Il patrimonio della tradizione popolare che i nostri suonatori ambulanti portavano nelle terre d’oltre mare non era certo quello delle canzoni, delle veglie e delle feste locali ma – più semplicemente – il suono meccanico di organetti a manovella, con l’esibizione di qualche cenno di danza e di una gabbietta con gazze parlanti, pappagallini o canarini; quasi un piccolo circo improvvisato per dare dignità a quello che altro non era, se non un mendicare un po’ di pane , anche se talvolta i nostri conterranei in questo modo fecero fortuna e diventarono ristoratori o tornarono con quel tanto che bastò per comprare case e terreni.
A metà ottocento fu un artigiano di Bratto (Francesco Cocchi, detto Dudera). ad inventare e poi produrre decine di “organini” in legno, da portare a tracolla o da trascinare su una sorta di carriola e destinati al mercato tutto locale di chi voleva affrontare l’avventura di emigrante verso l’Inghilterra, le Americhe, l’Austria.
L’organino, così come lo descrive il maestro Armando Chiodi, appassionato collezionista di memorie pontremolesi, era un rudimentale strumento che produceva rumori musicali ( un semplice ròn-ròn – rìn-rìn) con un meccanismo che faceva vibrare lamelle di canna e di metallo.
I miei bisnonni di Guinadi, Giuseppe Boggi e Margherita Terroni, furono tra gli acquirenti dell’organino: a metà ottocento vendettero case e terreni per pagarsi lo strumento e il biglietto per New York. Tornarono dopo 25 anni con il denaro sufficiente per acquistare tre poderi.
Di questi singolari strumenti, firmati dall’artigiano di Bratto, alcuni esemplari sarebbero conservati in Austria, come si intuisce dalla lettura dell’articolo di un giornale austriaco fatto recapitare qualche tempo fa al bibliotecario di Pontremoli, Mauro Bertocchi, per cercare notizie dell’artigiano Francesco Cocchi. Ho voluto ricordare la singolare attività, ormai dimenticata, da parte dei nostri emigranti per azzardare un qualche legame con un aspetto delle tradizioni popolari lunigianesi che oggi ha il suo epigono in un personaggio di cronaca: Luigi Fabbri da Panicale, più noto come Bugelli, Giullare della Lunigiana.
Tratto da Riccardo Boggi – Canti, Suoni e rumori dei giorni della festa e del lavoro – in Cronaca di Val di Magra, Centro Aullese di ricerche e studi lunigianesi