Lorenzo Pinotti nasce il 1° gennaio 1922 a Cargalla, dove trascorre l’infanzia con la madre, Mercedes. Frequenta la scuola fino alla quarta elementare, poi si dedica al lavoro nei campi per aiutare la famiglia.
Viene chiamato alle armi il 21 gennaio 1942 e assegnato al 2° Reggimento Artiglieria della Divisione Acqui. Dopo l’addestramento, concluso il 20 aprile, viene trasferito al 103° Gruppo mobilitato e il 20 giugno parte in treno per la campagna di Russia.
A causa di un ritardo strategico tedesco nella ripresa delle operazioni, sospese per l’inverno, i sovietici hanno il tempo di riorganizzarsi, rafforzando i punti nevralgici con nuove divisioni. Nei pochi mesi di clima favorevole, gli eserciti dell’Asse ottengono qualche successo, ma la resistenza ad oltranza a Stalingrado, l’uso di nuovi carri armati sovietici e l’anticipo dell’inverno, già tra settembre e ottobre, permettono all’Armata Rossa di pianificare devastanti controffensive.
L’offensiva finale si scatena a metà gennaio 1943. L’Armata Rossa travolge il fronte e inizia un accerchiamento sistematico. I soldati italiani, male equipaggiati e stremati, si ritirano a piedi per centinaia di chilometri, senza cibo, con temperature fino a -40°C. Vengono costantemente attaccati da partigiani e aerei sovietici. I bordi delle strade sono disseminati di cadaveri congelati. Chi riesce ancora a camminare viene spesso mitragliato dall’alto.
Il 26 gennaio, nella battaglia di Nikolaewka, si decide il destino dei superstiti: con la forza della disperazione, i nostri riescono a sfondare l’accerchiamento e aprirsi un varco verso Sebekino, ancora in mano tedesca. Dei 61.000 soldati del Corpo d’Armata Alpino in marcia il 16 gennaio, più di 40.000 risultano dispersi, morti o prigionieri al 31 gennaio.
Lorenzo è tra i pochi che riescono a salvarsi. Sfinito ed emaciato, raggiunge le retrovie italiane. Dopo alcune settimane di recupero, il 3 maggio 1943 parte per il viaggio di ritorno e arriva in Italia, a Vipiteno, l’11 maggio. Ottiene sei settimane di convalescenza e rientra in servizio il 22 giugno.
Nel frattempo, anche gli altri fronti vedono rovesci pesanti. In Nord Africa, le forze italo-tedesche vengono sconfitte, e gli Alleati iniziano a pianificare lo sbarco in Europa, che avverrà a breve in Sicilia. Il 25 luglio Mussolini viene destituito dal Gran Consiglio e arrestato; il re affida il governo a Badoglio, che tratta in segreto la resa con gli Alleati. L’Armistizio viene annunciato l’8 settembre. Re, governo e vertici militari abbandonano Roma e fuggono a Brindisi, lasciando l’esercito nel caos.
Nel disordine generale, Lorenzo riesce a tornare a casa.
Nei mesi successivi, i tedeschi – ora occupanti – iniziano la costruzione della Linea Gotica, una potente linea difensiva nell’Appennino per fermare l’avanzata alleata, ormai sbarcata anche ad Anzio.
Lorenzo, dopo aver già pagato un tributo altissimo in Russia, sceglie ora di contribuire attivamente alla liberazione dell’Italia dalla presenza nazifascista. Il 9 settembre 1944 entra nella clandestinità e si unisce alla 3ª Brigata Beretta come combattente partigiano. Assume il nome di battaglia “Ciccio” e ricopre il ruolo di Vice Comandante di Distaccamento.
La Brigata Beretta opera sui versanti tosco-emiliani dell’Appennino, presidiando in particolare la strada statale della Cisa, un’arteria fondamentale per i rifornimenti, a pochi chilometri dalla Linea Gotica e dalla città di Pontremoli.
La Beretta sarà tra le prime formazioni partigiane ad entrare in città il giorno della Liberazione, restituendo la libertà a un territorio per lungo tempo oppresso dalla violenza straniera e dal giogo del regime.
Per la compilazione dell’articolo ci si è avvalsi della consultazione del Foglio Matricolare conservato presso l’Archivio di Stato di Massa e delle informazioni presenti nella sezione ANPI di Pontremoli