
Un altro riconoscimento per un vino lunigianese, inserito in una prestigiosa guida a diffusione nazionale; questa volta sono stati i redattori della Guida dell’Espresso, i “Vini d’Italia 2003”, che hanno degustato e valutato oltre 300 spumanti prodotti con il metodo classico. Tra questi figura anche il Brut “La Casella” di Caprio di Filattiera al quale è stato assegnato un punteggio di tutto rispetto: basti pensare che la metà degli spumanti italiani sono stati valutati di qualità inferiore.
Chi pensa che ad un grande nome si abbini un prodotto ottimo sarà sorpreso dal sapere che solo tre spumanti “di grande marca” hanno ottenuto dai giudici un punteggio che può essere definito ottimo; così si scopre che tra gli spumanti giudicati inferiori al Brut La Casella ce ne sono anche alcuni di aziende importanti come il Ferrari perlé rosé talento 98, il Ca’ del Bosco Franciacorta brut, il Bellavista millesimato gran couvée 98, il Berlucchi Riserva speciale Cellarius o il Fontanafredda brut talento.
Dunque a distanza di alcuni anni si può ormai tranquillamente affermare che chi ha scommesso sull’iniziativa di produrre uno spumante proprio in Lunigiana ha avuto ragione. In realtà, a ben vedere, la Lunigiana è una terra di spumanti. Da sempre. Ogni anno l’agricoltore sceglieva con cura le uve migliori per produrre il vino del “bigoncio” che veniva imbottigliato il giovedì santo e già a Natale era diventato un vino frizzante, dopo aver subito un processo di rifermentazione in bottiglia; era il “metodo classico lunigianese”.
Una tradizione che continua a Caprio, nel Podere La Casella, dove si producono ad ogni vendemmia un migliaio di bottiglie di spumante da oltre dieci anni.
Una produzione che viene collocata su un mercato che in buona parte non è quello locale, anche se stanno aumentando in misura notevole i lunigianesi che hanno “scoperto” questo spumante e che approfittano anche per vedere podere e cantina. Una visita proprio come quella compiuta lo scorso anno da Luigi Veronelli che non ha mancato di apprezzare lo spumante.
Del resto la qualità rispecchia la fatica e la cura nella produzione: il vino si affina in bottiglia per ben 3 anni, e richiede una lunga lavorazione. È bene ricordare che quando viene portata in tavola è stata presa in mano oltre 57 volte nelle diverse fasi del percorso che trasforma l’uva in spumante. Anche questo differenzia il Brut La Casella dai prosecchi di origine industriale, ottenuti per fermentazione veloce in autoclave e sottoposti a trattamento termico. Ci sono prosecchi ottenuti anche in un sol mese di lavorazione! Sarà per questo che nella guida dell’Espresso sono sì presenti 180 spumanti “Prosecco”, ma ben l’85% sono stati giudicati inferiori al brut La Casella.
Il Corriere Apuano, 29 marzo 2003