo scritto come ricordino.

Mi sono sforzato di fare la mia parte; spero di aver raggiunto il quorum che (mi renda degno della Risurrezione), (abilita alla Risurrezione). L’alternativa non è tra l’inferno o il paradiso ma fra Dio o il nulla (di Dio) 


Preghiera al funerale

(…) Ha finalizzato il suo rigore intellettuale, in quanti lo conoscevano, lo ascoltavano, lo leggevano, a far comprendere sempre di più il vero Messaggio di Gesù. La Chiesa certamente non dovrà chiedere perdono per come egli ha trafficato i talenti che Dio gli aveva assegnato. 

Padre Aldo, rimanga nel nostro ricordo con le ultime parole di S. Francesco morente, che aveva fatto sue: “Io ho fatto la mia parte, la vostra ve la insegni Gesù Cristo, e solo Lui”.

Preghiamo.


Padre Bergamaschi ha scritto una trentina di libri, numerosi opuscoli, i Diari di Don Mazzolari

In Biblioteca dei Cappuccini di Reggio Emilia sono presenti 313 titoli. 

Per approfondire la figura di Padre Aldo visita: http://www.padrebergamaschi.eu

Testo e fotografie a cura dell’ Associazione Culturale Aletheia – Padre Aldo Bergamaschi