TEGLIA, LA DIGA

La società della Lunigiana, da sempre strutturalmente impermeabile ad ogni innovazione, a fine ‘800 fu scossa da due opere imponenti quali la costruzione della linea ferroviaria Parma – La Spezia e della strada statale della Cisa. Queste opere contribuirono in modo sostanziale a traghettare la popolazione da una impostazione esclusivamente contadina ad una che si potrebbe definire preindustriale. Come ebbe a dire con una sintesi molto efficace il prof. Germano Cavalli “era questo il momento che aveva segnato l’inizio del tramonto di un mondo mentre un altro stava sorgendo”.

Occorrerà attendere alcuni decenni prima che un’altra importante opera, anche se non paragonabile alle due menzionate, vedesse la luce in Lunigiana.

Ricca di corsi d’acqua, l’Alta Lunigiana era stata oggetto di attenzioni per la produzione di energia elettrica a fini industriali già dai primi anni del XX secolo; nel 1930 la società Acciaierie Ferriere Lombarde Falck diede corso allo studio di un progetto per la creazione di una centrale idroelettrica nella località Rocchetta, vicino a Teglia. L’energia prodotta sarebbe stata utilizzata per l’acciaieria che la società possedeva a Sesto San Giovanni (MI), ed alla quale non era sufficiente l’energia proveniente dalla Valtellina.

La costruzione dello sbarramento è iniziata nel 1938 e completata nel 1940. La diga, costruita in calcestruzzo e del tipo ad arco, è alta 76 metri ed ha una capacità di 5.000.000 di m3.

Negli anni successivi è stato creato un altro invaso sul torrente Gordana, con una capacità di 125.000 m3 e inaugurato nel 1949, le cui acque vengono convogliate sempre sulla struttura di Teglia.

La centrale idroelettrica di Teglia interessa i seguenti corsi d’acqua: Magriola, Lanza, Pilacca, Bettinia, Mezzemola, Marziola, Verde, Gordana, Dorbola, Teglia e Mangiola; la lunghezza complessiva delle gallerie per convogliare le acque è di circa 15 chilometri.

Tre sono le centrali presenti, Rocchetta, Teglia salto 1 e Teglia salto 2.

La costruzione dei due invasi principali e di altri più piccoli, la creazione di una lunga rete di gallerie e di pozzi per il convogliamento delle acque con ben 11 corsi interessati, ha richiesto un impiego importante di manodopera, circa 400 operai che hanno lavorato per circa 15 anni.

La Falck ha portato con sé dal nord alcune maestranze ma per la maggior parte degli operai ha attinto dai paesi limitrofi; diverse persone di Torrano, Arzelato, Careola, Rossano hanno lavorato alla creazione dell’impianto.