TESTA LITICA A LA DOLCE


L’unica testa litica della Dolce è anche l’unica in tutta la vallata della quale sia stato possibile ricostruire un poco di storia.

Essa è murata accanto a una nicchia, presso uno spigolo di un cadente edificio che ancora mostra i segni di una considerevole nobiltà (come quasi in tutto questo degradatissimo borgo, del resto) per gli elementi colti di cui è dotato: portale con decorazione d’ispirazione rinascimentale, edicola ben lavorata, mensole lignee intagliate con eleganza.

La piccola testa misura circa cm. 15 di altezza e cm. 10 di larghezza ed è scolpita sulla faccia piatta di quello che sembra un comune ciottolo di torrente. Due solchi a mandorla indicano gli occhi, dai quali si vede scendere un lungo naso. La bocca è un profondo e rotondo foro. Nessun altro tratto vi si nota e la scultura appare piuttosto inespressiva.

Il proprietario dell’abitazione dice di essere stato lui a collocare lì la testina. Giudichiamo molto interessante la giustificazione adotta in proposito: avendo egli rinvenuto quella testa “giù nei campi, verso il torrente”, ed essendogli stata rubata la statuetta marmorea già collocata nella nicchia, in un momento ancora successivo, volle appoggiare un ciottolo ovoidale), ma di sistemarla non dentro, ma attigua alla nicchia.

Difficile, udendo tale racconto, è sottarsi alla sensazione che a quell’uomo sia parso irrispettoso occupare stabilmente con un’immagine umana il posto che era stato della Madonna ( cos’ si perché la testa sia stata murata si, ma attigua alla nicchia) ed ugualmente sconveniente lasciare vuota la nicchia ( e così si spiegherebbe la sistemazione provvisoria del ciottolo, forse nell’attesa di reperire una nuova effige sacra). Altra sensazione insistente è che l’uomo abbia avvertito, in quella testina così fortunosamente rinvenuta, un potere protettivo in certo modo equivalente a quello della rubata statuina, se non identico del tutto ( rammentiamo la remora ad inserire la maschera nella nicchia) quantomeno idoneo a presidiare quell’angolo della sua dimora.

Si potrà certamente obiettare che, tutte queste, altro non sono che illazioni e altro valore non possono avere che quello, irrilevante, delle affermazioni gratuite. Ciò è vero solo in parte, perché del tutto gratuita la interpretazione non è, suffragata com’è da quell’innegabile dato di fatto costituito dalla sistemazione – oggettivamente apotropaica – della maschera.

Dario Manfredi, Il Tema della Maschera Umana nella Scultura Popolare Lunigianese, 1985