QUELLA CHIESA CHE DA VENT’ANNI (ORA QUARANTA) ASPETTA DI ESSERE RIAPERTA

La parrocchiale di Patigno dal 1982 sta muta e chiusa per grave rischio frane
La chiesa parrocchiale
Il Campanile

Il recente consulto ( NDR: 2004) tenuto fra ingegneri e geologi, incaricati dal Comune di Zeri e dalla parrocchia per cercare di salvare la chiesa di San Lorenzo a Patigno da crollo per frana ha riportato all’attenzione dell’opinione pubblica un edificio che ha storia di lontana data. La documentazione più antica era in carte dell’archivio parrocchiale purtroppo distrutto dai Tedeschi nel rastrellamento del 3 e 4 agosto 1944, che incendiarono anche la canonica, rasero al suolo l’oratorio di Santa Barnaba databile ai secolo XVI-XVII e danneggiarono gravemente il cimitero e la sacrestia.

Dal Liber Chonicus redatto da don Enrico Lorenzelli la data più antica di esistenza della chiesa è il 1557. Ma esisteva un altro archivio parrocchiale che fu pure perso per incendio; c’è poi la tradizione popolare che dice che la parrocchia di Patigno era sotto il titolo di pieve, che i morti delle valli di Zeri venivano portati per la sepoltura a Suvero, poi a Sorano di Filattiera e poi ancora a Pieve di Saliceto. Il territorio dei diversi borghi raccolti nel nome collettivo di Zeri fu possedimento dell’Abbazia di Brugnato, sede di diocesi. La prima chiesa dedicata a San Lorenzo era stata forse edificata nella depressione valliva tra Patigno e Noce in località ora detta Lagaccio, inghiottita poi da una voragine. Scavi successivi fecero recuperare in quel sito una campana rimasta intera con incisa la data 1402 e la dipendenza da San Pietro di Pontremoli. Una nuova chiesa fu fatta più in alto dove ora è il cimitero, era orientata con facciata sull’attuale piazza, è censita negli Estimi di Brugnato del 1451 ma anche in quelli della diocesi di Luni-Sarzana del 1470-71 come cappella della pieve di Saliceto ( la duplice attribuzione si spiega con il fatto che fino a tutto il Quattrocento varie cappelle continuavano a dipendere dalla pieve di provenienza). Durante gli scavi per la costruzione della strada nel 1947 furono trovate in loco tombe e resti umani ossei.

La seconda chiesa di Patigno rovinò dopo circa due secoli di vita e ci volle tutto l’impegno dei fedeli di Patigno e di Noce per trovare il luogo e i soldi per ricominciare da capo. Alla fine non si rinvenne terreno più praticabile di quello prossimo alla chiesa crollata e nel 1784 fu iniziata la costruzione della prepositurale attuale e finita nel 1786. Per prevenire crolli e lesioni furono gettate fondamenta speciali, con murature profonde e incrocio a rete.

Fu fatta una chiesa grande di circa 500 mq. In linee prevalentemente romaniche, a tre navate divise da pilastri in arenaria lavorata, coperta a volta , con coro spazioso con stalli di legno di noce ornati, l’abside a catino. Sei altari in muratura e stucchi furono costruiti sulle pareti e in testata delle navate laterali, altare maggiore colorato a uso marmo, pavimento in lastroni di arenaria levigata, copertura del tetto a lastre arenariche a forte spiovente. La facciata fu arricchita da un bel portale scolpito, in stile romanico con archi aggettanti, lesene e capitelli. Un cornicione la divide orizzontalmente in due zone, quella in alto con forme barocche. Un vaso piazzale antistante è collegato a contrafforti sotterranei per evitare il sempre incombente rischio di slittamenti.

Purtroppo la paure erano fondate, le preoccupazioni architettoniche non impedirono cedimenti e lesioni per cui furono sempre necessarie periodiche riparazioni. Un colpo particolarmente grave fu provocato dal terremoto del 7 settembre 1920, la chiesa fu chiusa come pure la canonica e l’oratorio di San Barnaba. Nell’elaborazione dei progetti per un radicale restauro, ci fu tra i tecnici chi propose di costruire una nuova chiesa in altro luogo di Patigno e insieme restaurare anche l’oratorio dello Spirito Santo a Noce e celebrarvi la Messa per i fedeli di quella frazione. Ma alla fine la decisione fu quella di riparare la chiesa lesionata, un restauro importante della chiesa e della canonica fu fatto tra il 1938 ed il 1943 e la chiesa prese nuovo aspetto. Il soffitto a volte fu tolto per alleggerire il peso, cordoli e trabeazioni in cemento armato furono messi a legare le parti. A circa 20 m. a monte dell’abside fu scavato un fossato orizzontale per il deflusso delle acque. Riparate le pareti laterali, rifatti gli altari, il pavimento nuovo in lastre di marmo. Ma le lesioni non si sono fermate perchè il terreno continua a cedere.

Nel 1980 e nel 1981 il parroco don Roberto Cavellini inviò telegrammi al Provveditorato della Opere Pubbliche della Toscana, al Prefetto e al Genio Civile di Massa per chiedere un sopraluogo ed un intervento sulla chiesa, visto il forte recente cedimento con conseguente caduta anche di pezzi di soffitto e rottura di un architrave della navata. A fine aprile arrivarono i funzionari del Genio Civile e della Sovraintendenza di Pisa che presero atto del dissesto e della pericolosità. Il 29 maggio 1981 fu inviata relazione sulle origini e sulle condizioni della chiesa. si rileva che il cedimento maggiore è sui due lati della chiesa , all’altare e alle due sacrestie. Si ritiene che i guai siano causati da forti vene d’acqua profonde a monte. Concordi con l’analisi del parroco sono il Dirigente del Genio Civile ed il Prefetto che nel novembre 1981 inviano due lettere in cui dichiarano che il ripristino dell’edificio, oltre che eccessivamente costoso, non ne garantirebbe la stabilità e pertanto ritengono opportuno che sia edificata nuova chiesa in altra zona, con diverse caratteristiche geologiche. Il 28 ottobre 1981 si tiene una riunione a cui sono presenti il vescovo G. Fenocchio, il vicario generale don L. Farfarana, i sacerdoti R. Cavellini, E. Borrotti, G. Sperindè, F. Cavellini, il Sindaco di Zeri E. Monali, l’ing. Cerutti, il geom. Tondin e i parrocchiani Luigi Nadotti, Giacomo Scolari, Pellegrino Conti, Domenico Bornia e viene deciso di costruire altrove una nuova chiesa. Sono proposti due siti: la Costa o il terreno della parrocchia in cima al paese. Si opta per la Costa, in terreno di Virginia Borrotti che dichiara di colerlo donare. Nell’assemblea generale dei parrocchiani del 22 novembre 1981 quasi tutti sono favorevoli a scegliere il sito della Costa, alcuni di Noce sono contrari vista l’aumentata distanza dal loro paese.

D allora il problema è sempre lì irrisolto: la nuova chiesa non è stata fatta e la vecchia è sprangata. Ora la nuova amministrazione e il parroco hanno rimesso in moto la questione (ndr: anno 2004), hanno commissionato un rilievo tecnico e geologico in vista della decisione da prendere. Fra le proposte c’è quella di riedificare integralmente la chiesa , alleggerendone la struttura con l’impiego di nuovi materiali; interventi di palificazione e ingabbiatura e il mantenervi appoggiata la facciata settecentesca esistente.

Maria Luisa Simoncelli, il Corriere Apuano, 9 ottobre 2004