PIETRO SETTIMIO PASQUALI – GENIALE STUDIOSO DI TOPONOMASTICA E DEMOLOGIA

In una malinconica giornata del mese di novembre, – 22 1940 – mentre il suono delle campane della SS. Annunziata pareva svegliare le ombre degli artisti, che con le loro opere avevano data tanta rinomanza a quel sobborgo pontremolese, in una delle prime casa della borgata, si spegneva un giovane studioso, sorretto sino a quel giorno dalla passione dello studio, che camminava accanto a lui con la giovinezza. Si chiamava Pietro Settimio Pasquali. La notizia della sua morte arrivava quasi di sorpresa presso i centri culturali, dove svolgeva la sua opera di studioso.

La stampa colta da quello stupore, che porta con sé ogni notizia inattesa, dopo accenni sommari ed affrettati, si riservava di illustrare la figura con notizia e dati più completi, come fece l’AEVUM, la rassegna di scienze storiche pubblicata per per cura della facoltà di lettere dell’Università del Sacro Cuore. Altrettanto fece la Giovane Montagna di Parma e il Campanone di Pontremoli. La rivista dell’Università curò un fascicolo dedicato al Pasquali, dovuto al prof. Luigi Sorrento, che lo ebbe suo scolaro nell’Università, e lo trattò “con quella benevolenza che si deve alle buone e ardenti promesse giovanili”. Il Pasquali era nato nella nostra città il 4 dicembre 1910 e nel 1928 si iscriveva alla facoltà di lettere all’Università del Sacro Cuore. Là ebbe modo di dedicarsi con cura particolare agli studi di filologia romanza e linguistica sotto la guida del prof. Sorrentino che dovette “non poche volte moderare impeti ed eccessi nell’esercizio degli studi; ma sentiva sempre che erano in lui un’intelligenza ed una cultura non comuni”.

L’attività dello studioso pontremolese, rivolta alla produzione scientifica nel campo delle indagini linguistiche e delle ricerche demologiche, per i profani possono essere considerate suppellettili inutili o di cattivo gusto nella Casa illuminata dallo splendore della poesia e della letteratura. È quindi facile comprendere l’imbarazzo di questi profani davanti a complicati svolazzi di parole e di vocaboli , dove, per usare l’espressione di uno scrittore moderno, c’è lo strazio delle cose che fuggono. L’esuberante vegetazione di parole raccolte da lingue e dialetti antichi e moderni, il minuto vivisezionamento di microscopici arcaismi, se fu lo strano materiale sul quale lavorò il Pasquali coi reattori chimici della sua tecnica fatta di esattezza, di esame analitico e di ragionata freddezza, ha il grande merito di continuare ad alimentare la fiamma dalla quale ebbe vita la poesia e la letteratura.

Laureato nel 1933, nell’anno seguente sostenne gli esami preliminari di filologia romanza e di letteratura francese, storia medioevale e moderna, conseguendo il diploma di perfezionamento col massimo dei voti e pubblicazione della tesi. Durante il periodo dello studentato si era recato all’estero nei paesi della Germania con una prima sosta ad Insbruck. In questa città passando sotto l’arco di trionfo di Maria Teresa, rivide col pensiero le superbe cavalcate della fastosa sovrana, impotenti a soffocare con il loro strepito il grido di dolore strappato ai compagni universitari nel 1903 dalla brutalità teutonica.

Dopo, fu a Vienna dove poté visitare numerose biblioteche ed accademie, vecchie dame decadute dormenti lungo le sponde del Danubio, all’ombra dell’invitta spada di Mattia Corvino. Nello stesso anno sostò nella capitale della Baviera. In questo centro culturale non si limitò ad ammirare le bellezze della città tipicamente moderna, ma cercò di conoscere le bellezze della lingua che stava studiando.

