CECCARDO, LA “GIOVANE APUA” E “APUA GIOVANE”

di Pietro Ferrari

Tra le iniziative di giovani, che fiorirono in Lunigiana, e precisamente a Pontremoli, nel decennio che precedette la Grande Guerra, é da ricordare la Giovane Apua, anche perchè ad essa, come ad altre manifestazioni lunigianesi di quel tempo, è legato il nome di Ceccardo Roccatagliata Ceccardi.

La Giovane Apua voleva essere un’associazione di giovani, intesa a promuovere un movimento di risveglio e di rinnovamento regionale, negli spiriti, nelle tendenze, nelle forme di vita.

Promotore di quella iniziativa fu Manfredo Giuliani, il quale a distanza di anni, prendendo lo spunto da un accenno contenuto in una serie di Rievocazioni Ceccardiane, da me pubblicate sul Telegrafo (ediz. della Spezia), dal 1933 al 1935  – “interessanti perchè si riferiscono a un periodo poco noto della vita del Roccatagliata e perchè hanno il merito di essere ricordi diretti e non le solite storielle riferite per sentito dire e con le solite frangie”- cosi parlava della Giovane Apua in una sua lettera, veramente fondamentale per chi desideri approfondire quel periodo della vita e della evoluzione poetica di Ceccardo, coincidente per felice ventura, con un singolare momento di risveglio culturale nell’alta Val di-magra:

« L’Apua eroica, dunque, nacque proprio in codesti primi soggiorni pontremolesi del poeta, nè senza svisarne il carattere si può anticiparla, poichè non si può staccare da quelle determinate e particolari condizioni di luogo e di ambiente spirituale, che provocarono non solo la più decisa evoluzione della poesia di Ceccardo, ma anche il cambiarsi del suo atteggiamento poetico, trasformando il solitario e melanconico viandante, l’irregolare sul tipo dei decadenti, nel fiero poeta eroico dei Liguri, nell’aedo di un popolo, che più tardi aspirerà ad essere il poeta d’Italia” (Giuliani: Come nacque l’Apua di Ceccardo Telegrafo, 30-11-33).

Riferendomi a quella lettera, in una successiva nota rievocativa, riconoscevo che l’Apua, o meglio la Giovane Apua, intesa come movimento di rinascita regionale….. si concretò a Pontremoli,durante uno dei soggiorni pontremolesi di Ceccardo e precisamente dopo la solenne commemorazione dantesca di Mulazzo, avvenuta il 23 settembre di quello stesso anno 1906» e aggiungevo: “…il primo e vero suscitatore di quel movimento fu proprio lui, Giuliani, che facendosi rievocatore ed esaltatore delle antiche gesta della gente apuana, ne preparò l’atmosfera spirituale ed eroica. E di quel movimento continuò ad essere il vigile ed appassionato animatore, anche se Ceccardo ne fu il Poeta e l’ “Eroe” più rappresentativo…… Ad ogni modo, ciò che, per opera specialmente di lui, si tradusse in preciso e concreto movimento rinnovatore, esisteva già nello spirito del nostro gruppetto massese, sia pure allo stato di sentimento ancora indeterminato: culto dell’antica storia di Apua, insofferenza delle vecchie forme di vita, allora dominanti, aspirazione verso un rinnovamento di spiriti e di tendenze” (Ferrari: Ancora su Ceccardo a Massa Telegrafo, 5-12-33).

Ceccardo, già noto e ammirato in Val di Magra per i sonetti di Apua Mater, rievocanti l’epica gesta degli Apuani contro Roma, pubblicati a Lucca, nel 1905, dalla Tipografia Marchi, calò da Pieve Pelago a Pontremoli, il 5 dicembre di quell’anno, chiamatovi da Manfredo Giuliani e dagli amici pontremolesi, per leggervi il suo poema. La lettura ebbe luogo il 17 dello stesso mese, nel Teatro della Rosa, e suscitò vivo entusiasmo: tanto che si può dire che, proprio a Pontremoli, Ceccardo fu consacrato poeta della Gente Apuana.

Tra le cose inedite di Ceccardo è anche il discorso da lui pronunziato, a Pontremoli, in quella occasione e che, con altri importanti ricordi ceccardiani, è conservato da M. Giuliani, il quale curò poi, due successive ristampe di Apua Mater: una fatta a Napoli nel 1906 (Manfredus de Julianis edidit) e l’altra nel 1907 a Parma (Edizione per il popolo Apuano; La «Giovane Apua editrice).

A Pontremoli, Ceccardo fece ripetuti e prolungati soggiorni anche nel 1906, vivendo in intima comunione di spiriti con M. Giuliani e partecipando, fra l’altro, al Convegno Dantesco di Mu-lazzo del 23 settembre, nel quale si concretò, appunto, l’idea della Giovane Apua. Ne scrisse, anzi, il manifesto lo stesso Giuliani, che lo pubblicò nel primo ed unico numero di Apua Giovane, rassegna d’arte, storia e filosofia, apparsa il successivo 8 novembre a Pontremoli.

