Interessanti approfondimenti dall’esame del carteggio conservato nel Casellario Politico provinciale. Nei registri di polizia fin dal 1896, vengono segnalati ogni movimento e attività. Il fascismo lo controlla costantemente fino al sopraggiungere della morte

Molto interessante la relazione di Caterina Rapetti al convegno su Pietro Bologna che si è svolto a Pontremoli sabato 12 luglio che ha raccontato la presenza del “sovversivo” nei registri della polizia.
La creazione di un’anagrafe delle persone considerate pericolose per l’ordine e la sicurezza pubblica risale al 1894, adottata dal governo Crispi, e Bologna viene schedato presto, a partire dal 1896.
La curiosità è che in questa scheda c’è anche una presentazione fisica dell’uomo: “32 anni e avvocato di buona famiglia, alto 1,75 m, snello, capelli scuri, occhi castani barba nera, espressione intelligente e sguardo fiero”. Il funzionario di polizia che fa questa annotazione continua sottolineando come frequentasse persone di tutti i ceti, evidentemente ai tempi che un possidente avvocato frequentasse anche le persone più umili era un elemento da evidenziare.
Bologna viene schedato come presidente del Circolo Operaio e viene evidenziato come sia un uomo aperto che ha un’intensa corrispondenza con i principali esponenti del partito radicale, legge molti giornali di tutti i colori politici ed è corrispondente del giornale “Il Secolo” di Milano. Viene poi aggiunto che prende parte alla conferenza socialista che si tiene al teatro della Rosa.
In una nuova scheda del 1907 la barba è diventata grigia, viene definito uomo onesto, valente avvocato e buon padre di famiglia. È consigliere comunale e provinciale, iscritto al Partito Socialista riformista dove esercita molta influenza, appartiene al Circolo Operaio ed è tra i redattori del giornale “La Terra”.
Dopo il 1910, divenuto sindaco e quindi figura istituzionale, il suo attenzionamento da parte delle forze dell’ordine diminuisce. La situazione si acuisce nuovamente con l’arrivo del fascismo. Si segnala un primo caso, probabilmente nell’aprile 1922, quando Bologna si era recato a Massa per difendere un suo cliente in Corte d’assise.
Nella stanza dell’albergo in cui alloggiava si era presentato un gruppo di fascisti e l’avevano invitato a partire da Massa entro tre ore e a non farsi più vedere. Il Questore inviò un Carabiniere a sorvegliare per la notte l’albergo in piazza Aranci.
Un nuovo caso nel novembre del ‘22, sempre a Massa dove si svolgeva un processo contro due Carabinieri, mentre si reca al Caffè Grande di piazza Aranci, Bologna viene atteso da una ventina di fascisti che gli si lanciano contro con fischi e frasi violente, e solo l’intervento delle forze dell’ordine evita il peggio; è del febbraio 1923 è l’unico documento autografo di Bologna, una lettera che lui indirizza al Questore in cui non denuncia i ripetuti incidenti accaduti perché evidenzia “di questi certamente lei ne ha conoscenza” ma per ricercarne le origini e per evitare che si ripetano.
In quanto, sottolinea, che lui non può rinunciare ad assumere la difesa in alcuni processi a meno che la sua incolumità non sia in pericolo e dichiara di aver avuto rassicurazioni in proposito da alcuni elementi esponenti di spicco del fascio locale.
Un altro episodio oscuro viene segnalato dalla scheda, mentre una sera si recava in treno a Pisa due amici avevano impedito a una persona che dimostra un acceso astio verso il Bologna, di salire sul treno e aggiunge che varie volte erano stati organizzati gruppi di bambini che lo fischiassero. Anche se in realtà nelle carte c’è un ‘evidente volontà di minimizzare gli attacchi subiti dal Bologna.
La scheda si chiude il 12 luglio 1925, in cui viene registrata la morte, avvenuta due giorni prima, di Pietro Bologna.
Riccardo Sordi, Il Corriere Apuano, 18.7.2025

