Classe 1932, una vita in Svizzera ma senza mai dimenticare il suo Paese e il legame con la Lunigiana
Classe 1932, dagli anni ’50 in Svizzera, sposato in Spagna ma sempre con il cuore a Bassone: Pietro Camparini ha ricevuto il premio “Emigrante Bassonese 2026”, l’iniziativa, alla seconda edizione, che punta a valorizzare le storie di emigrazione di tanti abitanti del paese alle porte di Pontremoli partiti nel dopoguerra per cercare miglior fortuna oltralpe.
Con la verve che l’ha sempre contraddistinto Pietro è stato premiato in occasione della tradizionale Festa di Sant’Anna e, in perfetto dialetto locale, ha raccontato la sua storia e superato con lode il test ironico di cultura locale a cui vengono sottoposti tutti i premiati. Figlio di “Fonso” (un ragazzo del ’99) e Marietta, ha imparato a fare il fabbro a Casa Corvi, mestiere che ha poi svolto tutta la vita in Svizzera, dove si è trasferito dopo la guerra “perché qui – dice – il lavoro era poco”. Oltralpe ha conosciuto la moglie spagnola Amparo (tra il pubblico ad applaudirlo) e costruito la propria famiglia, senza mai perdere il desiderio di tornare appena possibile a Bassone.
Un desiderio che non è potuto diventare un ritorno stabile, per comprensibili legami familiari, ma si è tradotto in frequentissimi viaggi attraverso il Monte Bianco (fino a pochissimi anni fa con lui sempre alla guida) con carichi di cioccolata per tutti i compaesani. Un legame sempre rimasto fortissimo ed una passione per la Lunigiana trasmessa non solo ai figli Nadia e Roland (entrambi con cittadinanza italiana), ma anche al nipote Michael che ha simbolicamente consegnato il premio al nonno: una piagna doc di Bassone dipinta a mano, per aver sempre in mano un pezzo di quel paese che ha dovuto lasciare tanti anni fa.
C.F., Pietro Camparini, emigrante bassonese dell’anno, in Il Corriere Apuano, 30 luglio 2026,