Il manifesto, pervaso di idealità mazziniane, aveva per titolo «La Giovane Apua” (Per una associazione di Giovani) e affermava tra l’altro:

“…..La Giovane Apua è uno dei tanti nascimenti della virtù di una stirpe italica, che produrranno dalla loro armonia la Giovane Italia. È il verbo di Nicolò Machiavelli: le nazioni e le stirpi risorgono quando esse ritornano su sé stesse alle fonti: l’Italia torna ora a Dante e per esso risale alle singole virtù delle stirpi italiche. La Giovane Apua deve formarsi fuori di tutta quanta la vecchia vita, in un isolamento disdegnoso. L’ideale sgorga dal silenzio e dalla solitudine per farsi Apostolato e tradursi quindi in azione. Ai giovani d‘Apua noi inscriviamo una data, una data di Poesia e di Storia: il XXIII settembre del MCMVI…….

E veramente il Convegno di Mulazzo segnò una data memorabile in Valdimagra e lasciò una profonda impressione in quanti ebbero la ventura di parteciparvi.

Ed ecco come si svolse il rito. Fin dal mattino le campane dei dodici paesi del Comune salutarono a festa i pellegrini, accorrenti da ogni luogo dell’alta Valdimagra. Nel pomeriggio, scoperta la lapide scolpita in arenaria, con l’epigrafe dettata da Ceccardo, questi, nel silenzio religioso dei presenti, tra i quali era Giovanni Sforza, il grande storico della Lunigiana, declamò l’ode famosa “Dalla Torre di Mulazzo», da lui scritta durante il suo soggiorno a Pontremoli. Poi, a sera, dopo i rintocchi dell’Ave Maria, Manfredo Giuliani lesse al popolo adunato, ascoltante a capo scoperto, nella pace mistica dell’ora, il Canto VIII del Purgatorio, con la lode immortale alla nostra terra e ai suoi antichi signori.

Si può anche ricordare, per esattezza storica, che Giovanni Sforza aveva disertato il grave e accademico convegno di Sarzana per partecipare a quella giovanile celebrazione dantesca di Mulazzo e che, anzi, si era generosamente offerto di leggere l’ode ceccardiana in luogo del Poeta, infelicissimo nella pronunzia e nella declamazione. Ma Ceccardo non accettò l’offerta e tanto a Mulazzo come poi a Sarzana, preferì “cantilenare” egli stesso la sua ode, in quel suo modo caratteristico, che non era certo il più adatto alla comprensione dei suoi versi.

A proposito della rivista «Apua Giovane è opportuno ricordare che essa era stata annunziata, fin dal 15 luglio di quell’anno, con una squillante circolare, che diceva:

“Un manipolo di giovani scrittori lunigianesi si è prefisso, rievocando l’aspra e fiera gloria degli antichi padri Apuani, e illustrando l’arte e le leggende delle chiese e delle castella, onde lor madre terra ancor incorona le verdi valli risonanti del perenne strepito del Magra, chiarir qualche pagina oscura di lor gente, riesaltarne qualche bel mito. Vasta e ardua è l’impresa; temerario forse l’ardire; pur a quei giovani è stimolo, è sprone l’ombra di Dante, che  sui lor monti si è seduto tra il sorriso di Alagia Fieschi – che forse il grande Esule intenerì col ricordo di Beatrice – e il rosseggiar delle Panie, come meschite d’Inferno, al crepuscolo tardo; è stimolo, sprone e gioia Michelangelo artiere, il quale lunghi mesi cavalcò per lor marmoree rinchiostre a trarne marmo per gli Iddii e per gli eroi. Questo bel sogno tenteranno quei giovani integrare in una rassegna d’arte, di storia e di filosofia, la quale uscirà nel prossimo settembre, con il titolo di Apua. Sarà diretta dal poeta Ceccardo Roccatagliata Ceccardi e avrà per redattore capo Manfredo Giuliani».

Dopo il convegno di Mulazzo, il titolo di Apua si precisò in quello di Apua Giovane, col quale, appunto, si pubblicò la rivista, che doveva essere il giornale di battaglia della Giovane Apua. Ма, tanto nella prosa della circolare, come in quella della premessa della rivista, è il segno inconfondibile dello stile di Ceccardo. Anzi, la premessa, dopo aver riprodotto il primo periodo della circolare, esponeva, in pochi periodi, il programma d’azione di Apua Giovane, che si proponeva di “raccogliere l’espressione e le attitudini varie dell’ingegno ligure e specialmente apuano», al disopra di ogni tendenza politica degli scrittori. E diceva: “all’azione di viltà tentata dall’Herve, opporrà con vivo impeto l’ideale di una bella patria viva di tutte le energie, compresa quella militare; perchè con Machiavelli Apua pensa che senza esercito forte e proprio non vi possa essere nazione e patria. Così essa combatterà contro gli antimilitaristi, nemici della patria e dell’”eroico», imbelli voci di femmine e di egoisti…”.

