I quotidiani della regione informano che il guinadese “Salvatore” (Antonio Cabrelli) arrestato e denunciato come complice nella condanna a morte ed esecuzione di Facio, un comandante del battaglione Picelli, è stato tradotto alle carceri de La Spezia , da dove sarà fatto proseguire per quelle di Massa. Qui si svolgerà il processo , in cui si sono eretti a parte civile i seguaci del comandante Facio. Vivo è l’interesse della popolazione
Per questo processo , che rievoca un episodio della vita partigiana, avvenuto ad Adelano di Zeri, su cui si fermò l’opinione pubblica con giudizi vari.
La stampa dà notizia della tesi che il difensore di Cabrelli, Avv. Mario Fortelli – altra nota figura di partigiano appartenente alla IV Zona Ligure, presenta per il suo difeso: il processo in cui fu condannato a morte Facio era costituito da cinque persone; aveva quindi forma legale. Il capo d’accusa, aver cioè commesso il furto di un lancio destinato ad altre formazioni, fu ammesso dallo stesso Facio in una lettera da lui scritta ai suoi uomini in attesa della fucilazione. Il processo, quindi, di cui, faceva parte Salvatore, non costituirebbe reato. Anche poi volendo ammettere che vi sia stato reato, esso sarebbe estinto per un’amnistia che è stata concessa a favore dei partigiani. Questa la tesi dell’Avv. Fortelli. La stampa non da ancora informazioni del piano su cui la parte civile imposterà la sua accusa contro “Salvatore.
Il Corriere Apuano, 21.9.1945