UNA PROVINCIA POVERA, DIVISA IN TRE CIRCONDARI CHE NON HANNO QUASI NULLA IN COMUNE

Massa e Carrara nell’inchiesta agraria di Stefano Jacini nell’Italia post unitaria

La sinistra liberale, arrivata al potere nel 1876 con Agostino Depretis, si trovò di fronte a grossi problemi non risolti, tra questi la condizione sociale di estreme sofferenze dei contadini. L’agricoltura, a qualche decennio dall ‘unità italiana, continuava ad essere il settore più importante dell ‘economia nazionale, ma soffriva di una grande arretratezza delle tecniche, era contrastata dal governo che spogliò dei beni comunali le plebi contadine del Meridione, gravò i cittadini con nuove imposte erariali, provinciali e comunali e altre ancora.

Stefano Jacini

Per cercare di far qualcosa il Parlamento approvò nel 1877 una legge che prevedeva una precisa indagine sulle condizioni di vita dei contadini e sullo stato dell’agricoltura italiana. E l’Inchiesta ricordata come inchiesta sulla miseria, presieduta da Stefano Jacini , un conservatore di destra, ma illuminato e profondo negli studi economici. Dagli Atti pubblicati nel 1885 indichiamo qualche nota sulla provincia di Massa Carrara, suddivisa nelle circoscrizioni di Massa, Pontremoli , Castelnuovo Garfagnana; la relazione finale fu fatta da Agostino Bertani, medico e deputato di orientamento radicale. Come premessa egli osserva che la provincia dovrebbe scindersi e scomparire in quanto non ha ragione d ‘esistere né storicamente né topograficamente, perché i tre circondari non hanno quasi nulla in comune e non poté illustrarli in una relazione compatta ed uniforme.

Le tabelle sul circondario di Massa e Carrara comprendono dati del censimento 1881 anche degli abitanti dei Comuni lunigianesi di Aulla (6.002), Licciana (4.269), Fivizzano (14.776), Casola (2.929), Tresana (4.131), Podenzana (1.635), Fosdinovo (6.038). Forte era I ‘emigrazione verso Corsica, Sardegna, Maremma, Francia, Americhe. Un terzo degli abitanti viveva di agricoltura, alle cave di marmo arrivavano operai anche dai vicini paesi toscani e liguri perché le paghe erano più alte ed era facile essere assunti. Non c’erano comode comunicazioni, solo la ferrovia Pisa-Spezia e la Marmifera Avenza-Carrara. Modesto era il livello dell’istruzione elementare, in molte frazioni solo scuole facoltative affidate ai parroci, gli asili infantili erano affidati alle suore, nelle campagne molti ragazzi non andavano a scuola per la difficoltà delle strade, lo scarso peso dato all ‘istruzione da parte dei genitori, la povertà. L’alimentazione era scarsissima di carne, alimento comune i farinacei (mais e castagne, poco grano).

Per la moralità si osserva che i reati più frequenti erano di sangue, l’ubriachezza il vizio predominante in campagna, frequenti i furti nei campi, poca la prostituzione registrata, su vasta scala I ‘accattonaggio. Le coltivazioni di pregio erano la vite, l’olivo, il gelso. I sistemi di coltivazione erano ancora estremamente arretrati, poche le macchine agrarie moderne, le tasse erano molto aumentate, pochissime e piccole le fabbriche. La principale ricchezza era a Carrara: 645 cave e attive 327, forte impiego di cavatori e carradori perché la produzione (fatta ancora con sistemi antichi e pericolosi) e I ‘esportazione del marmo erano in continuo aumento. Un quadro complessivo piuttosto sconfortante; da allora le cose sono cambiate…. ma non troppo.

Maria Luisa Simoncelli, Il Corriere Apuano