PETRIZZOLO ANSELMI DI GROPPODALOSIO E IL PONTE LUNGO LA VIA DELLA SCALA

IN DUE TESTAMENTI DEL XV SECOLO, LE PREMESSE PER LA COSTRUZIONE DELL’ ARDITA ARCATA
Il ponte a Groppodalosio

Via del Cirone o via della Scala o via Lombarda o, come si legge negli Statuti , ” strata seu Via qua itur versus Boscum”: così veniva chiamata la strada antica che, da Pontremoli, saliva per Arzengio, Toplecca e Casalina, attravarsava la Magra sotto la Villa di Groppodalosio, raggiungeva Pracchiola e, attraverso “gli scaleri” valicava il monte (poco primadel quale i monaci di Altopascio avevano edificato l’Ospedaletto), per scendere nell’Alta Val di Parma o, come si diceva sino a pochi anni or sono, “in Lombardia”.

Sebbene strada secondaria rispetto alla Francigena che valicava la Cisa, era tuttavia una via importante, non solo per i traffici locali o di interscambio col Parmense, ma anche come alternativa sia alla Romea che alla strada del Bratello quando queste, per le continue guerre delle quali fu teatro l’Italia sino a tutto il Seicento, non erano praticabili. E ne è prova sia la citata costruzione di un ospizio per pellegrini e viandanti, sia la presenza lungo il suo percorso di diverse fortificazioni ( i castelli di Arzengio e di Previdè e la rocca di Pracchiola) sia le prescrizioni degli antichi Statuti della Comunità riguardo la manutenzione che dovevano effettuare gli uomini di “Fraise” ( il termine con il quale nel medioevo veniva indicata l’attuale Valdantena) e di Pracchiola col tagliare, tra l’altro, alberi e arbusti per la larghezza di cento braccia da ambo i lati nel tratto compreso tra la costa di Pracchiola e “l’Hospitale de Piella Burgari”, ovvero l’Ospedaletto.

Lungo il suo percorso non si trovavano corsi d’acqua importanti se non il Magra che veniva guadata sotto l’abitato dio Groppodalosio. Oggi, chi percorre la vecchia strada mulattiera scendendo da Casalina, incontra un vecchio ed imponente ponte, ad unica arcata, che si eleva oltre sedici metri sopra il corso del fiume e la cui costruzione potrebbe risalire all’anno 1574 come risulta da una incisione, peraltro di difficile lettura, posta su una delle pietre centrali dell’arco inferiore. Negli atti del vecchio Comune non si è trovato alcun documento relativo alla sua costruzione, che pure dovette comportare un notevole impegno finanziario.

L’esigenza di costruire un ponte che agevolasse il transito doveva essere fortemente sentito anche nei secoli precedenti tanto dagli abitanti delle Ville della vallata che dai mercanti Pontremolesi e Lombardi. Significativo a tale riguardo è un documento rinvenuto nei protocolli del Notaio Ser Girolamo Belmesseri scampati all’incendio del 1495: l’ultimo testamento di Petrizzolo del fu Giovanni Anselmi di Groppodalosio , rogato il 18 ottobre 1451. Gli Anselmi, ripartiti in diverse casate, erano famiglia facoltosa, come risulta dal libro dell’Estimo del 1508, e come si evince anche dall’atto citato: Petrizzolo infatti attraverso una accorta politica matrimoniale aveva legato la sua famiglia con alcune delle più importanti casate dell’alta Val di Magra. Aveva maritato la figlia Caterina con Giacomo dei Cristofori del Molinello (che in quella località possedevano i mulini di pertinenza della Comunità di Cavezzana d’Antena); la figlia Franceschina con Giacomo di Antonio di Bertolo Scacalossi di Previdè (famiglia di origine signorile, probabilmente i “domini” della vallata: nell’ultimo testamento di Alioto quondam domini Petri dei Serratti della Rocca Sigillina rogato il 17 settembre 1366 sono presenti infatti, quali testimoni, diversi membri di quersta famiglia alcuni dei quali mantengono ancora in questa epoca il titolo di “Dominus”. Sono elencati: Domino Dopno Petro de Scacalossi, Petro quondam Antonii de Scacalosis, Paulo quondam Opzionis de Regolis, Andriolo quondam Corsii, Bertolo filio Domini Ugonis, Domino Ugone de Scacalosis, Matteo quondam Antonii, tutti di Previdè, e Mucio quondam Johannis Balloni de Cavezana Antena); la figlia Anastasia con Antonio di Giacomo Accorsi di Barcola che nell’estimo del 1508 risultano possedervi due mulini e cinque folli. Dei quattro figli maschi aveva maritato Antonio con Antoniola dei Rossi della costa di Groppodalosio; Simone con la Giovannina di Giovanni Picinini di Pracchiola ( figlia di Giovanni Picinino degli Uggeri di Pracchiola, sorella di Bartolomeo detto Antonio, pievano di Saliceto e poi Vescovo di Brugnato dal 1467 al 1479 e nipote di Antonio degli Uggeri o Raygafulcis – cognome di un ramo della famiglia che andrà a stabilirsi in Previdè – REttore di Pracchiola e poi Vescovo di Brugnato dal 1438 al 1467); Matteo con Maffina dei Camisani di Versola ( altra potente famiglia della vallata, un ramo della quale, trasferitosi a Pontremoli, esercitava già nel XIV secolo la professione del notariato; legata da vincoli di parentela coi Seratti della Rocca, i Dal Brolio di Filattiera e gli Scacalossi, esercitava assieme a queste famiglie il patronata sul Beneficio di Santa Maria istituito il 13 giugno 1353 dal Venerabilis Dum Franciscus de Scacalosis quondam Jacobis Sardi de Antena a rogo del notaio Donino De Raygafurcis di Parma. Beneficio ricco di terre sparse in tutte le Ville dell’Alta Val della Magra al quale beneficio il testatore lasciava anche una casa in Previdè detta “la Torre” nella quale edificare una Cappella) e Giovanni Pietro con Franceschina dei Casella di Versola (che, nel corso del XIV secolo, assumeranno il cognome Farfarana).

