RICORDO DEL DOTT. ARNALDO GIUMELLI

In occasione dei funerali del compianto cav. dott. Arnaldo Giumelli, svoltisi con grande partecipazione di popolo nel pomeriggio del 4 novembre u.s. nella chiesa parrocchiale di Baselica di Guinadi, il M. R. don Tonino Cocchi ha tenuto l’elogio funebre dell’estinto pronunciando il discorso che di seguito pubblichiamo:

Dopo oltre cinquant’anni di permanenza in mezzo a noi, Arnaldo Giumelli, il nostro dottore, ci ha lasciati nel dolore e nel pianto: questa chiesa che tante volte l’ha visto presente tra i suoi figli migliori, oggi accoglie la sua salma e tutti noi venuti in questo luogo sacro per dare non solo l’estremo saluto ad una persona stimata e amata per la sua opera benefica a vantaggio di tutti, senz’alcuna distinzione, ma anche per innalzare al Signore la nostra preghiera cristiana di suffragio e di perdono.

Carissimi, guardando la figura del nostro dottore , mi viene alla mente quel passo del Vangelo notto a tutti: “Venite benedetti dal Padre mio, ricevete il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi”. Non ripeteremo mai abbastanza che Dio vuole essere amato nel prossimo, vuole essere aiutato prima di tutto nelle necessità materiali del nostro vicino. Il dott. Giumelli, quale buon Samaritano, ha speso tutta la sua esistenza a favore dei poveri, degli ammalati e del suo prossimo.

Veniva tra queste popolazioni nel lontano 1923, già temprato dai disagi della prima guerra mondiale alla quale aveva partecipato con giovanile entusiasmo e nella quale aveva adempiuto il suo dovere fino in fondo; fresco di studi ma già di esperienza, iniziava tra noi il suo lungo cammino di dedizione e di fatica. Si fa presto oggi a dire Guinadi, a dire Cervara, a dire Braia e Bratto, a nominare tutte le altre frazioni della sua condotta medica. Nessuna delle frazioni era allora servita da strade e telefono. Mancavano ancora del tutto le strade del Bratello, di Cervara, di Baselica, di Grondola, di Succisa. Le chiamate avvenivano a domicilio, i mezzi di trasporto erano scarsi e lui andava a piedi a visitare i suoi ammalati , qualunque fosse il tempo. Prendeva il suo verde ombrello da pastore, se lo metteva dietro il collo, calzava i suoi grossi scarponi e con il bastone saliva e scendeva per le nostre vallate con qualsiasi tempo e stagione.

Tutti noi conosciamo l’ubicazione delle nostre popolazioni e il fatto rilevante che gran parte di esse durante il periodo primavera-estate dimoravano presso le capanne ed i casolari sparsi lungo l’Appennino dalla Cisa al Faggio Crociato. Il progresso sociale e assistenziale ha fatto si che oggi quasi tutte le categorie di cittadini godano di assicurazione e le ospedalità siano generalizzate. Ma fino a ieri solo in casi estremi e quando le condizioni economiche lo consentivano si ricorreva alle prestazioni ospedaliere. Ed allora il medico condotto era tutto: pediatra, ginecologo, ostetrico, infermiere, chirurgo, consigliere igienico e dietetico. Pensiamo per un attimo, al solo campo ostetrico: oggi il 99% delle partorienti si ricovera in ospedale, ma allora tutti i bambini nascevano nelle nostre case in condizioni ambientali che non erano sempre tra le più igieniche e idonee. Ebbene, il dott. Giumelli affrontava il suo lavoro con lo spirito e l’ardimento di un pioniere. Così da allora, con lo stesso entusiasmo, con la stessa passione sino al giorno in cui per l’età ha dovuto lasciare il suo campo di lavoro, il nostro dottore ha percorso in lungo e in largo, di notte e di giorno, col caldo e col freddo, con la neve e con la pioggia, per i poveri e i meno poveri, le nostre vallate con sacrificio e con vera abnegazione.

