RIFLESSIONI E NUOVE IPOTESI SULL’OSPITALE DI MONTELUNGO

La frazione pontremolese di Montelungo nei primi anni del Novecento. Qui venne organizzata la Colonia Montana che affiancò quella Marina.

Su Montelungo e la fondazione monastica medievale che esisteva lungo la strada per e da il passo appenninico, il dott. Massimo Dadà ha proposto riflessioni che aprono prospettive diverse sulla fondazione e sulla localizzazione dell’ospitale di San Benedetto.

Come noto è stato ipotizzato che questa istituzione, così importante per pellegrini e viandanti impegnati nel transitare per il Passo della Cisa (o di Monte Bardone), sia quella citata nella lapide dell’VIII secolo conservata a Filattiera, nella chiesetta di San Giorgio.

Difficile leggere e complesso interpretare l’iscrizione tombale dedicata alla misteriosa figura che, per convenzione, conosciamo come “Leodegar”; Dadà mette in discussione che vi sia un riferimento all’edificio religioso di Montelungo, inoltre solleva ben comprensibili dubbi anche sulla sua collocazione, peraltro oggetto solo di ipotesi.

Non ci sono indicazioni certe e ci si è spesso rifatti alla teoria che l’edificio sia stato distrutto dalle frane che hanno interessato il versante orientale del paese.

Dadà non si avventura in ipotesi azzardate, tuttavia invita a riflettere su due toponimi ancora esistenti sulle carte recenti, ad iniziare dal catasto leopoldino del 1826.

Il primo è “il Palazzo”, edificio noto ed esistente a circa duecento metri ad ovest di Montelungo Inferiore; il secondo è quella località “le Mura” alla quale, nella zona, fanno riferimento i nomi di percorsi (“strada delle Mura”) e piccoli corsi d’acqua (“canale delle Mura”).

Alcune centinaia di metri più a valle dell’abitato, infatti, si trovano i resti di un edificio, ormai quasi del tutto coperto dalla vegetazione infestante di un territorio ormai ben poco frequentato. Una realtà che, come ha scritto Dadà in un importante saggio, può essere “di un qualche interesse storico e archeologico”. Sarebbe davvero interessante approfondirne la conoscenza.

Paolo Bissoli, Il Corriere Apuano, 14.2.2026