261: “Volendo poi i germani passare l’Appennino per entrare nella Toscana, e sforzandosi gli Apuani di impedirgli il passo, restarono questi rotti, e posti in fuga, ed Apua incendiata e distrutta. Per tale desolazione mesti ed afflitti gli Apuani, lasciata nelle sue ceneri la loro metropoli, si ritirò la maggior parte di essi ad abitare nei borghi e ville del loro territorio, e, per ivi vivere più sicuri, edificarono in posti eminenti e forti molte torri e castelli, le vestigia dei quali ancora al presente si veggono: cioè nelle ville di Gravagna, Montelungo, e nella Valle d’Antena, del monte di Saliceto, o S. Genesio, e d’Arzelato, come pure i castelli della Rocchetta, e della valle di Dobbiana, tre nelle valli di Rossano di Zeri, quelli di Chiusola, già giurisdizione di Pontremoli, in Cravia ed in Apua medesima; il dominio dei quali fu preso, ed occupato dai più ricchi e potenti cittadini, che come signori e padroni ivi dominavano, facevano ragione, costituivano feudi, e quasi con dispotica autorità comandavano”. (Bernardino Campi, in Memorie Storiche della città di Pontremoli).
492: “Furono fabbricate, nelle infrascritte ville, le chiese di S. Maria, sotto il titolo dell’Assunzione di Pracchiola, il cui parroco, sino al 1555, era arciprete, di Cravio, di Cavezzana di Gordana, di San Gio. Battista, nella Valle di Rossano, di San Martino vescovo di Ceretolo, e l’oratorio di S. Maria Maddalena di Scorcetolo.” (Bernardino Campi, in Memorie Storiche della città di Pontremoli).
1229: “Tolleravano malvolentieri i marchesi Malaspina che la Rocca Sigillina si fosse resa soggetta ai pontremolesi; ond’essi allo improvviso occuparono le ville di Teglia e di Rossano, giurisdizione di Pontremoli, quali l’anno appresso furono da’ pontremolesi ricuperate; dal che ne seguì una gran guerra fra ambe le parti; e venendo in aiuto de’ pontremolesi i parmigiani, si fecero alcune battaglie, e si costrinsero i Malaspina a ritirarsi ne’ loro stati: dopo il che, i parmigiani, ritornarono a’ loro stati” (Bernardino Campi, Memorie Storiche della Città di Pontremoli, tip. Artigianelli, 1975)
1314: “Disgraziatamente la tranquillità fu di breve durata, ché uscì fuori a turbarla Franceschino Malaspina, marchese di Mulazzo, il quale a viva forza, si fece padrone di Zeri, Rossano e Teglia, affermando spettargli di diritto, per essere terre de’ suoi maggiori. Invano il Cardinale gliene chiese la restituzione. La contesa si fece aspra e vivissima. Moroello e altri de’ Malaspina presero le parti de’ Fieschi; Simone figlio di Ghiberto da Correggio, Signore di Parma, si schierò a favore di Franceschino con cui aveva legami di sangue; e in soccorso di lui mosse da Parma con cinquanta cavalieri bene armati, ciascuno de’ quali si manteneva di suo. Le famiglie degli Erenghini e de’ Filippi si mescolarono in quelle discordie e l’intero paese ne fu involto. Dal 1314 al 1319 durò guerra aperta, scambio continuo di offese. Stancatisi tutti quanti, di comune accordo, Ghiberto da Correggio venne fatto Vicario d Governatore di Pontremoli; ebbe in consegna le fortezze, e prese a reggere il paese con officiali suoi propri. (Giovanni Sforza, Memorie e documenti per servire alla storia di Pontremoli, Vol. I, Forni Editore)
1385: “Tra gli abitanti della campagna e quelli del borgo di Pontremoli si accese una grave discordia per più e diverse cagioni e ragioni; e finiron a far appello alla giustizia di Gio. Galeazzo, al quale o contadini mandaron, per ambasciatori, a Pavia, Andreetto e Venuto Farconetti di Rossano; i terrazzani, Alberto de’ Villani e Pietro degli Enrighini. L’8 giugno del 1835 mandò egli a Pontremoli in qualità di suo commissario Matteo da Pescia, dandogli pieno mandato di terminare ogni controversia come meglio gli fosse piaciuto”. (Giovanni Sforza, Memorie e documenti per servire alla storia di Pontremoli, Vil. I, Forni editore)
1526: “Avendo gli abitanti di Rossano richiesto alla comunità uno o due caporali per loro difesa, stante le differenze, ch’erano fra essi e quelli di Suvero, a cagione del bosco di Gambataca, nel medesimo consiglio fu ordinato che gli fossero pagati ogni mese dal pubblico erario cinque fiorini per un uffiziale da tenersi colà, con condizione che i detti uomini di Rossano gli facessero le spese del vitto. “ (Bernardino Campi, in Memorie Storiche della città di Pontremoli).
