S. CROCE (E/O S. PANCRAZIO?), LA PROTEZIONE DEI NEONATI E LA CURA DELLE FRATTURE

I Pipin ( Museo Etnografico della Lunigiana- Villafranca)
Ex-voto a forma anatomica (Museo Etnografico della Lunigiana – Villafranca)

Dei pellegrini che un tempo salivano alla Pieve di Vignola rimane testimonianza nei numerosi e singolari ex-voto, ma non è è possibile stabilire quale fosse la loro provenienza e quale fosse con esattezza il tipo di grazia richiesto. Al culto del titolare della Pieve di San Pancrazio, sembra essersi sovrapposto quello della Santa Croce, fino al prevalere odierno di quest’ultima solennità che, pur ricorrendo oggi in settembre, a Vignola viene ancora celebrata il tre maggio e precede di pochi giorni la solennità di San Pancrazio del 12 maggio.

Una tradizione raccolta dal cronista pontremolese Vitale Arrighi e annotata nei registri parrocchiali, racconta che nel 1896, durante lavori di restauro, venne alla luce l’ara di pietra del tempio pagano che precedette il sorgere della chiesa cristiana; di qui il fiorire della leggenda di idoli pagani distrutti nel rogo, ed il ricordo annuale del passaggi alla nuova fede, mediante un’altrettanto leggendaria distruzione, con un falò, di idoli in legno ricostruiti a scopo rituale.

Per quanto suggestiva questa ricostruzione ci appare alquanto fantasiosa: sembra molto azzardato riconoscere “idoli pagani” in statuette lignee che rappresentavano neonati in culla, di varia dimensione, tanto più che “i pipin” (nel linguaggio locale i neonati) non vengono e probabilmente non venivano distrutti nel fuoco, a prova l’antichità di alcuni di essi, ma deposti, come ancora avviene, ai piedi di un antico e pregevole crocifisso, con probabile funzione di ex-voto.

Oggi i pipìn sono confusi con statuette lignee da presepe e ex-voto anatomici, tanto che è ipotizzabile la presenza di due distinte forme di culto popolare : quello del santo-bambino (Pancrazio) con ex-voto raffiguranti neonati e quello della Santa Croce, probabilmente invocata nella salvaguardia delle fratture agli arti.

Siamo, logicamente, a livello di semplice ipotesi, essendosi la pratica devozionale dell’ex-voto ridotta a sopravvivenza locale e sfruttando gli ex-voto esistenti nella chiesa, confondendo tra di loro le raffigurazioni “rituali” dei neonati con le statue di un antico presepe.

Ancora negli anni ’20 artigiani del posto costruivano ex-voto anatomici in legno, mentre la tradizione dei “pipìn”, pur non essendo possibile una precisa datazione, sembrerebbe essere cessata prima del XIX secolo.

Nel caso di Vignola siamo dunque di fronte alle ultime labili tracce di due culti che avevano come punti di riferimento “il bambino” e la necessità di proteggere la salute degli arti, l’ex-voto è la testimonianza indiretta di un centro religioso specializzato nel recepire specifiche richieste del fedele pellegrino. Siamo nell’ambito di quella religiosità “di protezione” da bisogni contingenti, così legata alle necessità contingenti della società contadina, ma anche facilmente soggetta a trasformarsi e a decadere, quando non sia più avvertita l’urgenza di proteggere il bambino e di curare con la devozione l’arto malato.

L’assenza di motivazioni economiche (la festa non presenta aspetti commerciali) ha indubbiamente contribuito alla progressiva decadenza dell’antica tradizione del pellegrinaggio e dell’ex-voto.

Tratto da Il pellegrinaggio in Lunigiana nella storia e nella tradizione di R. Boggi