Questo prete pontremolese è don Gioacchino Molossi di Gravagna (Pontremoli) nato il 25 maggio 1790 nella frazione di Valingasca e battezzato il 9 giugno 1790. Un ramo porta il cognome Malossi ed un altro ramo Molossi, questo di sangue nobile. L’attuale solerte direttore della Gazzetta di Parma è appunto un Molossi nobile; un altro ramo di questa famiglia si trasferì, per lavoro, un mezzo secolo fa, nella parrocchia di Mocrone (Villafranca Lunigiana), dove vive tuttora.
Don Gioacchino, dopo le prime nozioni di grammatica prese dal suo parroco, si recò a Pontremoli per farsi sacerdote con un altro fratello di nome Giuseppe. Proprio allora il primo Vescovo di Pontremoli mons. Girolamo Pavesi (1739 – 1820) per la formazione del clero pensò di provvedere alla Diocesi un Seminario, adattando allo scopo l’antico Convento dei Minori Conventuali, situato in Verdeno, in amena posizione. Da allora ad oggi vi sono state portate aggiunte e rinnovazioni, che hanno totalmente trasformato quel fabbricato in un moderno Istituto con locali ampi, pieni di luce e di aria.
Il Seminario ebbe sempre illustri insegnanti, noti per la loro cultura umanistica e per il metodo di educazione. Don Gioacchino fece rapidi progressi nello scibile umano con ammirazione dei superiori; ma, a un certo momento, forte, dinamico, intelligente, si arruolò sotto la bandiera dell’esercito francese in Italia.
Nel 1810 la potenza di Napoleone I era giunta al culmine, dominava mezza Europa: Francia, Spagna, Italia in gran parte, Svizzera, Germania, Olanda, Belgio. Sdegnato contro Alessandro di Russia che non volle assumere il blocco contro l’Inghilterra, da lui ordinato, gli mosse guerra; ma fu un disastro: neve per ogni dove, che impediva il cammino e seppelliva uomini e cavalli. Al passaggio della Beresina ( 26-28 novembre 1812) i Cosacchi circondarono l’esercito napoleonico: 350.000 morti, e 300.000 russi per difendere il suolo della patria.
Gioacchino sempre “brillante per i suoi atti di valore ebbe parecchie decorazioni (1) e promozioni, ma il pensiero di quella orrenda scena rimase talmente impressa nella sua mente, che tornato a casa, dopo un po’ di quiete tra i suoi monti, riprese gli studi in Seminario, esempio non comune di pietà, di studio, di disciplina. Ordinato sacerdote, per qualche tempo ritornò al suo paese natale, in attesa di una parrocchia. Dietro canonico concorso, il 31 dicembre 1822 don Gioacchino veniva nominato parroco di Arzengio, un ameno paese a 4 chilometri da Pontremoli.
Di lui si legge in un documento conservato nell’Archivio parrocchiale: “Rettore prudente, pio, zelante, che con la sua industria e sagacità seppe migliorare la Chiesa, la canonica e il Beneficio parrocchiale”. In questi lavori fu assistito dalla mano d’opera dei parrocchiani, sempre generosi, ieri come oggi. Tutto andava a gonfie vele, quando il 14 febbraio 1834, di venerdì, alle ore 15 una triplice scossa di terremoto rovinò la chiesa, il campanile, la sagrestia, la canonica, lasciando sbalordito lo zelante parroco. Quella visione atterrì anche tutta quella brava popolazione. Il Granduca di Toscana diede per primo un largo sussidio; poi altri ancora da vicino e da lontano. Tutti parroco e parrocchiani si misero all’opera di ricostruzione: muratori, scalpellini, falegnami, con molte giornate, in parte gratuite. Don Gioacchino, sempre generoso, contribuì con pane e vino, e la sua parola ardente.
Anche la Duchessa di Parma Maria Luisa volle contribuire alle spese varie con generose offerte, così pure altre persone altolocate e offerte di povera gente. Ma l’eroe della Beresina , don Gioacchino, si sentiva ormai stanco e vicino al tramonto della vita. Una malattia cronica e anche la vecchiezza dopo un governo di 51 anni, un mese e tre giorni, all’età di 81 anni, spirava nel bacio del Signore, il 3 settembre 1872 lasciando un ricordo indimenticabile. Il suo nome è ancora scolpito in una pietra del cimitero.
Fra Ginepro, Il Corriere Apuano, 16 settembre 1967
(1) Purtroppo è rimasta soltanto una decorazione: una medaglia di Bronzo di Napoleone e la dicitura: ” Campegnes de 1792- a 1815 – A ses compagnons – de gloire – sa derniere – pensèe – St. Helen – 5 maggio 1821 – Napoleon I empereur