
Il sito è stato individuato, a seguito di ricognizioni di superficie negli anni 1988-89, in una zona nei pressi del luogo del ritrovamento dell’urna di Rossano, sullo spartiacque tra le valli dei torrenti Teglia e Gordana.
Circostanze fortuite – uno sterro dei proprietari – hanno permesso, durante la seconda ricognizione, di raccogliere materiale archeologico tra la terra di riporto sufficiente per richiedere il sopralluogo delle autorità competenti e di avviare la richiesta di permesso di scavo.
Il Castellaro – che ha una propria denominazione locale non riferita per non facilitare i soliti sconsiderati raccoglitori – presenta la classica tipologia ligure con la strettoia sul punto di fuga verso i monti e difese naturali sugli altri lati. Si trova a quota 822 m. su un rilievo conico i cui pendii scivolano sino a quota 470 m. del fondovalle senza interruzioni ad eccezione di un paio di terrazzi naturali posti a nord subito sotto la sommità, sulla quale sono visibili, su un’area esigua, tracce di muretti a secco. Pietre ortogonali affiorano inoltre dall’humus dell’intera area lasciando sperare in muretti di contenimento o strutture di capanne, per quanto non si possa scartare del tutto la possibilità di presenze murarie medioevali sulla sommità ( anche perché il sito è noto come Castello) nonostante le ricognizioni dell’intera superficie e dell’area sconvolta non abbiano rivelato alcuna evidenza di quel tipo.
I reperti sono stati raccolti a circa 20 m. dalla sommità, lato ovest, concentrati su una superficie sconvolta di pochi metri quadrati.
Per la sua ubicazione l’insediamento potrebbe avere avuto il carattere stagionale di un’economia di malga ed essere pertanto solo l’aspetto “estivo” di una cultura prevalentemente pastorale, le cui radici più stabili siano da ricercarsi a quote più basse (sempre che anche allora l’alpeggio corrispondessero abitati dispersi e viceversa al periodo invernale abitati raccolti a fondo valle. Sembra, d’altra parte, che altri castellari liguri di altura del Bronzo, come Zignago, presentino caratteri di stabilità e continuità abitativa ad eccezione forse del ricorrente abbandono durante la prima Età del Ferro.
Un riuso abitativo si ebbe in molti casi nella seconda Età del Ferro (Drusco, Castelfermo, Pignone, Pieve San Lorenzo, Vezzola, Monte Dragnone, Monte Lieto), quando ci fu il ritorno alle antiche dimore durante le guerre romane-liguri, come attestato anche dalle fonti storiche. In seguito poi il Medioevo riscoprì la funzionalità difensiva di certi luoghi (Zignago), che dovevano essere stati scelti per la loro posizione strategica anche verso la fine del II millennio a.C.. Scelte obbligare sarebbero così all’origine degli insediamenti viciniori a questo di Rossano ( Zignago, Vezzola, Rocche di Drusco) e degli altri quindici abitati riconosciuti da Angelo Ghiretti nel Territorio Parmense tra il Taro e il Ceno.
Nel dubbio se esigenze di difesa rendessero stabili insediamenti che dovettero essere comunque frequentati sin dal Bronzo medio, quando è dovunque attestata una espansione dell’economia pastorale, e in presenza del primo sepolcreto ligure a incinerazione di cui conserviamo l’urna biconica a doppia carenatura detta di Rossano, torna stimolante la tesi che indicava nei ritrovamenti riferibili alla facies culturale di Canegrate un nuovo apporto etnico (RITTATORE 1975). I protocelti si sarebbero stanziati accanto ai liguri fondendosi in parte o del tutto con essi e sicuramente influenzando e rinnovando radicalmente la cultura preesistente a cominciare dal rito funebre.
D’altra parte la presenza di un vaso a doppia carenatura a Zignago ea Drusco (che testimoniano una continuità ininterrotta dal Bronzo medio-recente al Bronzo finale) porta a riflettere sulla lunga durata di quei fenomeni che indussero le genti liguri e protoceltiche ad arroccarsi sui monti, vuoi per scelta economico-produttiva, vuoi per conflitti interetnici oppure per resistere all’impatto delle ondate migratorie di nuove genti indoeuropee.
