

Per la raccolta delle castagne i contadini utilizzavano un cesto costruito con bacchette di castagno decorticate e assottigliate e da un manico che ne consentiva il trasporto; il fondo era costituito da intreccio di scozi a forma di stuoia.
Gli uomini usavano anche agganciare un sacchetto di canapa (il taschello) alla cinghia dei pantaloni.



La “moila” è un attrezzo che veniva utilizzato per raccogliere le castagne senza pungersi le dita. Era composta da una molla metallica ricurva alle cui estremità erano fissate due asticelle di legno; per agevolare la raccolta delle castagne alle due estremità delle asticelle erano fissate due piastre metalliche dentate. Con la mano destra si prendevano nel palmo entrambe le asticelle e si stringevano sino ad afferrare la castagna ed a depositarla nel cesto. Era particolarmente utile per raccogliere le castagne cadute dall’albero ma ancora all’interno del riccio. La “moila” è stata sostituita dai più comodi e pratici guanti di gomma.

La raccolta delle castagne era un lavoro lungo e faticoso e non prevedeva il rientro a casa a mezzogiorno. Alla mattina presto si caricava sulla “traza con la bena” tutto il necessario, cesti, “moile“, sacchi di iuta, il pranzo e il fieno per la mucca.
La raccolta avveniva con qualsiasi condizione meteorologica, i tempi andavano rispettati, pena il decadimento della castagna con danno sia qualitativo che quantitativo. Quando la giornata era particolarmente rigida, nella parte del bosco dove la raccolta era già stata effettuata, si ammucchiavano foglie e ricci e si accendeva il fuoco. Qualche castagna rimasta intrappolata nei ricci cominciava ad esplodere e quando si andava al fuoco per riscaldare le dita intirizzite, se ne gustava qualcuna, erano saporitissime.

Se piovigginava i raccoglitori si proteggevano mettendosi sulla testa un sacco di iuta al quale erano stati fatti entrare uno dentro l’altro i due angoli cuciti, in questo modo si coprivano la testa e le spalle.
A sera si caricavano sulla “traza con la bena” i sacchi di castagne raccolte e si rientrava a casa.
Quando i castagneti erano troppo lontani dal paese venivano costruiti in loco degli essiccatoi – i casoni – che fungevano anche da seconda casa per il periodo di raccolta che poteva durare diverse settimane. I casoni erano costruzioni con muri a secco, ad un piano e copertura del tetto a piagne. Un reticolo di assi di castagno distanziate di ca. 1,5 cm poggiava sul muro, al di sotto del tetto e costituiva la parte del gradile dove venivano stipate le castagne per l’essicazione.




Le foto dei raccoglitori, ove non indicato diversamente, sono di Giorgio Borali