SEGALE E CANAPA

Graziosa

IL SEGALE. Quassù non s’è mai usato l’aratro, si lavorava a vanga e zappa.

Per preparare i ronchi si tagliavano gli alberi, con la zappa si toglieva la cotica del terreno, si ammucchiava con della legna poi si bruciava per concime. Si seminava il segale in settembre e si mieteva alla fine di luglio. Si mieteva contro vento, si facevano le poste (i mannelli) e poi si facevano i covoni. Con la cercia (bastone snodato) si batteva in 10-15 una fila di fronte all’altra, un colpo forte e uno piano, andando a ritmo, quando una fila batteva l’altra alzava. Si girava la paglia e si batteva ancora, finché il grano non era uscito tutto dalla spiga. Con la paglia si coprivano la capanne.

LA CANAPA. Si seminava come il segale a settembre e si tirava fuori dalla terra in aprile. Poi si facevano i fasci, si seccava un po’ e si metteva nel Lago Verde a macerare.

Poi si prendeva, si faceva asciugare,  si metteva su un trepiedi (sciuciadù) e con una specie di spada di legno si batteva per separare le fibre della canapa dalla parte legnosa. Poi con un pettine di grosse punte di ferro si pettinava. I fili si arrotolavano e si mettevano sulla rocca a campanile, e si filava. Ma per filare ci voleva  lo sputo e allora bisognava tenere in bocca una castagna secca o dei pomi acerbi. La canapa si portava a tessere e ci si faceva la mezzalana (un filo di lana e uno di canapa) per i vestiti e per le gonne.

Poi si coltivavano patate, fagioli, quasi niente grano, poco lino, un po’ di verdura.

Tratto da Vecchi a Cervara di Francesco Tonucci