SAN GEMINIANO, IL SANTO PATRONO DI CAREOLA

La tomba di San Geminiano nel Duomo di Modena

Particolarmente diffusa in Lunigiana la devozione al Santo vescovo: Careola, Irola, Torrano, sono tre le parrocchie dedicate a San Geminiano. All’interno della chiesa di Careola, che ha un bel portale in arenaria, c’è sulla volta centrale un medaglione raffigurante il santo vescovo di Modena e c’è anche una statua lignea che lo riproduce coi paludamenti pontificali, è opera abbastanza antica, forse del Settecento, come la tela ad olio, nella riquadratura di gesso, con il Santo in atto di predicare e benedire.

GEMINIANO: UN SANTO TRA STORIA E LEGGENDA

L’agiografia colloca san Geminiano tra il 316 e il 396 e data la sua morte al 31 gennaio.

Il secolo IV segna una svolta decisiva nella storia del Cristianesimo. Nel 313 l’imperatore Costantino dà libertà alla Chiesa; si hanno notizie certe delle prime sedi episcopali in Italia, cessano le persecuzioni. E’ il secolo d’oro dei Padri della Chiesa: Atanasio “martello degli eretici”, Gerolamo ” dottore sommo delle scritture”, Ambrogio “Console di Dio”, Agostino “che come aquila sovra gli altri vola”: tutti fatti santi. Si diffonde l’eresia di Ario, di Gioviniano, negatore della verginità di Maria e di ogni morale.

Verso il 375 inizia una vasta migrazione di popoli che porterà alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente (476). E’ in questo quadro storico che opera Geminiano, di cui si hanno poche notizie certe. Era originario del modenese, secondo la tradizione era di Corgneto, forse discendeva da famiglia e nome si fa derivare dal patronimico della “gens Geminia”. Poche notizie si conoscono anche sulla Modena del IV secolo, in prevalenza ancora pagana. L’evangelizzazione inizia con Antonio (350), il primo vescovo di cui si hanno notizie certe, e si realizza sotto il suo successore Geminiano che sa affrontare i gravi problemi della nascente comunità cristiana modenese. Egli partecipa al Concilio di Milano del 390, convocato da Sant’Ambrogio per condannare l’eresia di Gioviniano. Geminiano è ricordato nella lettera a Siricio papa dove si legge “ex iussu Domini Episcopi Geminiani, ipso presente, Aper presbiter subscripsi” (Migne, P.L. XXV, 340). Il presbitero Aper sottoscrisse perchè Geminiano era vecchio e debole di vista o forse paralizzato. La sua tarda età concorda con la tradizione del suo lungo episcopato, durato un quarantennio e che si concluse in un periodo assai triste per Modena. Sant’Ambrogio in uno scritto a Faustino parla della desolazione in cui erano caduti fiorenti città emiliane da lui visitate (“prostata ac diruta”). Tra tanta rovina si manifesta la carità di Geminiano, si afferma la venerazione verso di lui, sempre presente ” nelle vicende liete e tristi, individuali e cittadine della sua Modena” e fuori (G. Pistoni). Ampio è infatti il culto di San Geminiano. Paolo Golinellilo documenta nella Lucchesia fin dal 757. In Lunigiana, la prima notizia è del 1095, riguarda Pontremoli, dove si dice esser sorta una chiesa dedicata al santo; la pergamena è la più antica conservata nell’Archivio del Capitolo di Sarzana, data giugno 1095. Il documento è un atto di donazione, rogato da “Chonradum notarium” pontremolese: vi si legge “ildebertus q. Ildeberti et Conradus iudex q. Azonis de burgo Pontremulo donant mensae canonicorum S. Mariae Lunen. omnes eorum portiones de Ecclesiae S. Geminiani cum umnibus casis, territoriis decimis etc” (Arch. Cap. L. V. 52). la chiesa fu fondata e dotata dei “consorti” del ceppo adalbertino, prima appartenuta in parte al Capitolo di Sarzana e in parte ai privati: il documento indica che da quel momento passò interamente al Capitolo sarzanese. Si ritrova citata nel Privilegio concesso al Capitolo lunense da Gregorio VIII del 14 dicembre 1187. La primitiva chiesa di S. Geminiano, l’incastellamento del colle del Piagnaro avevano segnato prima del Mille l’origine dell’oppidum di Pontremoli.

La Lunigiana, terra di pievi e di castelli, ma anche terra di passaggio, “clavis et ianua” degli Appennini, fu funestata da dominatori barbari. Qui ebbero stanza Unni, Goti, Saraceni, Ungheri. A questi ultimi si rapporta il culto di S. Geminiano a Pontremoli. Nel 937 gli Ungheri dalla Val Padana calarono in Lunigiana diretti a Lucca. Prima attaccarono Modena. La tradizione narra che ” i modenesi terrorizzati abbandonarono la città: le porte e le mura restano senza difesa e gli Ungheri percorrono le vie deserte, entrano nella cattedrale: giunti davanti al sepolcro che racchiude il corpo del santo Vescovo, son presi da timore e si ritirano senza toccare nulla (Zucchi Castellini). Il racconto, preso così com’è, sembra leggendario, come leggendari sono altri episodi riferiti a Geminiano. Le biografie su di lui sono compilate tardi, la prima risale al sec. VIII, le altre ai secoli X e XI, redatte a scopi devozionali, quindi abbondano di fantasie e contaminazioni dalle vite dei santi. L’agiografo voleva rendere il santo impareggiabile eroe di ogni virtù e santità e vincitore del male. Nei compendi ed estratti di biografie geminiane sono confluiti fatti ed affinità con le vite di S. Zeno, vescovo di Verona. S. Lupo, vescovo di Troyes, santi taumaturghi, difensori dalle alluvioni, dai barbari, dalle infestazioni diaboliche, donatori di sanezza temporale e spirituale.

