QUANDO LA STORIA TORNA ALLE ORIGINI

Laura Bocchi: da Montevideo a Grondola, nel paese dei bisnonni
Laura Irureta Goyena Bocchi a Pontremoli, tra Caterina Rapetti del Comitato Esecutivo del Consiglio dei Toscani all’Estero e la cugina Liliana Musetti, qui con il marito
La foto tratta dal libro “Archivi Familiari” che mostra, seduti in primo piano, i bisnonni di Laura, Rachele Musetti e Lorenzo Bocchi, partiti da Grondola per l’Uruguay alla fine dell’Ottocento e qui ritratti a Montevideo con i famigliari

Si chiama Laura Irureta Goyena Bocchi, ha 28 anni, si sta laureando in giurisprudenza all’Università di Montevideo e intanto lavora in uno studio legale; è una giovane dell’Associazione “Figli della Toscana”, attiva ormai da alcuni anni in Uruguay, fondata dai discendenti di coloro che tra la fine dell’Ottocento ed i primi decenni del Novecento hanno attraversato l’oceano e si sono stabiliti nel piccolo paese stretto fra Argentina e Brasile; in tanti affondano le radici in Lunigiana e nel pontremolese in particolare.

Come “tradisce” il cognome Bocchi preso dalla madre Rachele Angela, le origini di Laura si trovano a Grondola, da dove in tanti partirono per il Sudamerica; una strada seguita anche dai bisnonni Lorenzo Bocchi e Rachele Musetti che avevano lasciato il paese nell’ultimo decennio dell’Ottocento; a Montevideo era poi nato nonno Lorenzo ed è proseguita una storia familiare che già è stata in parte raccontata da Caterina Rapetti nel libro “Archivi Familiari”, dov’è la fotografia che ritrae Lorenzo e Rachele, ormai avanti negli anni, con i figli. Una storia che ora, dopo oltre un secolo, torna a valicare l’oceano quasi volesse essere completata con le vicende di quelle radici trapiantate così lontano. La storia di una famiglia, una per tante, che ritorna grazie al viaggio a ritroso di Laura, che in questi giorni è in Toscana per frequentare gli impegnativi corsi di Italiano organizzati dall’Università di Siena dalla Regione a favore dei giovani toscani all’estero.

Un’opportunità anche per approfondire la conoscenza della lingua dei bisbonni alla quale Laura si è avvicinata grazie ai corsi che sono durati cinque mesi che l’Associazione ha promosso a Montevideo; in famiglia la lingua arrivata da Grondola si era ben presto persa per lasciare il posto allo spagnolo. Anche Laura aveva sentito parlare solo la lingua ufficiale della piccola nazione uruguayana, rafforzata dalle origini basche di papà Josè.

Per Laura questo breve soggiorno in Italia è pieno di sollecitazioni, scoperte e sorprese: Siena, Pisa, Lucca, Volterra, San Geminiano, Firenze, Roma e Venezia sono state alcune delle mete comprese nel programma del soggiorno, ma – assicura – l’emozione più grande è stata quella di salire lungo la strada tortuosa che arriva a Grondola, domenica scorsa, alla scoperta di di quel piccolo paese che nei racconti dei bisnonni, tramandati oralmente attraverso tre generazioni, era diventata quasi una città. Poche decine di abitanti, dove la lingua più parlata, in questi giorni di rientro è l’inglese; ma a Laura è piaciuto tantissimo, ancor più di Siena – come ci garantisce in un italiano sorprendentemente fluido e corretto – dove le strade strette fra le alte facciate delle case sembrano fatte apposta per togliere il respiro a chi proviene dai grandi spazi aperti delle città e delle campagne sudamericane.

A Grondola c’ è stata anche la sorpresa di trovare, fra le lapidi del cimitero, quella con i nomi dei trisnonni, Teresa Magnavacca e Antonio Musetti, emigrante a sua volta con i suoi soggiorni stagionali in Corsica alla metà dell’Ottocento. Una visita breve, forse il preludio ad un possibile ritorno, in un prossimo futuro, magari insieme alla sorella minore che ceramista, come la mamma, ha una grande passione per l’arte.

Per il momento, chiusa la parentesi senese, Laura tornerà in Uruguay, a cercare di dare il proprio contributo al futuro di un paese che soffre di una crisi economica aggravata da quella del proprio partner per eccellenza, l’Argentina. Terre che nel passato hanno accolto milioni di nostri connazionali e che oggi diventano sempre maggiormente paesi di emigrazione dai quali sempre più giovani partono verso gli Stati Uniti e l’Europa (soprattutto la Spagna e l’Italia).

Tratto da Il Corriere Apuano