QUELLA NEVE CHE NON SI SCIOGLIE, NEL SEGNO DELLA VERGINE MARIA

L’Esquilino imbiancato il 5 agosto e la costruzione della Basilica di S. Maria Maggiore. In Lunigiana una devozione ancora oggi diffusa in molte comunità

Masolino da Panicale, “Fondazione di Santa Maria Maggiore” (sec. XV)

C’è una neve che non si scioglie. È la neve dell’Esquilino, segno della maternità di Maria e origine di una delle più antiche devozioni: una storia nella quale il dogma incontra la tradizione. Nel 325 il Concilio di Nicea aveva definito la divinità di Gesù, vero Dio e vero uomo. Rimaneva però da chiarire quale fosse il titolo più autentico da attribuire alla Vergine Maria. Fu il Concilio di Efeso, nel 431, a proclamare solennemente Maria la “Theotókos”, Madre di Dio. Una definizione che non riguardava soltanto la figura della Vergine ma custodiva la verità stessa su Cristo, Figlio di Dio fatto uomo.
Dopo il Concilio di Efeso, a Roma papa Sisto III volle dedicare alla Madre di Dio una grande basilica sull’Esquilino: è l’attuale Basilica di Santa Maria Maggiore, la prima chiesa d’Occidente dedicata alla Vergine con questo titolo. È conosciuta anche come Basilica Liberiana perché sorse dov’era già una basilica fatta costruire da papa Liberio presso il Mercato di Livia.
Secondo la tradizione, all’origine della festa vi sarebbe un evento prodigioso: un patrizio romano, desideroso di offrire i propri beni alla Vergine, avrebbe ricevuto in sogno l’indicazione di costruire una chiesa dove Maria avrebbe segnato con un prodigio. Nella stessa notte anche papa Liberio avrebbe avuto la medesima visione e, al mattino, il colle Esquilino sarebbe apparso ricoperto di bianco. Il papa avrebbe così tracciato sulla neve il perimetro della nuova chiesa. Alcuni ritengono che quel fenomeno fosse dovuto a un eccezionale accumulo di grandine, considerando la collocazione nel mese di agosto e il clima romano.
Ogni anno, il 5 agosto, Santa Maria Maggiore rinnova quella memoria con una celebrazione particolarmente suggestiva. Durante il canto del Gloria nella Messa solenne e del Magnificat ai Vespri, una pioggia di petali bianchi scende dalla volta della basilica, evocando ancora oggi la neve miracolosa.
Santa Maria Maggiore è legata anche alla storia degli emigrati lunigianesi: la vicinanza con via Giolitti, dove per lungo tempo lavorarono numerosi ambulanti di Succisa, la fece diventare “chiesa dei succisani”.

La facciata del Santuario della Madonna della Neve in loc. Gaggio a Podenzana

Se Roma custodisce la memoria del prodigio, la Lunigiana custodisce il cammino della devozione.
Il santuario del Gaggio, a Podenzana, posto in una posizione panoramica dalla quale lo sguardo abbraccia le valli dell’Aulella, del Taverone e parte del fivizzanese, è uno dei luoghi più importanti dedicati alla Madonna della Neve. Fino a pochi decenni fa, secondo la memoria tramandata dagli anziani della Pieve di Saliceto, la festa era occasione di un vero pellegrinaggio: si scendeva fino ad Aulla in treno e poi si saliva a piedi verso il santuario del Gaggio. Dopo la celebrazione si faceva ritorno alla propria comunità per i Vespri.
E questa devozione continua ancora oggi, seppur con forme diverse, proprio nella comunità della Pieve di Saliceto, dove nel giorno della Madonna della Neve si rinnova l’antica tradizione del pagamento della confraternita, memoria di una religiosità popolare che per secoli ha accompagnato la vita della comunità. Un oratorio è dedicato alla Madonna della Neve a Virgoletta, mentre la Vergine è venerata come patrona a Parana di Mulazzo e a Monte de’ Bianchi di Fivizzano.

L’immagine della Madonna col Bambino nell’abside della Pieve di Saliceto a Pontremoli

Anche Collesino di Bagnone custodisce questa devozione. Non è forse un caso che due delle comunità poste alle quote più elevate dell’antica diocesi di Pontremoli, Parana e Collesino appunto, abbiano scelto proprio il titolo della Madonna della Neve: lassù, dove il clima è più rigido e il rapporto con la montagna più forte, questo nome doveva apparire particolarmente vicino alla sensibilità della gente.
La collocazione della festa nel cuore dell’estate ha favorito il carattere comunitario perché agosto riunisce anche quanti vivono lontano, i “Barsan”. Forse è proprio questo il miracolo più grande della Madonna della Neve: non soltanto il bianco apparso su un colle di Roma ma la capacità di una tradizione di attraversare i secoli senza perdere il proprio calore.
La neve dell’Esquilino continua a cadere nei petali bianchi di Santa Maria Maggiore, la stessa neve idealmente ritorna sui sentieri che salgono al Gaggio, nelle chiese della Lunigiana, nelle voci degli anziani che raccontano antichi pellegrinaggi e nei passi di chi ancora oggi torna per la festa del proprio paese.
È una neve che non si scioglie: perché non appartiene al tempo delle stagioni ma a quello della memoria. E finché un popolo continuerà a ritrovarsi davanti a Maria, chiamandola Madre di Dio e delle proprie comunità, quel bianco continuerà a raccontare una storia di fede, di appartenenza e di radici.

Fabio Venturini, Quella neve che non si scioglie, nel segno della Vergine Maria, in Il Corriere Apuano, 1 agosto 2026, p. 7