Di certo gli abitanti del Castellaro di Rossano dovettero vivere in una relativa tranquillità, poiché integrarono la propria economia di sussistenza con attività agricole, come attestano la macina e il macinello recuperati.
Difficile dire poi se l’attività agricola fosse praticata in loco o altrove, ma certamente non nelle immediate vicinanze dell’insediamento circondato da coste impervie e precipiti.
Ci sono infine forti perplessità su un’associazione tra l’urna di Rossano e i reperti qui pubblicati, sia perché si riferiscono a due orizzonti successivi, l’uno del Bronzo recente e l’altro del Bronzo finale, sia perché la necropoli non è “a vista” dal sito , come è ragionevole evincere dalla casistica, sia perché distano un chilometro e mezzo l’uno dall’altro. Ad unire i due siti è solo un antico percorso di crinale che probabilmente metteva in comunicazione la Val di Vara ed il Pontremolese, mentre dallo spartiacque tra Val di Vara e Val di Magra un percorso principale (l’attuale Alta Via) collegava questi luoghi al parmense, territorio ligure a pieno titolo per la parte montuosa.
REPERTI
I materiali recuperati consistono esclusivamente in ceramiche frammentate, una macina, un macinello, carboni e rarissimi resti di pasto. Date le modalità di rinvenimento non è possibile fornire alcuna indicazione stratigrafica. Dai tagli “vivi” della parete si è potuto notare che la consistenza del livello antropizzato varia notevolmente da un punto all’altro. Le rilevazioni di scavo dovranno chiarire se i reperti sono franati dall’alto nel dissesto generale del rilievo oppure se i lavori di sterro abbiano intaccato un fondo di capanna come è lecito supporre per i molti pezzi e i frusti appartenenti all’olla, in parte ricostruita, recuperati in un’area limitata.
Sembra che non siano dubbi sull’attribuzione dei reperti a una fase avanzata del Bronzo finale, anche se per la loro esiguità e presenza per n lungo arco di tempo non possano dar luogo ad alcuna interpretazione o raffronto che non tenga conto di tali limiti. Una qualche generica corrispondenza si ha, tuttavia, con i materiali degli insediamenti liguri (Zignago-Vezzola-Uscio-Chiavari-Camogli-grotta Cornarea) del Bronzo recente-finale.
Le decorazioni a solcature parallele sono presenti sia nel Protovillanoviano sia nel Protogolasecchiano, mentre la carena a costolatura obliqua della probabile scodella carenata trova riscontro a Zignago (MANNONI-TIZZONI, 1980), a Uscio (materiali Nebiacolombo, MAGGI, 1990), Chiavari (strato F della necropoli, D’ABROSIO 1988) e a Vezzola (FOSSATI-MESSINA-MILANESE, 19859. Prese bilobate, pur se con un limitato valore cronologico, sono presenti in molti siti del Bronzo finale tra i quali Uscio, Zignago, Candalla (COCCHI-GENICK, 1986), Capriola.
Nell’ambito della ceramica grossolana (preponderante) la doppia fila di impressioni digitate poste sulla carena o alla base del collo di forme biconiche è genericamente riferita a questo periodo ed è presente a Zignago e comune in Lombardia.
Per le forma la frammentarietà dei reperti non permette di attribuirli tutti con sicurezza a forme biconiche, globose, situliformi ecc….Solo la ciotola carenata con ansa a nastro e decorazioni a impressioni sulla carena pare corrispondere a una forma attribuibile al Bronzo finale. Sono numerosi i confronti con ciotole carenate a impasto fine con decorazione a solcature leggermente oblique per i siti citati, mentre con la stessa decorazione valga l’esempio del Castellato di Camogli (FOSSATI-MILANESE, 1982).
