RICORDANDO MONS. LORENZO MAESTRI – PROPOSTO DI FIVIZZANO

Leggemmo, a suo tempo, la luttuosa notizia della scomparsa di don Dante Maestri, avvenuta il 22 luglio scorso, In seguito, su questo stesso settimanale, leggemmo anche, nel numero di sabato 1° settembre, il testamento spirituale del medesimo ed un affettuoso ed accorato articolo in cui sono rievocate le belle doti di sacerdote e di uomo, scomparso a 60 anni, in un modo così impensato, quando le sue forze fisiche promettevano ancora lunghi anni della sua preziosa attività.

Questo fatto ci fece ricordare il lontano zio del povero don Dante, cioè mons. Lorenzo Maestri, che fu proposto di Fivizzano, un sacerdote pio, zelante, fermo nella fede, battagliero e pieno di energia.

Era nato a Gravagna, il 10 agosto 1848 e prese possesso della Prepositura di Fivizzano nel 1895, essendo allora vescovo a Pontremoli Mons. Alfonso Maria Mistrangelo.

Era l’anno in cui si celebravano i superbi festeggiamenti per il III Centenario dell’Apparizione della nostra Madonna, la B. Vergine della Adorazione, detta anche Madonna di Reggio.

Si era alla fine della Novena, predicata dal celebre oratore mons. Andrea Scotton, la chiesa era tutto uno splendore di luci, di ori e di argenti, per i ricchi drappi che l’adornavano. In mezzo a questo generale tripudio il nuovo proposto, cioè il nostro don Lorenzo Maestri, faceva trionfale ingresso nel tempio, introdotto dal rev.do don Ambrogio Angeli, a ciò delegato dalla curia vescovile di Pontremoli.

Non ci indugeremo a parlare di quelle indimenticabili feste; solo ci piace riportare l’ispirata iscrizione , appesa fuori dal tempio e dettata da Mons. Mistrangelo, che, come il nostro Vescovo attuale, era un letterato: iscrizione ammonitrice e valevole anche oggi.

Dalla città e dal Tempio – in cui da tre secoli – Ti piacque sedere Regina di Misericordia – a larga mano dispensa – o Taumaturga Vergine dell’Adorazione – grazie e conforti – ai figli – che non degeneri nella fede degli avi – inneggiando alla Tua pietà ed alle Tue glorie – guardando commossi e fidenti – al sempiterno Lume della loro Stella proteggitrice Maria”.

Sotto buoni auspici, dunque, mons. Maestri iniziò il suo apostolato, ma non tardarono le nubi ad offuscare tanta serenità. Serpeggiava già per Fivizzano un vento di ribellione portato da nuove dottrine, che andavano sempre più crescendo. In quest’atmosfera accade un fatto, che non avrebbe dovuto sollevare nessun problema. E invece…..!

In quei giorni era deceduta in Fivizzano una villeggiante di fede protestante e bisognava darle estrema sepoltura. Seppellire i morti è un’opera di misericordia e la nostra Misericordia ritenne suo dovere di prestarsi all’uopo. Nulla di male. Ma il male fu sollevato da alcuni fanatici, imbevuti di strane teorie. Infatti il Proposto non si rifiutò certo che avvenisse il seppellimento, ma questo doveva essere fatto in forma civile, perché tutti i segni esteriori erano a questa forma diretti, come l’intervento del Pastore protestante. Nulla, dunque, sarebbe avvenuto se fosse stato seguito questo saggio consiglio. Invece prevalse la decisione di coloro che vollero il trasporto con tutti i segni esteriori dell’Arciconfraternita: una sfida aperta all’Autorità ecclesiastica, tanto più che intervenne buona parte della popolazione.

Tutta la cittadinanza era tesa: da una parte e dall’altra affiorava un risentito malumore: un vero stato di guerra!

Mons. Proposto si affrettò allora ad informare la Curia di quanto stava avvenendo. Qui dobbiamo aprire una parentesi; nel giugno del 1899 Mons. Alfonso Maria Mistrangelo era stato elevato alla Sede Arcivescovile di Firenze ed a lui successe, nel settembre dello stesso anno, Mons. Angelo Fiorini cappuccino, uomo insigne per scienza, modestia e pietà, forte tempra di cattolico.

Venuto a conoscenza di quanto successo a Fivizzano e dell’arroventato seguito che colà esisteva, mise subito in opera tutta la sua carità paterna e pastorale, per ridurre le menti alla ragion, e venire ad un accomodamento che, fermi restando i diritti della Chiesa, salvasse la dignità delle due parti. Tutto ciò non valse a nulla; gli attriti si protrassero per anni ed anni, si giunse persino al punto che sembrava dovesse mandarsi ad effetto l’interdizione della Chiesina della Misericordia, quando, finalmente, in mezzo ad un generale giubilo l’accordo venne e la pace ritornò nella cittadina. Si pensi però alle sofferenze del povero mons. Maestri, durante un così lungo periodo di tempo.

Ma le pene del nostro Monsignore non furono tutte qui: intrecciate alle prime vi era la propaganda sovversiva, che sconvolgeva buona parte della popolazione. Dovette perciò lottare strenuamente, per arginare il male, che ne derivava. La cittadina divenne palestra di frequenti comizi, tenuti anche dai maggiori calibri del Socialismo.

Eppure, in mezzo a tanti contrasti, a tante ostilità, a tanta guerra, egli non trascurò mai il suo gregge, al quale fu tutta rivolta ed anche più intensa, la sua cura pastorale.

Curò molto le vocazioni, ritenne gli studenti del Seminario di Pontremoli suoi figli spirituali, anche se alcuni presero poi le vie del mondo. Allora il Seminario di Pontremoli era fiorentissimo. Bisognava assistere all’uscita per la consueta passeggiata pomeridiana, per avere un’idea della sua efficienza. Noi abbiamo ancora presente quegli anni ivi passati, che, a differenza alcuni altri, noi abbiamo sempre considerato, come i più belli. Durante le vacanze estive, noi di Fivizzano, che eravamo parecchi, eravamo soliti la sera accompagnare il nostro buon Mons. Lorenzo, a passeggio per Fivizzano, e non è a dire quanto egli godesse della nostra presenza, quanto quei momenti fossero i più felici della giornata: era il padre che si trovava con i suoi figli.

Gli anni, però, passavano, e per quanto non fossero molti ed egli di costituzione assai forte, pure tante lotte, tante traversie, tanti dispiaceri non dovevano passare impunemente, così che il 14 novembre del 1910 la sua bell’anima volò al Cielo a raccogliere il premio dei giusti.

La sua modestia apparve anche dalla sua tomba. Volle essere sepolto nel vialetto, che nel cimitero, costeggia il grande porticato, che lo limita al lato nord, perché tutti, passando, potessero calpestarlo. Non pensò invece che al contrario, quella lapide richiamava l’attenzione di tutti, i quali si fermavano a leggere l’epigrafe e a ricordare le sue benemerenze.

Una epigrafe semplice, che però dice tutto dell’uomo e del sacerdote, iscrizione che si ispirò sicuramente ai desideri da lui espressi prima di spirare.

Eccola: “Mentre la pace eterna gode – l’anima eletta – del can. Lorenzo Maestri – Proposto di Fivizzano – che – la vie del cielo – con le opere e la parola – a tutti insegnò – qui – la cara salma – ancora attende – la vota in Cristo”.

Ora, a distanza di tanti anni, zio e nipote si trovano uniti negli splendori celesti, perduti nella visione di quell'”Amor che move il sole e l’altre stelle”.

Il Corriere Apuano, 15 settembre 1979