
Come si evince dal nome la brigata Matteotti Picelli è l’insieme di due gruppi che ad un certo punto hanno deciso di percorrere una strada comune.
Il primo gruppo a costituirsi è stato il “Picelli”, legato al PCI di Parma e che ha iniziato ad operare nel gennaio del 1944. Il gruppo si costituisce intorno a Fermo Ognibene che ne diventa il comandante, Vicecomandante è Dante Castellucci “Facio”, sfuggito alla cattura insieme ai fratelli Cervi fingendosi cittadino francese.
Diverse le azioni compiute dal gruppo, tra tutte l’attacco nel marzo del 1944 al casello ferroviario tra Grondola e Guinadi ed alla stazione di Guinadi il giorno successivo.
Per sfuggire ad un duro rastrellamento della Xa MAS il gruppo si divide in due, Fermo Ognibene e i suoi uomini si fermano a Succisa dove, a seguito di una delazione, vengono sorpresi dai militi, nello scontro resta ucciso Fermo Ognibene, Dante Castellucci ed i suoi raggiungono invece il rifugio al Lago Santo dove, sorpresi anch’essi dai tedeschi, scrivono una delle più pagine più gloriose dell’intera lotta di Resistenza.
Nove partigiani, circondati da un drappello di oltre 100 nemici, impegnano i tedeschi per oltre 24 ore quasi in un corpo a corpo anche all’interno del rifugio, sino a quando i teutonici, decimati, decidono di rientrare per riorganizzarsi con forze fresche, lasciando tre sentinelle di vedetta. I partigiani riescono ad eluderne la sorveglianza, sganciandosi a gruppi di tre e raggiungendo senza perdite l’Alta Valle del Verde.
“Facio” assume il comando del gruppo.
Il gruppo, sull’onda dell’eco della vicenda Lago Santo, registra un elevato ingresso di forze nuove, ma si creano problemi logistici legati alla mancanza di armi, vestiario e cibo, tanto che “Facio” deve organizzare un assalto in banca per reperire risorse.
In questo periodo matura all’interno del gruppo una contrapposizione tra “Facio” ed il commissario politico Antonio Cabrelli circa il posizionamento degli uomini (Facio vorrebbe restare nella zona del parmense, Cabrelli spinge per la zona dello spezzino).
Il pretesto per far fuori “Facio” non solo metaforicamente ma fisicamente è l’accusa di essersi appropriato di armi paracadutate da lanci alleati che sarebbero spettate ad altri raggruppamenti. “Facio” viene arrestato il 21 luglio, condannato da un tribunale improvvisato e fucilato la mattina del 22 luglio 1944. E’ una pagina nera per il movimento partigiano, oscura dove i contorni non sono stati chiariti ancora del tutto, ma sembra oramai acclarato che l’accusa sia stata pretestuosa per eliminare probabilmente ostacoli ad un preciso disegno politico. Sino all’ultimo accanto a Facio è rimasta la sua compagna, la partigiana pontremolese Laura Seghettini.
Seguono momenti difficili per la brigata Picelli, con contrapposizioni personali forti, accuse e controaccuse che porteranno di lì a qualche mese alla fusione con il gruppo “Matteotti”.
L’idea di far nascere un gruppo di combattenti di ispirazione socialista nasce dopo i terribili giorni del rastrellamento nazi-fascista del 3.8.1944, il comando viene affidato a Franco Coni, già militare di carriera; si avverte la necessità di avere uomini preparati per fronteggiare situazioni delicate e pericolose come i rastrellamenti.
Il gruppo si mette in evidenza con una serie importante di azioni ma deve anche registrare situazioni incresciose derivanti dall’aggregazioni di personaggi discutibili che operano spesso in proprio, al di fuori delle regole, con requisizioni e appropriazione di danaro.
Quando il Coni a novembre decide di mettersi in proprio, i due gruppi “Picelli” e “Matteotti” decidono di unirsi sotto il comando di Nello Quartieri, il quale riesce bene nel compito di amalgamare i due gruppi creando sintonia e intenti comuni.
La coesione e la determinazione degli uomini del gruppo sarà particolarmente importante in occasione del rastrellamento del 20.1.1945 quando in situazioni climatiche drammatiche (freddo intensissimo e neve alta anche due metri) oppongono strenua resistenza evitando che si compia l’accerchiamento con il ricongiungimento dei reparti tedeschi provenienti da Brugnato con quelli in movimento da Pontremoli.

Nello Quartieri a destra e Ugo Bonanni a sinistra, rispettivamente Comandante e Commissario politico del Battaglione “Matteotti-Picelli”, sfilano alla Spezia il giorno della Liberazione (foto tratta dal sito isrlaspezia.it)
Rallentato il movimento nemico il gruppo si sgancia salendo verso il Gottero, sottraendosi alla manovra dei nazi-fascisti, e dopo una decina di giorni gli uomini possono rientrare nel loto territorio, dove si impegnano a ricostituire una quotidianità quanto più regolare possibile per la popolazione.
Nei mesi successivi sono diverse le azioni che vedono coinvolta la Brigata “Matteotti-Picelli” , quella più amara e oscura è relativa all’attacco coordinato con altri gruppi partigiani su Pontremoli che, mal organizzata e mal gestita soprattutto da parte Alleata, lascia sul campo morti e feriti.
Il 25 aprile 1945 gli uomini del “Matteotti-Picelli”, con alla testa Nello Quarteri “Italiano”, sfilano con le altre formazioni partigiane per le vie della Spezia.