Nel 1929 andò in Svizzera dove ebbe modo di avvicinare persone di studio, come fece a Zurigo, a Losanna e a Ginevra, il grande centro di attività politica internazionale d’Europa. Coll’ausilio di questo primo materiale linguistico un po’ inorganico ed informe, che risentiva di un’entusiasmo troppo affrettato, attese a diverse pubblicazioni folclorico-linguistiche riferentesi all’Appennino parmense-Pontremolese, e ad altri aventi per oggetto: Riflessi di civiltà romana nell’Asia Minore, Il Mondo poetico di Tagore, Il “dicembre nel folclore pontremolese, Sopravvivenze lunigianesi di antiche canzoni lombarde, Neapolitan Gypsy marriage rite ect. Di queste pubblicazioni il prof. Sorrento nel fascicolo dedicato al Pasquali, ne elenca 24 con le indicazioni delle riviste e con l’anno di pubblicazione. In un elenco presentato per lalibera docenza se sono elencate 103. Il Sorrento aggiunge in appendice i titoli di numerosi lavori inediti, parte dei quali furono presentati al IV Congresso delle Arti e Trad. Popolari a Venezia. A distrarlo da questo intenso lavoro, a cui devono riferirsi i lontani sintomi del male, che gli spezzò la vita, giunse l’incarico dell’insegnamento di lettere nell’Istituto Magistrale di Pontremoli. Vi restava poco perché vinceva la Borsa di studio per recarsi in Francia. Nella grande metropoli francese ebbe modo di conoscere la tumultuosa vita, che si svolgeva tramite i Boulevards e le Halles nei quartieri di Faubourg e di Saint Marceau, dove il vivace linguaggio di una turbinosa folla di rigattieri e cenciaioli sfoggiava uno scintillio di vocaboli, che gli fornirono materia di studio all’epoca, in cui frequentava l’Istitute de Phonetique della Sorbona, lavorando sotto la guida del prof. Fouchè, il quale ebbe modo di apprezzare l’intelligenza di quel giovane italiano. Altrettanto fecero i professori Rouques, Bloch, Dauzat dell’Ercole des Hautes Etudes. Durante il soggiorno in Francia, non dimenticò mai i sani insegnamenti appresi all’Università del Sacro Cuore, nè smentì mai i principi religiosi fra quel turbinio di folle chiassose di giovani trascinati dalla gioia del lieto vivere in quella città fiammeggiante di cosmopolitismo paradossale.

Dai molteplici ritrovi di studi, trasse quel materiale, che lo rese sicuro nelle ricerche e che gli servì per dare forma solida e organica ai lavori che inviava alle riviste straniere, che si facevano onore di dar loro ospitalità. È il caso di ricordarne alcune delle principali: Neu philologisque Mittulungen di Helsinki, La Rivista de Filologia Espanola di Madrid, il Journal of the Gygisylore Society di Liverpool, Zutschristft fur ect. di Berlino, Neuphilologische Mitteilungen, Zeischrift fur romanische Philologie ed altre di Berlino e Parigi.

Di ritorno dalla Francia nel 1937, prese parte ad un concorso indetto dal Ministero per l’insegnamento della lingua francese classificandosi primo assoluto con una media altissima, che lo distanziava da tutti i concorrenti. Fu destinato al Liceo-Ginnasi di Cagliari e l’anno dopo veniva incaricato dell’insegnamento della glottologia presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Cagliari e dell’insegnamento di lingua e letteratura francese presso la facoltà di Magistero della stessa Università.

Le occupazioni della scuola non gli impedirono di prendere parte a diversi Congressi internazionali all’estero, continuando a dare la sua opera alle diverse società, di cui era membro, quali la “Societè de Linguistique ” di Parigi, la ” Gipsy Lore Society” di Liverpool; il “Centre international de Synthese” di Parigi nonchè la Commissione inter. per gli Atlanti Folcloristici di Nimega e la “Deputazione di Storia Patria” della Lombardia e Liguria. L’inizio dell’ultima guerra gli impedì di recarsi a Colonia, dove era stato chiamato per l’insegnamento della Letteratura italiana, come pure a Lipsia per un corso di conferenze.

“Il nostro Pasquali fu egualmente un giovane di fede scientifica, scriveva di lui il prof. Sorrento, e di fede religiosa che commoveva; ciò può ben dire un Maestro che lo ha conosciuto nel profondo; che, oltre alle opere e agli scritti ricorda al vivo le azioni generose e pronte dello scolaro”.

La luce, che portava nel cuore e nell’intelligenza, si spense proprio in quel mattino della vita che egli vedeva spuntare da lontano. Il male che lo insidiava si fece minaccioso, e, al suo insigne Maestro, col quale si trovò a Venezia nel settembre del 1940 per il Congresso delle arti etc., non nascose le sue preoccupazioni, e con la rassegnata tranquillità che gli veniva dai suoi sentimenti cristiani gli disse: mi rimetto nella mani di Dio! e sostenuto da questo pensiero rientrò nella sua casa all’Annunziata. Mentre il male continuava a vibrare colpi spietati, trovò conforto solo in quella fede, che gli fece rivedere col pensiero la Madonna, che aveva invocato sotto le gotiche arcate di Notre-Dame e nel celebre Santuario di Ensiedeln, nella fastose cattedrali di Colonia e di Vienna, convinto, che Essa, dal nativo Santuario della SS. Annunziata, gli sarebbe venuto incontro con un miracolo. Ma così non fu. Si spense mentre all’orizzonte la luce del mattino, nella esuberanza dei suoi colori, faceva presagire un più luminoso meriggio, che sarebbe salito come preghiera a Dio, nelle cui mani è il debole germoglio dei fiori e la forza dell’elce, che sfida la folgore nel fragore della tempesta.

Pasquale Pasquali, Pietro Settimio Pasquali, Tip. Artigianelli