Petrizzolo, dichiarando di essere sano di intelletto ma gravemente ammalato, si preoccupa in primo luogo della sua anima col lasciare cospicue offerte alla chiesa di San Matteo ove vuole essere sepolto coi debiti uffici “secundum morem patrie”; seguita col sistemare certe pendenze relative alle doti delle figlie e delle nuore; assegna in particolare, ai figli Simone e Matteo l’usufrutto del mulino che possiede sul Magra per i quattro anni a venire dopo i quali l’usufrutto sia di quanti lo possiedono per un altro anno e “reliqui possint molere per se et famiglie ipsorum”.

Seguono poi diverse altre disposizioni relative al suo patrimonio delle quali una particolarmente significativa laddove dispone di lasciare 10 fiorini, moneta di Pontremoli, per fare un ponte sulla Magra, vicino al detto mulino, nel termine di dieci anni e, qualora nel detto tempo non venisse edificato, lascia i dieci fiorini quale dote a due ragazze nubili.

La costruzione di un ponte nelle vicinanze del mulino, significava per il testatore aumentarne di gran lunga il valore e il reddito consentendone alle vicine Ville di Casalina, Versola e Toplecca, poste al di là della Magra, di accedervi agevolmente. Ma a beneficiarne era l’intera economia della valle e in particolare Groppodalosio e di ciò doveva essere ben consapevole l’Anselmi che si faceva in tal modo interprete di una esigenza diffusa e nello stesso tempo si poneva ad esempio nei confronti dei suoi paesani mettendoci non poco del suo.

Petrizzolo Anselmi guarirà dalla sua malattia e dopo dieci anni, il 1° ottobre 1461, il solito notaro ser Girolamo roga un suo secondo testamento, anche questo conservato nella sezione di Pontremoli dell’Archivio di Stato. In esso assegna il mulino “con un paio di mole” al solo figlio Simone e ad Antonio, altro suo figlio, lascia una serra con un follo e acquedotto vicino al mulino suddetto con condizione che non possa edificare altri mulini nè porre canali in tale luogo e che, nei mesi di giugno, luglio, agosto e settembre non possa follare nè serrare non essendo sufficiente l’acqua per macinare; nonostante la notevole portata della Magra sotto Groppodalosio, occorre tener presente che doveva servire ben tre mulini – tutti in località detta “il Cogio” e poi, nel ‘500, chiamati ” i molin di Rossi” – e due folli. Di questi mulini, due erano degli Anselmi (uno di Petrizzolo e l’altro di suo nipote Bernardo del fu Bertolino Anselmi e il terzo dei Fanelli. Nel frattempo, nonostante il generoso contributo del testatore, il ponte non era ancora stato edificato, come si evince dalla rinnovata disposizione del testatore di gravare i suoi eredi del pagamento di quattro fiorini per la sua costruzione: “si fiet”. Nella ridotta quantità del contributo e in quel “se si farà” par quasi di capire un certo qual scetticismo ed un senso di malcelata delusione.

Passerà un intero secolo prima che il progetto dell’Anselmi venga finalmente realizzato. Nel frattempo la sua famiglia era ormai estinta e i mulini, folli e le serre passati ad altri proprietari di Groppodalosio.

Oggi, a distanza di quasi cinque secoli e mezzo, ci piace ricordare soprattutto ai viandanti che percorrono sempre in maggior numero il tratto della via Francigena ripristinato dalla sezione del Club Alpino Italiano di Pontremoli e che, attraversando il vecchio ponte sulla Magra, si soffermano ad ammirare quel posto stupendo, la figura di questo uomo del contado, intelligente ed intraprendente, quasi come atto di riconoscenza a futura memoria.

Antonio Rosa, Vicepresidente della sezione di Pontremoli del Club Alpino Italiano, Il Corriere Apuano, 1 settembre 2007

Il ponte visto dal fiume
Il selciato del ponte