ZERI, IL SUO ETIMO E LA Z DENTALE SIBILANTE


Alcune osservazioni suggerite dalle varie fasi della trasformazione del toponimo zered-jared nella valle media del torrente Gordana, affluente di destra del fiume Magra, mediante la sonorizzazione della dentale sibilante possono offrire elementi utili per altra indagine rivolta alla ricerca dell’etimo del paese di Zeri, nella alta e isolata valle dello stesso torrente. La ricerca non è facile perché i testi medioevali nei quali comincia a comparire il toponimo, generalmente latini e tardi , si riferiscono a una voce già fissata in zirus o zirrus e fatta oscura dalla artificiosa latinizzazione. Solo in qualche testo volgare appaiono, quasi sviste di volgare, voci che tendono a riprodurre quelle parlate, specialmente nelle più numerose scritture e documenti pontremolesi, dove si nota la tendenza al fissarsi della voce zeri (castrum geri), zera etc. . Non è difficile riconoscere il genitivo latino di un derivato maschile della voce gera nel significato di ghiara, o di giareto o gereto, quale indicazione del complesso di una zona torrentizia, come poteva essere, in parte, la valle del bacino d’origine del torrente Gordana anteriormente al sorgervi e all’estendervisi del nuovo abitato che ne trasse il nome. Una forma zera (sonora) persistente tuttora nel dialetto pontremolese, evidente relitto di una voce largamente diffusa.

Altri indicativi esempi di questi primitivi relitti toponomastici si trovano tuttora, come nel caso del piccolo villaggio di Bosco di Rossano (fraz. del Comune di Zeri, alta Valle della Teglia), dove, nella rustica conservativa parlata del piccolo abitato, sperduto tra i boschi, è rimasta intatta la forma primitiva del toponimo ger. Ma risolto questo aspetto del problema etimologico di Zeri o Zera, si presenta l’altro aspetto fonetico della varietà della pronunzia della Z iniziale fissatasi con suono di dentale sibilante nella lezione definitiva. Tale ricerca rende necessaria una attenta osservazione di questo tratto di territorio il quale, in quanto Val di Magra, geograficamente, fa parte della “Liguria Orientale” . Nel predetto territorio vanno però osservate e distinte due aree fonetiche; l’una, la più vasta, dove prevale la z sonora, di tipo ligure, l’altra più ristretta dove compare, caratteristicamente, il suono arcaico della dentale sibilante, fenomeno, del resto che si ritrova, in gruppi più o meno estesi e compatti, in tutta l’antica regione appenninica ligure, così nel versante marittimo, come in quello padano, dal piacentino al parmense, sino al frignano e con espansione nel bolognese. Merita osservazione la particolarità di questa area esistente nella Liguria Orientale che si stende dal bacino della Gordana, ai confini del vasto bacino del Taro, per tutta la destra, e per alcuni tratti superiori della sinistra della Magra, sino all’intero territorio marittimo, presso la foce. Evidente residuo dell’arcaica z dentale, del tutto scomparso dal dialetto di Genova dopo la sua tipica sonorizzazione , come giustamente è stato sostenuto da E. G. Parodi, contrariamente a quanto ha potuto far credere il ben noto passo di Dante dedicato alla z rigida degli Januenses ( De Vulgari Eloquentia, I, XIII-8). E’ però opportuno aggiungere qui, per chiarezza, che nella Liguria orientale le voci “Liguria” e “liguri” sono scomparse dalla terminologia medioevale, il popolo e gli stessi scrittori in volgare conobbero solo le dizioni “genovese”=Genovesato, territorio: e “genovesi”=popolazione, latinamente, Januenses. E’ del resto evidente che nel cit. passo della V.E. sulla “z litteram” le qualificazioni delle popolazioni non si riferiscono a città, ma a regioni; nei Tusci sono indicati gli abitanti della Toscana, come negli Juanuenses gli abitanti del Genovese o Genovesato.

