
Chi passa a Casalina, salendo un tratto di sentiero che sale a destra della chiesa parrocchiale, trova un mulino ora non più attivo. La piccola costruzione ha una storia speciale, perché non era sorta come destinata ad essere mulino ma oratorio. La parte finale della storia del mulino la racconta il proprietario Lino Perini-Tavaroni dall’alto della sua novantina d’anni: l’impianto destinato a luogo di preghiera è ancora ben visibile , però l’oratorio non fu mai consacrato e dal 1901 è stato ristrutturato a mulino, rimasto in funzione fino agli anni settanta, soprastante vi è ancora la vasca (“bottazzo”) di carico in muratura con canalette per far scendere l’acqua in giorni di secca; l’interno è ora un micromuseo dell’attività molitoria.
La storia dell’oratorio incompiuto coinvolge le vicende della famiglia Bernardoni, ricostruita con accurata consultazione di archivi parrocchiali da Antonio Rosa. Per narrarla si può partire dal 1353 quando il notaio Donino de Raygafurcis di Parma rogò un atto istitutivo del Benefizio di S. Maria e istitutore fu don Francesco Scacalossi che diventò titolare di un cospicuo patrimonio di cui potevano godere i preti della sua famiglia, dei Brolio di Filattiera e dei Camisani di Versola. Se fra queste famiglie fossero venuti a mancare dei preti, beneficiario diventava un prete del “Comitatus Previdalis” di cui faceva parte Barcola. Qui la famiglia Bernardoni già nel Cinquecento era una delle più importanti della Valdantena grazie ad un’accurata politica matrimoniale e ad una ferrea gestione familiare: un solo maschio continuava la discendenza, gli altri venivano costretti o alla scelta della carriera ecclesiastica o restavano celibi o nubili in famiglia. La sposa del privilegiato veniva scelta tra le famiglie più benestanti e doveva portare una grossa dote, per questo motivo in una famiglia veniva fatta sposare solo una figlia, per ridurre i costi del dotarne più di una.
Partiamo da Lazzaro Bernardoni che il 30 giugno 1776 sposò Teresa Micheli di Gravagna. Ebbe dieci figli, una figlia sposò un Pasquali di ricca famiglia di Torrano, un figlio si sposò per procreare discendenti, gli altri quattro maschi divennero sacerdoti con posizioni di prestigio. Il più rilevante fu don Romualdo Bernardoni (1793 – 1862), rettore di Casalina, fece costruire la nuova canonica e ristrutturare la chiesa che era stata danneggiata dal forte terremoto del 1834 e dall’alluvione del 1839. La struttura originaria della chiesa fu modificata, fu costruito il nuovo campanile e ci mise ” 800 napoleoni” dei suoi, raddoppiò il beneficio parrocchiale donando anche alcuni suoi terreni. Ebbe cura inoltre dell’archivio parrocchiale , aveva esperienza di carte curiali perchè era stato segretario del vescovo: compilò i registri del suo lungo rettorato e rilegò e restaurò tutti i vecchi volumi risalendo fino al Cinquecento e, caso unico in diocesi, scrisse un indice riassuntivo di migliaia di atti tratti dai libri d’anime presenti nell’archivio parrocchiale.
Fu proprio don Romualdo nel settembre del 1844 ad avviare la costruzione dell’oratorio. L’alluvione del 1839 aveva danneggiato chiesa ed abitato di Casalina e fatto crollare il ponte della strada che raggiungeva il paese passando accanto alla chiesa di S. Maria, detta “Casella” e sede dell’omonimo benefizio del 1353. Di questo era titolare il fratello don Francesco Bernardoni ( 1795 – 1871). Il perito del Granducato di Toscana decise di abbandonare il vecchio tracciato e di costruire una nuova strada più a monte e don Romualdo subito fece fabbricare un nuovo oratorio in posizione strategica sulla nuova strada, qualche centinaio di metri più in alto rispetto all’oratorio abbandonato. Sul perché di questa nuova fabbrica sono plausibili due considerazioni: una è che non poteva essere costruito per la famiglia che aveva già da secoli un oratorio privato a Barcola intitolato alla Madonna della Neve, là dove i Bernardoni avevano case, mulini e terreni; l’altra è che non poteva essere utile al beneficio parrocchiale di Casalina. Si può dire che l’obiettivo era di legare il nuovo oratorio alla sua famiglia. La carriera ecclesiastica nella famiglia Bernardoni – oltre che dagli altri due fratelli don Ferdinando (1777 – 1806) parroco di Succisa e don Giuseppe Maria (1799 – 1868), Canonico Penitenziere della cattedrale ed Esaminatore Pro-sinodale e Ispettore delle scuole del Seminario – era garantita da un nipote don Filippo ordinato nel 1836 coordinatore di don Romualdo a Casalina, alla morte dello zio si ritirò a Barcola. Un altro prete Bernardoni, don Pietro, iniziò la vendita di molti immobili: subentrarono nelle proprietà Perini Pietro, Uggeri Fedele, Pedretti Antonio, Botta Caffoni Battista, Piagneri Seratti Maria, Chistoni Davide. Nel 1901 fu venduta la “casetta composta di un solo ambiente ad uso Cappella già costruita dai signori Bernardoni”, l’acquistò Giuseppe Biondi per 120 lire, nello stesso anno diventò mulino, un’iscrizione riporta ” 1901 Conforti fece”. Nel 1943 fu rogato l’atto di successione dei sei fratelli Biondi , una delle quali, Costantina, era la madre di Lino Perini Tavaroni.
Il Corriere Apuano, 16.5.2009