

Sono le 23,30 del 30 luglio 1922: Alfonso Verri, che ha da poco ultimato la leva militare, sta tornando a casa dall’osteria , viene sorpreso all’incrocio di strade al centro del paese ed ucciso con oltre una decina di coltellate. Il primo a prestare soccorso al giovane è Angelini Primo; ma invano, troppo gravi le ferite, Alfonso muore. Primo parte per Pontremoli ad avvisare i Carabinieri che prontamente si portano sul luogo del delitto ed aprono le indagini, ma non si saprà mai con cortezza le cause alla base del crimine.
Il clima in Italia è da guerra civile, il fascismo con soprusi e violenze vuole imporsi come guida al paese; l’atmosfera anche nel pontremolese è torbida, le squadre fasciste stanno avendo la meglio intimidendo e peggio, pestando gli avversari. Le indagini prendono la strada del delitto politico, si diceva in paese che il ragazzo, spavaldo, girasse per il borgo con un garofano all’occhiello della giacca. Come riporta Barizzo Stefano in Fascismi di Provincia, vengono arrestati in un primo momento quattro individui (tre fascisti) ed altri due successivamente. Due anni dopo i sei saranno prosciolti.
In paese qualche voce sussurrava anche a dissidi per questioni di confini, di piante contestate e rivendicate, ma il movente politico risulta la pista più accreditata.
Il delitto è rimasto impunito, la famiglia risulta essersi trasferita all’estero.
