RICORDANDO DON PIERO LECCHINI NEL TRIGESIMO DELLA SUA SCOMPARSA

Don Piero e il culto dell’amicizia
Chiedo venia ai lettori di queste note, se la mia penna non riuscirà – e non potrà riuscire perché per l’occasione si è fatta ancora più greve e pesante, a delineare, sia pure per sommi capi, la figura di un caro amico che non è più. Le idee, i ricordi, i pensieri si accavallano nella mente frastornata ed i sentimenti di amore, riconoscenza ed affetto fanno turbine nel tormento del cuore.
La mia amicizia con don Piero, nata negli ormai remoti anni del Seminario, è andata crescendo di intensità di anno in anno, ed ora che non è più, mi sento più povero e solo.
Sto scrivendo questi ricordi con il cuore in mano per piangere con coloro che hanno amato l’amico scomparso; per ammirare un prete grande che ha onorato la Chiesa Apuana con piena dedizione e generosità sacerdotale.
Caro don Piero, anche tu sei partito. Il Signore ti ha dato, è vero, il Suo appuntamento, forse con un po’ di anticipo, però, in questo incontro io vedo la fretta di Gesù per ricompensare la tua generosità sempre sorridente e benevola, il tuo ottimismo ed impegno sacerdotale nella vita privata, educativa e pubblica.
Eri sempre pronto a scusare tutti, a perdonare tutti, ad aiutare tutti.
Ognuno di voi conosce qualcosa di don Piero; della sua bontà, della sua cultura, della sua disponibilità senza confini. La sua era un’amicizia ricca, profonda e delicata. Agli amici più intimi – ai quali mi onoro di appartenere – ha donato la sua anima.
L’anima non va salvata come si salva un tesoro, va salvata come si disperde un tesoro: donandola.
Io sento che in mezzo a voi vi sono molti con il cuore gonfio come il mio, con la lacrima ai bordi dell’anima, con un senso di vuoto perché voi come me, sapete che è venuto a mancare un grande amico sul quale si poteva fare affidamento sempre ed in ogni circostanza.
Spero tanto che nel suo ricordo, la mia solitudine diventi più sopportabile.
Ma don Piero non fu fedele all’amicizia soltanto, ma fedele sempre: ai grandi impegni del sacerdozio che amava come essenza della sua vita, fedele nel servizio amoroso alla Chiesa, fedele agli impegni del lavoro che svolse sempre per incarico della Chiesa, e nella fedeltà alla Chiesa.
Don Piero Missionario
Posso, a giusta ragione, definirlo così il caro amico scomparso. Il suo dono preferito, il suo carisma, la sua missione era l’apostolato della parola, ed anche della stampa avendo diretto per un decennio il settimanale diocesano. Ma specialmente la parola di Dio costituiva il suo pezzo forte. Dal Fivizzanese allo Zerasco, dalla Valdantena al Mulazzese, dalla vallata del Magra a quella del Taverone; da Torsana a Braia, per ricordare le parrocchie più minuscole; da Pontremoli, Filattiera, Villafranca, Fivizzano, Bagnone per menzionare le più importanti; tutte le parrocchie della Diocesi, senza eccezione, hanno avuto modo di ascoltare la sua parola dotta, profonda, penetrante.
Un’altra prova di donazione generosa di ste stesso a Dio e alle anime.
Ovunque sapeva conquistare amicizie, consensi, simpatie.
La più bella predica della sua vita, sigillo di una testimonianza eroica, è stata la sua malattia.
Don Piero e la Madonna
Quanto sia stato grande il suo amore alla Madre di Dio non c’è chi non sappia. Il Santuario della Madonna del Monte , nel territorio di Pozzo, di cui D. Piero fu parroco per vent’anni, ha conosciuto tutto il suo fervore, tutta la sua attenzione per renderlo più bello ed accogliente, tutti i suoi sacrifici e la sua generosità.
Ed anche in seguito, nominato parroco di Mignegno, il suo pensiero e il suo cuore, restarono lassù, accanto alla sua Madonna e non perdeva occasione per tornare, pregare e lasciare segni tangibili del suo grande cuore.
Ma la sua devozione a Maria non si esauriva nel ricordo della sua Madonna del Monte.
Ecco un particolare che vorrei fosse meditato da tutti noi. Eravamo di ritorno dall’Ospedale di Garbagnate Milanese dove D. Piero era stato sottoposto a un grosso intervento chirurgico diretti al reparto di angiologia dell’Ospedale di Castelnuovo Monti. Le speranze di guarigione sembravano farsi più consistenti. Giunti a Castelnuovo, prima di entrare in Ospedale, ecco D. Piero che dice: “Portatemi ora a ringraziare la Madona della Pietra ( la Pietra di Bismantova sovrastante Castelnuovo Monti), poi andremo in ospedale.
La sua malattia e la sua fine
Qui le parole vengono a mancare e dirò soltanto che il suo calvario, fatto tutto di sofferenze, alle volte anche atroci, durò ben sei anni con fasi alterne di speranze e di sconforto.
Pur nel tormento della carne, non ha mai avuto un attimo di ribellione, né un accenno alla disperazione .
Per tutto questo tempo non ha più conosciuto la gioia del sonno ristoratore.
A Dio, D. Piero! Ancora per un poco!
Nel tuo insegnamento e ricordo indimenticabile, noi, tuoi amici ed ammiratori, attenderemo il ritorno alla Tua casa, per ritrovarci tutti, pronti alla resurrezione finale.
E per chiudere questa mia prosa disadorna e senza pretese, vorrei presumere di avere delineato abbastanza chiaramente la figura umana e sacerdotale di un amico che è stato l’amico di tutti e che tutti ha servito con animo grande.
Penso anche cosa sorpassata e superflua presentarlo in fogge militaresche e di parte che non si addicono – ne sono certo – né alla sua intelligenza, né al suo cuore , né alla sua nima.
D.U.C. , Il Corriere Apuano, 30 ottobre 1982