
La storia più che millenaria di Montelungo resta indissolubilmente legata nei secoli alla sua strada ed alla sua chiesa, la prioria di San Benedetto.
Controverso il riferimento alla prima citazione che gli storici locali rinviano all’unico documento epigrafico altomedievale esistente per il nostro territorio, la lapide conservata nella chiesa di San Giorgio di Filattiera, che commemora il trapasso del corepiscopo Leodegar, avvenuto nel 752, esaltandone l’intensa opera di catechizzazione e diffusione del cristianesimo. Nel settimo versetto dell’epigrafe si legge: “Benedicti almifici fundavit dochium aula”, dove il Benedicti, proposto da Ubaldo Mazzini nella sua ricostruzione della parte mancante, viene dedotto in “in base a vari frammenti di lettere”. Nessun dubbio, poi, intyerviene nello storico per l’identificazione del “dochium” con l’ospedale di San Benedetto in Monte Bardone sopra Pontremoli, anche in forza delle numerose citazioni che si riferiscono allo xenodochio di Montelungo nei secolo seguenti. Così, l’11 settembre 772 re Adelchi conferma all’Abbazia di San Salvatore di Leno la concessione del Monastero di Montelungo; l’8 settembre 851, ed ancora nell’861 e 865, appare nei diplomi degli imperatori Lotario e Ludovico II a favore di Gisla, loro figlia e sorella. Tra il 990 e il 994 è inserito tra le mansiones dell’Itinerarium di Sigerico insieme a Pontremoli ed Aulla. il 12 maggio 1014 ulteriore menzione nel diploma di Enrico II a favore dell’Abbazia di Leno.
Ovviamente nel tempo le citazioni si fanno sempre più frequenti a rimarcare l’importanza del sito nella doppia specificità di riferimento ineliminabile per chi affrontasse la via della Cisa o , valicato il passo, cercasse un punto d’appoggio prima di scendere a valle. Ricovero per i pellegrini, punto di sosta per i mercanti e passeggeri, tappa fondamentale su un percorso non privo di rischi, specie nelle stagioni meno favorevoli.
Una chiesa quindi dapprima inserita su un percorso monastico benedettino che percorreva tutta la Lunigiana sulla sponda destra del Magra, poi prioria a servizio di una Villa e del suo circondario, nodo centrale di una serie di rettorie, sempre di fondazione benedettina, da Cargalla a Cavezzana d’Antena, da Pracciola a Casalina, che alla chiesa di San Benedetto guarderanno fino al XIX secolo, per i riti primari della liturgia cristiana, dai battesimi alla consacrazione degli oli santi.
La collocazione privilegiata a ridosso di un passo fondamentale per le comunità tra la Padania e l’Italia centrale non evitarono, però, a Montelungo di subire pesantemente le conseguenze della collocazione in un’area estremamente fragile dal punto di vista geologico. Il paese di oggi, infatti, diviso tra le Ville si Montelungo di Sopra e di Sotto, non è quello di cui parlano i documenti medioevali. Il paese antico, posto a oriente rispetto all’attuale, nel luogo anticamente detto il Lago, fu travolto attorno al 1555 da una grandissima “libia”, un imponente smottamento di terreno che lo seppellì interamente. La ricostruzione fu immediata e già nel 1556 si ricominciò a riedificare la chiesa di San Benedetto. la vita in paese dovette riprendere rapidamente e nessuno volle abbandonare il luogo, nonostante le inevitabili difficoltà. Anzi, se gli estimi del Comune di Pontremoli per gli 1508 e 1533 segnalano la presenza di 13 fuochi o nuclei residenti e proprietari, la situazione non muta nell’elenco relativo al 1559, che propone 14 fuochi che diventano 21 nel 1588, toccando un vertice non più raggiunto nei secoli a venire. Le famiglie vollero che la Villa di Montelungo conservasse tutta la sua importanza, come vollero che la chiesa fosse all’altezza dei luoghi sacri di Pontremoli.
Chiamarono, perciò, a decorarla internamente, nella seconda metà del XVIII secolo Antonio Contestabili, che ornò a quadratura tutte le parti aeree, mentre l’arredo mobile fu affidato ad importanti intagliatori piacentini. Sono presenti, infatti, nella chiesa una bella statua della Vergine con Bambino, ospitata in un cappella ornata a stucco da Pietro Portogalli, che rinvia alla maniera di Domenico Perfetti, mentre nelle pareti della navata sono presenti quattro statue di Santi in cartapesta, laccate in bianco, riferibili a Jaan Geernaert, e sicuramente uniche nel loro genere. Un’attenzione significativa di cui Montelungo seppe fare vanto, come quando il 28 settembre 1832, Leopoldo II, Granduca di Toscana, in visita alla Cisa per vedere la nuova strada rotabile, fu accolto in paese “tra il suono delle campane e gli evviva dei Parrocchiani” e “mostrò piacere di vedere questa chiesa” ed “entrato in Essa si fermò qualche poco osservando il tutto von attenzione particolare ed esternò anche al suo seguito i segni del Suo Sovrano gradimento”.
Luciano Bertocchi, Il Corriere Apuano, Le chiese diocesane del Giubileo