STORIE DI DONNE NEL MEDIOEVO: PROTAGONISTE NON RICONOSCIUTE

di Paolo Bissoli

A Pontremoli la conferenza della prof.ssa Enrica Salvatori per l’Università delle Tre Età

Donne che lavorano, proprietarie di campi e terreni magari perché li hanno ereditati dal marito; donne a capo di attività commerciali mentre gli uomini sono lontani; donne che viaggiano, pellegrine che affrontano lunghi spostamenti anche da sole, non di rado per raggiungere la Terrasanta.
È ampia la casistica dell’universo medievale al femminile che la prof.ssa Enrica Salvatori, dell’Ateneo di Pisa, ha presentato a Pontremoli nei giorni subito successivi l’8 Marzo alla platea della locale Università delle Tre Età nelle Stanze del Teatro della Rosa.
Quella della “storia di genere” è una necessità perché è utile e necessario ridare voce e visibilità alle donne, troppo spesso trascurate “nella storia e della storia”, rifiutando quei “caratteri di universalità” attribuiti al solo soggetto maschile.
Donne quasi sempre caratterizzate “all’interno di rapporti di parentela”, cioè “figlie di… mogli di… madri di…” in un panorama tutto volto a delineare il ruolo preponderante dell’uomo e nel quale i pur tanti “esempi eccezionali” spesso sono appunto “eccezioni che confermano la regola”.
Una nuova prospettiva, quella della “storia di genere”, affrontata in tempi relativamente recenti: le prime ricerche di storia delle donne risalgono agli anni Settanta, compiute nei paesi anglosassoni “per restituire le donne alla storia”, fortemente ideologizzate e legate al movimento femminista. Ma che, come ha sottolineato la prof.ssa Salvatori, ha svelato l’assenza di neutralità del sapere ed il suo carattere monosessuale.
Inoltre, finalmente, la storia delle donne prende in considerazione tutti gli aspetti dello studio della storia: dall’economia alla famiglia, dalla politica al lavoro, dalla scienza alla cultura.

Santa Zita raffigurata da Arnould de Suez (1712)

Tra gli esempi di donne proposti dalla relatrice anche la figura di Santa Zita (1218-1278), giovane donna tipica della società urbana del Duecento, una “santa del popolo”, le cui origini, come noto, sono “contese” fra il paese pontremolese di Succisa e quello lucchese di Monsagrati, ma certo arrivata a Lucca appena dodicenne e occupata al servizio della famiglia Fatinelli.
Ma dal punto di vista della norma quali erano i diritti delle donne nel Medioevo? Su questo tema il ventaglio proposto è davvero ampio e parte dalla considerazione che statuti e sentenze sono condizionati dalla società che li produce.
Così lo stupro nel Medioevo è reato legato non alla violenza ma all’offesa arrecata alla famiglia o a coloro che ritengono di avere il “controllo” sul corpo e la sessualità femminile. E l’applicazione delle pene tiene sempre ben presente il concetto di “qualità” della vittima di crimini: l’essere giudicata come donna onesta, sposata, vergine o di cattiva fama fa oscillare la pena che può dunque variare tra la multa e la decapitazione. Così le percosse domestiche potevano sì essere punite, ma all’interno di quella prospettiva di “violenza privata” che rientrava fra i doveri del “capo di casa”, in genere il padre o il marito.
Gli Statuti di Sarzana del 1269 ne sono un esempio significativo: “nessuno di Sarzana potrà togliere la moglie, la viglia o la sorella a nessuno né potrà trattenerla contro la volontà del marito, del padre o del fratello”… e ancora: “E se accade che una donna che ha marito a Sarzana o è figlia di un uomo di Sarzana fugga andando a casa di un altro uomo di Sarzana, costui non potrà trattenerla dopo che è stata denunciata dal marito o dal padre entro un giorno”.

Presunto ritratto di Lucrezia Borgia (1480-1519) – Foto da Wikipedia

Dal punto di vista più strettamente economico nell’ambito del matrimonio assumeva un’importanza fondamentale quella che conosciamo come “dote” ma che, prima del XII secolo, era la “quarta”, cioè una quota in indiviso del patrimonio del marito che in questo modo permetteva di mantenere a disposizione degli eredi maschi sia l’intero patrimonio paterno che la parte stessa della madre. Con la dote la donna poteva invece contare su un fondo patrimoniale utile in caso di vedovanza.
Nella conferenza di Pontremoli la prof.ssa Salvatori ha sviluppato anche la figura di un personaggio molto controverso, ma da rivalutare, liberandola da tutti gli stereotipi che nel corso dei secoli ne hanno dipinto la figura: Lucrezia Borgia (1480-1519).
Figlia illegittima del card. Rodrigo Borgia (poi papa Alessandro VI), accusata ad arte dal primo marito di essere donna incestuosa, Lucrezia è stata abile a ritagliarsi un importante ruolo politico e di potere, soprattutto dopo il matrimonio con il terzo marito, Alfondo d’Este duca di Ferrara. Governatrice di Spoleto e di Foligno, “domina et patrona” del castello di Nepi e Civita Castellana, fu patrocinatrice delle arti e delle iniziative religiose, fece bonificare migliaia di ettari di terreni del ducato dove introdusse strategie imprenditoriali di governo.

Paolo Bissoli, Il Corriere Apuano, 21.3.2021