La signorina Carmen Fava di anni 21 è una sfollata che, da La Spezia ha cercato rifugio con la famiglia in un modesto locale a Guinadi-Borgallo.
Il mattino prestissimo del 16 giugno (1944) è alla finestra della casetta, dalla quale si domina un vasto e splendido panorama. Se ne sta canticchiando nella spensierata bellezza dei vent’anni, quando il suo sguardo viene attratto da una lunga fila di armati, che, procedenti uno a uno, salgono con precipitazione dal fondovalle verso il pianoro di Borgallo.
Non c’è dubbio; non può trattarsi d’altro che dei tedeschi.
Primo istinto della giovinetta è di gridare; di lanciare l’allarme, tanto più che un gruppo di giovani, tra i quali il fratello stesso della giovane, sosta ignaro e tranquillo, seduto sull’erba, su un breve ripiano soprastante la galleria. Nel timore di venir udita dagli armati, ormai vicinissimi, la giovinetta si sforza di fare dei gesti con le braccia verso il gruppo dei giovani, ma nessuno li nota. Toglie allora dalla cordicella, tesa alla base della finestra, uno dei panni, posti la sera prima ad asciugare e lo sventola in alto ripetutamente.
Generoso tipo di allarme che alla ragazza costerà la vita.
I tedeschi – ormai non c’è più dubbio – dal basso l’hanno scorta e freddamente la prendono di mira. Una sventagliata di mitraglia, inchioda alla finestra l’adolescente, vittima della sua generosa imprudenza.
Il gruppo dei giovani, alle detonazioni, è sparito come d’incanto nel folto dei castagni. Il sacrificio dell’infelice, ha salvato loro la vita.
Mino Tassi, Pagine Pontremolesi, Tip. Artigianelli, 1974