DESCRIZIONE DEI REPERTI
Sono stati raccolti 368 frammenti ceramici. Tra questi si distinguono: 29 pareti di medie e grandi dimensioni (20-100 cmq circa); 102 frusti di pareti (9-12 cmq); 4 frammenti di pareti carenata; 17 frammenti di parete con fondo piatto; 13 frammenti di parete cordonata; 9 frusti grandi con cordoni; 23 frammenti di orli; 170 frusti piccoli (2-9 cmq).
- Ciotola carenata con diametro alla carena appena superiore al diametro orlo e ansa a nastro leggermente sopraelevato con attacco inferiore impostato sulla carena su cui presenta una decorazione ad impressioni ovali. Orlo everso, labbro arrotondato. Impasto depurato. Superficie colore neo e rossastro non uniforme, accuratamente levigata.
- Olletta a corpo probabilmente ovoidale (e spalla prominente) con orlo a colletto, labbro arrotondato, sotto il quale è presente una fila di impressioni a unghiate.
- Olletta globulare con orlo lievemente everso, priva di bordo. Sulla massima espansione reca un cordone a impressioni digitate. Presa rettangolare lievemente insellata. Impasto grossolano. Superficie color giallo cuoio.
- Frammento di parete con orlo everso e labbro rastremato con cordone decorato a impressioni digitate sotto il quale si innesta una presa a linguetta poco rilevata. Impasto grossolano. Superficie color giallo cuoio.
- Frammento di parete con orlo everso e labbro appiattito decorato a tacche impresse. Sul punto di massima espansione presenta due cordoni orizzontali paralleli decorati a impressioni digitate. Impasto grossolano. Colore rosso-mattone.
- Frammento di orlo su cui imposta un’ansa nastriforme. Labbro arrotondato. Impasto grossolano. Color grigio-giallo.
- Frammento di orlo dritto, labbro arrotondato, impasto depurato. Superficie lisciata, color giallo cuoio.
- Frammento di orlo con labbro rastremato sotto il quale reca traccia di filadi impressioni. Impasto grossolano. Colore giallo cuoio.
- Frammento di orlo everso con labbro arrotondato. Al di sotto un cordone digitato reca una presa a linguetta appena accennata. Impasto grossolano. Color giallo cuoio.
- Frammento di orlo everso con labbro piatto ingrossato verso l’esterno. Impasto semi-depurato. Superficie lisciata, rossastra.
- Frammento di orlo everso di sottile spessore. Impasto depurato. Superficie lisciata, color giallo cuoio.
- Frammento di orlo everso, labbro appiattito sotto il quale reca una decorazione a file di impressioni. Impasto grossolano. Color giallo cuoio.
- Presa a lingua bilobata con dispositivo di innesto. Impasto grossolano. Colore cuoio.
- Due minuti frammenti di pareti decorate con fasci di solcature orizzontali. Impasto depurato. Superficie color rosso, lisciata e lucidata.
- Frammento di parete sottile conservante la carena lungo la quale corre una fila di piccole impressioni parallele e oblique. Impasto depurato. Superficie color cuoio, lisciata e lucidata.
- Frammento di parete recante sul punto di massima espansione un cordone digitato. Impasto grossolano. Color giallo cuoio.
- Pareti con cordonature a impressioni digitate. Impasto grossolano. Color giallo cuoio.
- Olla frammentata con fondo piatto a 6 cm. dal quale corre un cordone orizzontale digitato.
- Tre frammenti di fondi piatti, nei quali la parete si innesta al fondo formando in due di essi uno spigolo vivo e nel terzo uno spigolo arrotondato.
- Frammento di parete con sottile cordone liscio orizzontale a sezione triangolare. Impasto semi-depurato. Superficie color rossastro, lisciasta alla setcca.
- Macina in arenaria. Macinello arcuato in arenaria, granulazione fine, levigato sulle due facce e picchiettato lungo il bordo.
Sergio Torracca, Un insediamento dell’età del Bronzo finale nello Zerasco, in Giornale Storico della Lunigiana e del territorio lucense, anno 40, Istituto Internazionale di Studi Liguri, 1989