Una nota in calce avvertiva: “… Apua Giovane non accetta recensioni e rifiuta la collaborazione femminile “.

Seguiva, della stessa mano di Ceccardo, questo ammonimento: “ Per buon avviso diciamo a chi può interessare che gli uomini di Apua Giovane amano tanto la penna quanto la spada; che potran per questa deporre talvolta quella, ma che mal si illuderà chi traendoli a una prova di arme conghietturi di disviarli da una loro meta chiudendo lor la bocca di un suggello cavalleresco: essi dopo il breve antico giuoco riposta la spada riprenderanno la penna “.

Romanticismo? Forse. Ma non bisogna dimenticare che quei giovani appartenevano alle generazioni uscite dal clima spirituale dell’Ottocento: generazioni romantiche e idealiste, ma che seppero essere pari alla prova tremenda della Grande Guerra. E, forse, la storia non segnerà più un così grande olocausto di sangue, santificato da tanta e cosi eroica virtù di rinunzia e di sacrificio!

Di quel primo e unico numero di Apua Giovane scrisse più tardi lo stesso Giuliani, nella sua ricordata lettera, che fu un «vero manifesto di rivendicazione nazionale, animato di spiriti mazziniani, dove quelle complesse aspirazioni tendevano ad esprimersi  in una sintesi ideale di antico e di nuovo, in quanto la propugnata unificazione del diviso territorio della scomparsa Luna che aveva fuso vinti e vincitori – assumeva il significato di una restaurazione ligure romana, e l’auspicato riconoscimento della nuova metropoli regionale. La Spezia, schietta creazione della nuova Italia, rappresentava la vittoria del Risorgimento contro le superstiti traccie delle divisioni dei vecchi Stati».

Ma la concezione della metropoli regionale, intesa nel senso di centro d’attrazione delle sparse membra dell’antica Lunigiana e rappresentata dalla nuova Spezia, erede dalla vecchia Luni, fu prospettata da Ubaldo Formentini in un suo articolo basilare, dal titolo La metropoli apuana, pubblicato sul primo numero della rivista.

Si può aggiungere che «successiva espressione di quel movimento, sul terreno della nostra realtà regionale, fu Lunigiana, il vivace periodico, in cui Giuliani trasfuse la sua ansia critica e battagliera e combattè le sue più belle battaglie: tra tutte memoranda quella per la provincia della Spezia (Ferrari: Ancora su Ceccardo e Massa; cit.).

E’ da tener presente, a questo proposito, che il movimento di Lunigiana, pure nella sua particolarità e indipendenza, si riconnetteva a quel caratteristico movimento giovanile culturale e d’azione italiana, sorto intorno alla Voce di Firenze, la quale, infatti, accennò più volte con simpatia al giornale pontremolese: ciò che prova come la gioventù lunigianese d’allora fosse vigile e pronta e sapesse inserirsi in movimenti nazionali di cultura d’avanguardia.

Il soggiorno a Pontremoli rappresentò per Ceccardo uno dei momenti più decisivi della sua vita di poeta. E fu a Pontremoli che si pensò anche, per la prima volta, a raccogliere in volume l’opera poetica ceccardiana: proposito che potè essere attuato solo nel 1910, a Genova, per cura di una «Società Editrice Ligure Apuana”, con la pubblicazione di «Sonetti e Poemi”, che segnò la consacrazione definitiva della fama del poeta.

E risponde a verità quanto fu già detto e cioè che a Pontremoli, più che altrove, trovò Ceccardo larga e cordiale ospitalità; e vi ebbe amici e ammiratori veggenti, primo fra tutti Manfredo Giuliani; e vi trascorse, forse, i giorni più riposati e sereni della sua vita incerta e senza pace, Per questo, è da augurare che anche a Pontremoli, come già si è fatto alla Spezia, si pensi a ricordare, con un segno tangibile e in un modo degno, il Poeta di “Apua Mater” (Ferrari: Ceccardo a Pontremoli Telegrafo, 10-1-35).

E l’augurio rinnoviamo oggi.

Ma, tornando all’ospitalità pontremolese, che lo stesso Giuliani dovette rivendicare, più tardi, in uno spunto polemico con Lorenzo Viani (Giuliani: Lunigiana inospite – Telegrafo, 3-5-35), è pure certo che essa non fu dimenticata dal Poeta, nella sua errabonda e dolorosa esistenza. E in Valdimagra, in qualche ora di tormento, egli sognò anche di dormire il suo ultimo sonno, sotto i cipressi della vecchia Pieve di Filattiera.

Hic constitit viator!

Ma anche questo suo sogno non ebbe compimento.

P. Ferrari, Ceccardo, La “Giovane Apua” e “Apua Giovane”, pubblicato in Il Campanone – Almanacco Pontremolese, Scuola Tipografica Artigianelli di Pontremoli, 1940

L’immagine di introduzione alla pagina è tratta dall’articolo “Ceccardo Roccatagliata Ceccardi poeta di storie e luoghi apuani” del Corriere Apuano del 26.9.2019

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