Ad Aulla la conferenza del dott. Fabio Baroni: il territorio dipendeva dalla “magione” lucchese dell’Ordine

Una presenza indiretta, dovuta a uomini legati all’Ordine dei Templari, ma non esistono prove dell’esistenza di una “magione” nel territorio della Lunigiana storica. Sono queste le conclusioni a cui è arrivato il dott. Fabio Baroni, protagonista domenica 12 luglio di una delle conferenze nel calendario delle “Notti dell’Archeologia” ad Aulla.

Storia affascinante quella dei Cavalieri del Tempio, che desta curiosità, grande interesse e partecipazione come ha dimostrato la presenza del pubblico nel chiostro di San Caprasio. Forse in molti speravano che Baroni lasciasse almeno qualche “speranza” sulla possibile attestazione dei Templari nella Lunigiana Storica, invece l’unica prospettiva, difficile e incerta, è quella della scoperta di prove che possano arrivare da nuovi documenti ancora da scoprire negli archivi.
Ma allora tutti quei segni che vengono evidenziati come presenti in tanti paesi, borghi e comunità e affiancati all’Ordine fondato all’inizio del XII secolo? “Quello delle croci e di altri segni in generale – ha spiegato il relatore – è un tema che va affrontato scientificamente: un simbolo fuori conteso è solo un pezzo sul quale costruire una storia, ma da solo non fa una prova e quello dove si trova non può essere definito un luogo dei Templari”.
Insomma sono indizi per indirizzare una ricerca, ma dovrebbe essere questa a testimoniare con certezza una presenza che oggi non è ancora stata provata. Affermazioni che tuttavia non devono sminuire il ruolo e i rapporti che il territorio della Lunigiana storica e alcuni personaggi hanno avuto con i Templari, in un tempo così lontano, conclusosi traumaticamente nel 1312 con la soppressione sancita dalla Bolla di Papa Clemente V.
Due secoli di storia, nel cuore del Medioevo, nei quali l’ordine religioso cavalleresco è stato protagonista di vicende così rilevanti e di una organizzazione così capillare e influente da destare ancora oggi un interesse che ha pochi confronti per una storia che spesso si confonde con la leggenda. Compito dello storico è invece quello di cercare prove che avvallino un racconto, dimostrino presenze, uniscano i fili di vicende avvolte nel mistero.
E Baroni ad Aulla ha citato una folta schiera di personaggi del territorio lunense – da Montignoso a Pontremoli passando per gli antichi borghi dello Spezzino di oggi – che con i Templari hanno avuto rapporti stretti e quotidiani. In genere rapporti d’affari, affitti, compravendite, contratti, spesso con la magione templare dalla quale la Lunigiana storica dipendeva, quella di Lucca, dove ancora oggi esiste il “Palazzo della Magione del Tempio”.
Tra gli altri scorrono così i nomi di Jacopino da Turricella riconducibile alla possibile gestione di un ospizio nell’Aulla del 1201; di Paganello da Porcari che arriva ad occupare ruoli importanti nella Vezzano dell’inizio del Duecento; e poi i “de Pontremulo” nel XII secolo e quell’Albertino da Pontremoli, frate, che nel 1243 ottiene di poter andare per tutto il territorio degli episcopati di Luni e di Pistoia a fare la questua per conto dei Templari lucchesi. Come gli altri nemmeno lui era un cavaliere templare, ma faceva parte della folta schiera che con l’Ordine aveva rapporti, quasi sempre finanziari, certo molto stretti.
Paolo Bissoli, Templari in Lunigiana: solo indizi, nessuna prova, Il Corriere Apuano, 15.7.2026