1528: “Continuando le dissensioni tra gli uomini di Rossano e quelli di Suvero per il bosco di Gambataca, fu mandato a Rossano, per capitano, Girardino Cavalli, assegnandoli per suo salario 12 fiorini al mese.” (Bernardino Campi, in Memorie Storiche della città di Pontremoli).
1536: “Stante i molti furti ed omicidii, che seguivano fra le parti, ed altri disordini, in parole e fatti, di grandissima conseguenza, per il bosco di Gambataca, fu determinato doversi riporre il capitano a Rossano”. (Bernardino Campi, in Memorie Storiche della città di Pontremoli).
1567: “A dì 12 luglio, cadde dal cielo, per lo spazio di due ore, una dirottissima pioggia, portata da un vento maestrale sì veemente che, ingrossando i fiumi, inondò i terreni con gravissimo danno. Quasi l’istesso avvenne a dì 15 d’agosto con non poco pregiudizio della fiera. Maggiore ancora fu a dì 17 di settembre ed il giorno seguente, mentre, per l’accrescenza de’ fiumi, l’acque sopravanzarono i ponti, minarono in grande quantità i molini nella valle d’Antena, di Zeri, di Rossano, di Dobbiana, di Cravio ed in Borgo vecchio, si sradicarono infiniti alberi, ed uscendo dal suo luogo il canale di Carpanella, inondò l’ospitale di S. Antonio fino a San Rocco. Il danno arrecato fu da più periti giudicato più di diecimila scudi, sebbene assai più copiosa fu la pioggia dirottissima caduta a dì 26 ottobre, ed i tre giorni seguenti, con un vento libeccio sì potente, che arrecò danni e ruine inaudite, sradicando le piante , minacciando fabbriche, sprofondando laghi e facendo cadere montagne: in alcuni luoghi il terreno sprofondo’ di mezzo miglio.” (Bernardino Campi, in Memorie Storiche della città di Pontremoli).
1574: “Essendo insorte alcune discordie e contese per i confini e giurisdizione, per le quali dagli uomini di Rossano e Zeri, per una parte, e da quelli di Zignago, per l’altra, si venne alle armi a dì 9 gennaio, don Alojsio Venega di Figuera, per sua Maestà Cattolica governatore di Pontremoli, e Pietro Battista Promontorio della Spezia, colonnello della Repubblica di Genova, nel castello del Piagnaro di Pontremoli fecero una sospensione d’armi tra detti uomini, da osservarsi sino a dì 9 di giugno, e finalmente sino all’ultimo di luglio; e poi aggiustarono detta differenza, e fecero fare a’ predetti la pace, come consta per pubblico instrumento rogato per il notaro Giò. Rolando Villani e registrato ne’ di lui protocolli in quest’anno a carte 224 e seguenti, e parimenti nel suo de’ diversorum.” (Bernardino Campi, in Memorie Storiche della città di Pontremoli).
1645: “Il senato di Milano scrisse al governatore ed al podestà di Pontremoli, acciò, insieme col marchese Ottavio Malaspina di Montereggio, procurassero di comporre gli uomini di Rossano e di Suvero. In esecuzione di tali lettere, si trattò fortemente l’aggiustamento fra ambe le parti, ma invano. Mentre ciò si trattava, quelli di Suvero nel mese di giugno, di notte tempo, si portarono armati nel bosco di giugno, di notte tempo, si portarono armati nel bosco di Gambataca, e tagliarono e portarono via la segale seminata da quelli di Rossano. Inteso il fatto nel senato di Milano, questo decretò che quelli di Suvero, essendo pendente la lite, fossero incorsi nella pena, ed ordinò al podestà di Pontremoli che procedesse contro di loro come di perturbata giurisdizione, e facesse la prescrizione de’ beni in detto bosco contro quelli di Suvero. Il podestà mandò colà il referendario a dì 26 di luglio con molti armati per fare detta prescrizione; e ritrovati in detto bosco quelli di Suvero, vennero alle mani fra loro. Il governatore di Pontremoli, a dì 31 del detto mese, si portò con le sue milizie in soccorso de’ nostri; ed avanzandosi sino a Suvero, diedero il fuoco a quarantadue fra case e capanne; quantunque, acciecato poi il detto governatore da’ regali inviati dalla marchesa Maria Carretta Malspina, signora di Suvero e nutrice di quel marchese, si ritirò lasciando in mano de’ nemici i propri soldati, de’ quali ne rimasero cinque prigionieri, diciannove soffocati dalle fiamme e circa trenta uccisi: erano tutti questi della valle di Zeri e di Rossano.” (Bernardino Campi, in Memorie Storiche della città di Pontremoli).
