QUEL CIPPO A SALARDI E LA STORIA SCONOSCIUTA DI CHI CREDEVA IN UN’ITALIA LIBERA

“Il 9 giugno 1945 qui cadde vittima di un incidente automobilistico Salardi Ermano. Attese ansioso e fiducioso il trionfo della giustizia sociale nell’Italia di domani”. Così è scritto sul piccolo cippo marmoreo sul muretto del secondo tornante della stradicciola che si stacca dalla statale della Cisa a monte del ponte sul torrente Magriola e conduce al borgo di Mignegno. Ma chi fosse Salardi forse ben pochi lo hanno mai saputo. Più che dalle parole qualcosa si sarebbe potuto capire dalla falce e martello scolpita sulla stele. Era un antifascista che qui c’era venuto solo a morire e – sono tra le sue ultime parole – di “una morte stupida”. Nato a Mantova il 4 novembre 1907 , a metà degli anni ’20 si trasferisce a Milano per lavoro con la famiglia e, come il padre, è impegnato in riunioni clandestine e un intensa attività cospirativa. Trova lavoro alla delegazione commerciale sovietica e impara con con buona facilità il russo. Suo padre viene arrestato, lui si trasferisce a Genova: denunciato da una spia dell’ Ovra, è condannato a trent’anni e incarcerato a Marassi, nel 1937. Conosce le carceri fasciste di mezz’Italia: Fossano, Saluzzo, Castelfranco Emilia, Civitavecchia ( 18 mesi di isolamento), San Gimignano. Nell’Agosto del 1943 il governo Badoglio decreta la liberazione dei prigionieri politici ma a lui il decreto non viene applicato. Viene liberato in disastrate condizioni di salute, dalla 23a Brigata Garibaldi nel 1944; si ristabilisce e partecipa alla lotta partigiana. Rimane ferito gravemente alla testa, ma è operato e guarisce; i compagni gli regalano un certificato di nascita: ” Tu sei nato oggi una seconda volta”. Lavora a Pisa, alla federazione del PCI. Il 25 aprile 1945 l’Italia è ufficialmente libera. Ai primi di giugno raggiunge Milano in macchina con un amico e riabbraccia la famiglia dopo 8 anni, di cui sette in carcere. Il 9 giugno riparte per Pisa: alla guida della vettura questa volta c’è lui. Al termine della discesa dal Passo della Cisa, proprio all’ultima curva della statale, l’incidente: la macchina sbanda e precipita nella scarpata. Dopo tre ore di agonia Ermano muore. Aveva 38 anni. E’ sepolto nel cimitero del Musocco, tra i partigiani. Milano gli aveva intitolato una Sezione del PCI, Mantova un Circolo Arci che ha curato una breve biografia dalla quale sono state tratte queste brevi note. Poco fuori Pontremoli è un piccolo cippo da guardare con occhi diversi: ricorda un uomo che per la giustizia sociale nell’Italia libera ha subito il carcere, le persecuzioni e le mostruose ingiustizie di un’Italia serva.

Antonio Zanni, Il Corriere Apuano