La tomba del Santo

Anche a Geminiano si attribuiscono tanti prodigi. Salva Modena dalle acque dilaganti della pianura padana, la difende nel 452 da Attila, nel secolo X dagli Ungheri, occultandola nella “fumaglia” delle nebbie. Nel 1511 disperde le truppe francesi di Carlo d’Amboise, terrificate da un’improvvisa apparizione. La fama dei prodigi di Geminiano supera i confini di Modena. Lo testimonia il viaggio da lui compiuto in Oriente prersso l’imperatore Gioviano. Narra A. Leonelli che l’imperatore aveva una bambina ossessa dal demonio, molto malata, voleva portarla al Santo di Modena ma era troppo grave per viaggiare. Geminiano era noto alla corte di Bisanzio per merito del vescovo di Alessandria Sant’Atanasio, il quale era stato ospitato a Modena durante la persecuzione ariana. Geminiano andò alla corte d’Oriente e guarì la bimba indemoniata. Il viaggio fu possibile forse tramite il vescovo di Milano, è documentato a Venezia, dove già nel sec. VI esisteva una chiesetta in piazza San Marco dedicata a Geminiano, che si era servito di un legno veneziano per andare e tornare da Bisanzio. La chiesetta, rifatta da Jacopo Sansovino, fu poi distrutta per la sistemazione delle Procuratie. Nei bassorilievi di Willigelmo (sec. XII) del Duomo di Modena è ricordato quel viaggio in Oriente; vi è messa in rilievo l’apparizione del demonio che mira a far scatenare una tempesta marina per impedire il miracolo, la gioia dell’imperatore, il ritorno trionfale di Geminiano a Modena e la sua morte confortata dalla riconoscenza della città. La leggenda è più amata della storia, esercita maggiori influenza dei documenti, freddi ma autentici custodi della verità; tuttavia il culto e l’amore a San Geminiano durano ininterrotti a testimonianza di meriti concreti. Esiste la sua tomba con le ossa incorrotte. L’archeologia prova che sulla tomba del Santo sorse presto una basilica. Una “Relatio translationis”, di autore coevo, dice che la tomba venne trasferita nell’attuale Duomo il 30 aprile 1106 ( Arch. del Duomo), il 7 ottobre fu aperta e il corpo fu trovato “integrum ed illibatum”, l’8 ottobre, onorato dei doni della contessa Matilde di Canossa, presente il vescovo Dodone, venne rinchiuso nella tomba che Papa Pasquale II consacrava in altare. Il 12 luglio 1184 Lucio III consacrava il Duomo, iniziato dall’arch. Lanfranco nel 1099. Una ricognizione delle reliquie avvenne nel 1955, la terza. Le ossa furono trovate in stato di conservazione ammirevole. Non si può pensare la storia di Modena antica e moderna separata dal suo vescovo “pastor et defensor”.

La storia millenaria di Pontremoli ha forte riferimento a San Geminiano, il cui culto si è consolidato. Gli statuti comunali hanno sempre considerato la chiesa del Santo di diritto patronale, come risulta dal Liber consiliorum del 1 gennaio 1656; i reggenti del Comune avevano il privilegio di assistere alle funzioni nel presbiterio.

L’edificio ha subito trasformazioni e restauri. Fu parrocchia per molti secoli, fino alla soppressione nel 1787, anno della fondazione della Diocesi; la parrocchia divenne quella della Cattedrale, in cui si trova una grande statua marmorea del Santo, proclamato protettore di Pontremoli: sulla nuova porta del Duomo lo scultore Riccardo Rossi nel 1965 ha inserito la figura bronzea di S. Geminiano. La festa, celebrata nella chiesa intitolata al Santo fino al 1910, era accompagnata da una grande fiera. B. Campi nelle sue “Memorie storiche” scrive che durava 5 giorni, tutti i mercanti della zona erano obbligati ad intervenire, era frequentatissima e forse era legata “all’attività di scambio ed incontro tra le comunità appenniniche, favorite com’era dal suo essersi radicato….in un punto cruciale di collegamento tra i due versanti” (Golinelli).

Nel distretto pontremolese a San Geminiano sono dedicate le chiese di Torrano, esistente già nel Duecento, Careola, ricordata negli estimi lunensi del 1296, Alebbio, in cui si può trovare un motivo della diffusione del culto. La tradizione popolare ricorda che Geminiano, di ritorno dall’Oriente, arrivò ad Alebbio arso dalla sete, domandò da bere ad una vecchietta, che non si rifiutò, ma gli fece presente che era andata ad attingerla molto lontano perché sul posto non c’erano sorgenti. Il pellegrino piantò il bastone nel terreno e sgorgò l’acqua, quella della fontana accanto all’abside della chiesa, sotto cui c’è un’ampia vasca per lavare e per abbeverare.

Il Corriere Apuano, 3 febbraio 1996

Il Duomo di Modena