Dario Manfredi, nel suo scritto “L’inumazione seduta in Lunigiana: relitto di riti arcaici o costume relativamente recente?” degli anni Settanta, riporta come notizia affidabile ma vaga, in quanto non bene circostanziata, che nel territorio rossanese, nell’alta Valle del Teglia si sarebbero verificati casi di inumazioni sedute: una prima inumazione seduta si sarebbe verificata una cinquantina di anni prima a Bosco di Rossano, ma sarebbe stata tenuta nascosta per motivi di opportunità politica, sanitaria e religiosa, la seconda riguarderebbe il borgo di Montelama. Il Manfredi sottolinea che in entrambi i casi non è stato possibile reperire conferme in loco.
28 ottobre 1938: Vengono inaugurate a Pontremoli le seguenti opere pubbliche: completamento della strada Pontremoli-Gravagna; ampliamento della strada del Cimitero urbano; sistemazione dell’edificio adibito a carcere mandamentale; lavori di ripristino della facciata della Chiesa della SS. Annunziata. A Zeri: il ponte sul canale dei Rumori e la strada Arzelato-Rossano-Coloretta. (fonte: Cronaca di un secolo di Lunigiana di Lunigiana.net)
Il monumento di Pradalinara
10.6.1946: Inaugurazione di un cippo marmoreo a Rossano. Lunedì 10 (NDR: giugno 1946) al valico tra la vallata di Rossano e quella di Zeri, è stato inaugurato un cippo marmoreo che, con la bandiera italiana e quella inglese incrociate, ricorderà ai posteri la fraternità di popoli operatasi nella nostra zona nei terribili momenti dell’ultima guerra, quando ai soldati alleati fuggiti dai campi di concentramento la popolazione di Zeri, Rossano e Arzelato offrirono una generosa e rischiosa ospitalità. S.E. Mons. Vescovo ha benedetto il monumento, pronunziando paterne parole di ricordo ed esortazione. Alla cerimonia, con le popolazioni in folla, erano presenti il Magg. Gordon Lett, il cui affettuoso attaccamento per queste nostre terre che l’hanno salvato e in cui tanto ha combattuto e sofferto, ha del commovente; le rappresentanze dei partigiani di Pontremoli, La Spezia, Genova, a cui si erano unite le Autorità Politiche e Militari di Zeri e di Pontremoli. Dal Corriere Apuano, Giugno 1946.
giugno 1951: Arriva la “corriera” nella vallata di Rossano.(fonte: Cronaca di un secolo di Lunigiana di Lunigiana.net)
17 ottobre 1956: A Rossano viene inaugurato l’Ufficio Postale. (fonte: Cronaca di un secolo di Lunigiana di Lunigiana.net)
16.1.1961: ATTENTI AI RELITTI DI GUERRA! Una tragica sciagura ha funestato il 16 gennaio il paese di Rossano. Un bambino di 7 anni è stato dilaniato e tre altri feriti dallo scoppio di un ordigno, residuato bellico, rinvenuto dai piccoli, appena usciti da scuola, in mezzo a delle macerie. S.E. Rev.ma Mons. Vescovo, appena venuto a conoscenza della grave sciagura, portava il suo paterno conforto ai feriti e alle famiglie presso il nostro Ospedale e successivamente si recava a Rossano a portare le sue condoglianze alla famiglia del piccolo Musetti morto sul colpo.
maggio 1977: La frazione mulazzese di Pozzo ospita la rassegna dei “Cori del Maggio”. Partecipano i cori di Arzelato, Rossano, Montereggio e Albareto. (fonte: Cronaca di un secolo di Lunigiana di Lunigiana.net)