Le precedenti notizie possono offrire elementi di chiarimento, storici e geografici, utili per la illustrazione glottologica della citata lettera “Z” che secondo Dante gli Januenses pronunziavano non sine multa rigiditate e della quale facevano grande uso (maxima pars corum locutionis) tanto che se venisse loro a mancare dovrebbero farsi muti (mutire totaliter), ovvero rifarsi una parlata (novam loquelam). Si è creduto di riconoscere negli Januenses dalla rigida z i genovesi di Genova, ma il latino dantesco non autorizza una tale identificazione, perchè quel termine, nel volgare del tempo, e dello stesso Dante, poteva anche corrispondere a “genovesi”, proprio come si è visto nel senso genericodi abitante del territorio genovese o Genovesato che, nel suo latino, Dante definiva Marca Januensis. Lo genovese parte dal toscano, è detto nel ben noto verso della Commedia. Dante, dunque, conformemente all’uso popolare di allora e di ora, chiamava genovesi tutti gli abitanti del genovese, ovvero Genovesato, corrispondente all’odierna Liguria, voce questa, come si è detto, ignota al popolo, e che lo stesso Dante usava solamente come termine dotto negli scritti latini per indicare la sede del popolo dei Liguri dell’antichità.

L’Alighieri aveva frequentato e conosceva alcuni dei luoghi già descritti della Liguria orientale, nell’estrema Val di Magra; è noto che fu a Sarzana e a Castelnuovo, dove poté udire il tipico rigido suono della “z” dentale, e non sarebbe affatto strano, che, trattando poi di quel rigido timbro sibilante, dal quale il suo orecchio toscano era stato sgradevolmente colpito, non avesse avuto presenti, nel ricordo, gli Januenses tra i quali per la prima volta forse, poteva aver avuto sentore di quel singolare suono sibilante che, tuttora, ricorre, vivacissimo, negli stessi luoghi e che si fa notare, come ben fu detto “quale idiotismo incancellabile” di pronunzia.

Va però aggiunto che l’area di diffusione della “z” dentale non ha una espansione tanto vasta ed uniforme , come vorrebbero alcuni studiosi, perché, come si è visto, anche nel breve tratto del territorio studiato le eccezioni sono numerose, come è dimostrato dalla Val di Vara alta, che appare divisa dal confine linguistico della “z” che serpeggia tra i due lati del fiume.

E sarebbe certamente assai importante scoprire a quali speciali condizioni locali sia dovuta la persistenza della forma primitiva, sonora palatina, del toponimo geri (Zeri), nella parlata di alcuni paesi della Val di Vara, contermini allo zerasco, quali per esempio Zignago, Borghetto, Rocchetta, Brugnato. Ma forse una ricerca sistematica dell’area di diffusione della base gera potrebbe rivelare le tracce di un sostratto di ligure antico , esteso dalla Lombardia alla Liguria marittima, ricerca che contribuirebbe a chiarire il precedente problema della persistenza, in gruppi ristretti della “z” dentale, precedente alla sonorizzazione ligure,

Per le voci gera, giara, ger e derivazioni, cfr. L. Molossi, Vocabolario dei Ducati di Parma e Piacenza, ecc., 1832; e Manuale Top. degli Stati Parmensi, 1856; Olivieri, Dizionario di Toponomastica lombarda, Milano, 1961; per la controversia linguistica sulla lettera “z”, cfr. Dante e la Liguria, cap. I di E.G. Parodi, Dante e il dialetto genovese, pp. 9-11; jer gli esempi cit. di Zirus e Zirrus, ecc. cfr. le Cronache mss. di Villani e i testi di Ser Marione, nella Storia di Pontremoli dello Sforz, val. III; il V.E. cfr. Testo crit. D.O., p. 331.

Manfredo Giuliani, in Archivio storico per le province Parmensi, Ser. 4, Vol. 16 (1964)