QUELLA CASSETTA DELLE MERAVIGLIE

“Partì come un merciaio di Lunigiana…”.

Il contenuto della cassetta da ambulante di Agostino Ghironi

è quella che Agostino Ghironi aveva nascosto e “dimenticato” nella casa di Groppoli. Ritrovata ora dai nipoti, conserva come uno scrigno il campionario della merce da vendere di porta in porta

Mi è sempre piaciuta quella poesia di Eugenio, scritta per la scomparsa del nostro poeta Ceccardo Roccatagliata Ceccardi, nella quale paragonava la sua vita avventurosa a quella dei nostri venditori ambulanti: “Sotto questo umido arco dormì talora Ceccardo / Partì come un merciaio di Lunigiana…”
Quegli uomini, camminando quasi sempre a piedi, di casa in casa, di paese in paese, con il loro arrivo animavano la vita delle case isolate e delle piazze dei piccoli paesi. Erano accolti con simpatia, perché portavano spesso novità di fatti accaduti lontano, anche se era poca la merce che custodivano in quella cas­setta portata a tracolla. Avevano una cassettiera con cin­que tiretti che contenevano elastici, aghi da cucire, spille da balia di ogni dimensione, piccola chincaglieria, rocchetti di filo, cordoncini per scarpe, bottoni.
Ma una recente scoperta ha smentito la mia convinzione sulla pochezza della mercanzia, perché la cassetta di Agostino Ghironi era un incredibile bazar di meraviglie. Agostino, classe 1906, era nato a Stazzone di Bagnone e in realtà si chiamava Augusto: da giovane era stato carabiniere, ma diventato padre da giovanissimo dovette lasciare l’arma, così lavorò i campi e fece anche il venditore ambulante.
Dopo tanto girovagare accadde che, quando scoppiò la seconda guerra mondiale e fu richiamato alle armi, lui il suo ricco bazar di merce varia lo nascose nel cassone del grano nella sua casa di Tresana, riuscendo a non partire, perché aveva quattro figli da mantenere. Terminata la guerra, cessò di fare l’ambulante, si limitò a coltivare i campi, stavano cambiando tempi e abitudini, anche nel commercio.

Ambulanti di Groppoli in Francia negli anni trenta del Novecento

Per chissà quale mistero la cassetta la lasciò lì, abbandonata, non la svuotò e in famiglia del fatto non se ne parlò: nessuno tra la gente di casa mai volle sapere il perché di quella scelta, mai volle chiedere di usare qualcosa di quel che conteneva. Lì, nel fondo di quel cassone, l’hanno ritrovata, decenni dopo la sua morte, la figlia Mariuccia e il nipote Claudio, ed è Claudio che me l’ha aperta, un cassetto dopo l’altro e ho visto stupefacenti oggetti risalenti a quasi cento anni fa: cose d’uso comune che accontentavano bisogni e desideri di donne e uomini, perché Agostino portava cose utili, ma anche “gingilli” per piccoli piaceri.
C’erano, in quei cassetti, orecchini con perline di vetro e anelli con finti smalti e altri con il volto severo di Mussolini e svastiche, di moda nel ventennio, poi spilloni per capelli, decorati, da signora, e porta cipria con specchietto. Profumo soave di lavanda e Brillantina Aurora per l’uomo di casa, e poi i saponi, tanti, anche la Saponetta Giapponese specifica per calzolai e sarti, al puro olio d’oliva.
Per tutta la famiglia, il Rabarbaro San Pellegrino, i lucidi per scarpe Agar, le boccette di generica Acqua di Chinino. Ancora: Tintura Nero Stige per calzature e cuoio, refi, elastici, bottoni, fermagli, spille, pettini, dentifricio, cintura, matite per scolari, anche un occhiale pince-nez e un orologio. Tutto ancora in perfetto ordine, così come Agostino lo mostrava alla clientela con il suo eloquio che mi dicono era convincente, con l’animo di un vero commerciante, tanto che da anziano non rinunciò mai a vendere uova o quel che produceva nei campi.
La cassetta i nipoti Claudio, Annarita e Cinzia la custodiscono con cura e affetto perché sanno quanta strada deve aver fatto sulle spalle il loro nonno Agostino, da Tresana per tutta la Lunigiana.

Riccardo Boggi, Quella cassetta delle meraviglie, il Corriere Apuano, 23.5.2026