Ma dove trovava il dott. Giumelli la forza di volontà di perseverare, di continuare, di superare fatiche e disagi? La sua profonda passione e la fede sua adamantina nella professione alimentava la sua energia, sostenevano la sua volontà. Era l’attaccamento che nutriva per la nostra gente povera e semplice ma buona e generosa. La figura vera di questo personaggio “del quale forse si impadronirà anche la tradizione o la leggenda”, è stata delineata magistralmente da un figlio della sua Guinadi, da uno dei “suoi preti”, il Prof. don Mario Castellotti, in un articolo comparso sull'”Eco della Lunigiana” del 25 dicembre 1967, col titolo “Un Giumelli inedito”. In questo scritto, oltre la figura del medico, sono delineate le profonde qualità umane, cristiane e la sua sincera fede di credente. Ne leggo solo qualche riga, è don Mario che scrive: ” Se pur mi illudo, così, d’averne colto un sentimento incognito ai più, riconosco di non aver messo a nudo tutto l’animo del dottor Giumelli. L’impresa tornerebbe disagevole al più illustre psicologo. Per quanto vivo e concreto ne risultasse lo studio , un angolo riposto si sarebbe sottratto all’analisi, un angolo offuscato da un’invincibile malinconia: quella “mestizia rassegnata”, forse che già indusse il Nostro, vent’anni fa, a terminare uno dei suoi rari discorsi ufficiali con un grido inatteso: “don Mario, prega per me!”. Chissà se nemmeno lui saprebbe o vorrebbe formulare la propria diagnosi. Credo piuttosto che preferirebbe, una sera triste, deporre lo stetoscopio, correre in chiesa e, là, triste, confessare a Dio, a Dio solo, i segreti palpiti del suo grande cuore”.

L’ultimo atto di amore per quelli della sua Guinadi l’ha compiuto al momento della sua morte: ha voluto che le sue stanche membra riposassero tra la sua gente , tra quelle popolazioni a cui ha dedicato tutta la sua esistenza e tutta la sua missione di medico e di apostolo. Grazie, dottore, per tutto questo. Grazie per tutti coloro che ci sono stati cari e che lei ha aiutato e curato, per tutti i presenti e i lontani…..”ero ammalato e mi avete visitato, soffrivo e mi avete aiutato, ero nel bisogno e mi avete soccorso”. Cristo tratteggia le linee dell’ultimo giudizio, che tutti ci attende. Esso verterà sull’amore. Alla fine della nostra vita saremo giudicati sull’amore.

In cielo si entra con le mani piene d’amore e di opere buone. Non con belle parole che avremo saputo dire, non con le grandi problematiche che avremo saputo suscitare intorno alla miseria dei poveri e dei bisognosi, ma con i segni autentici di quel servizio d’amore che avremo saputo attuare sull’esempio di Cristo…..E ora accogli, o Signore, quest’anima che sempre ti ha cercato e riconosciuto e trovato nell’ammalato, nel sofferente, nel bisognoso e donale il premio del tuo paradiso.

Il Corriere Apuano, 13 novembre 1976


AUTORITRATTO

L’autore, stimato professionista, valente cultore di musica e di letteratura, esperto uomo di teatro, inarrivabile macchiettista”, ha tratteggiato la propria figura di medico in un'”Epistola al Commendatore” indirizzata al cugino Ugo Giumelli. Ne stralciamo alcuni versi, apparsi la prima volta nel succitato articolo di Mario Castellotti.

Da Bratto a Braia, a Navola, alla Serra

da Cadugo, al Borgallo, a Pian di Valle

e notte e giorno come fossi in guerra

vo camminando su per l’aspro calle,

che l’influenza – mondo birichino!-

mi fa trottare peggio d’un ciuchino.

Dunque tu vedi ben che in tanti inciampi

che mi son capitati a più non posso,

mi convien navigar tra tuoni e lampi,

misero e ripulito fino all’osso,

e certe figuracce debbo fare

per unire la merenda al desinare

Arnaldo Giumelli