
Manfredo Giuliani scriveva che “ anche i più caratteristici mezzi di trasporto delle derrate agricole usati un tempo dai contadini lunigianesi, paiono essere lascito del celtismo. Sto parlando della tragia e della bena, quelle particolari slitte la cui invenzione certo precede l’invenzione della ruota e che molto ricordano le slitte da trasporto degli indiani d’America dette Travois. L’intelaiatura è costituita da due stanghe di legno, solitamente di cerro decorticato, detta gambole, unite ad un piolo di legno o di ferro che si aggancia al giogo; a queste venivano appoggiate due stanche più corte fermate con cavicchi di ferro e unite tra di loro da altre due traverse di legno. La tragia era poi detta bena, quando su questo telaio veniva appoggiata una capace cesta ovale ottenuta intrecciando rami di castagno o di salice. Etimologicamente il termine tragia è una derivazione del latino volgare “treiia”, a sua volta derivato dal latino classico “trachea” (=”slitta”), incrociato con “veia” (=”carro”, un mezzo di trasporto del quale ci fornisce indicazione scritta per la prima volta Strabone due millenni fa precisando che aveva un nome celtico: “benna”.


La traza era il mezzo comunemente utilizzato per trasportare legna, castagne, uva, patate, letame e consisteva in quattro legni di castagno o acacia belli diritti e decorticati, fissati tra di loro a formare un rettangolo di ca 1,20 per 0,90 sui quali veniva posta la bena, una specie di grande cesta composta da verghe di castagno lunghe e sufficientemente grosse, intrecciate tra di loro. Ai quattro legni venivano fissate due stanghe che opportunamente collegate al giogo (zu) permettevano alla mucca di trainare il mezzo. Nelle località meno impervie e con strade adeguate era possibile utilizzare contemporaneamente due mucche per il traino della traza utilizzando un diverso giogo. I quattro legni e le due stanghe erano tenuti insieme da quattro verghe di castagno di ca 50 cm stagionate (keice) inserite nei fori praticati con un trapano a mano.




La treina montata sulla struttura della traza permetteva di trasportare il fieno. Il contadino copriva con rami le due ali trasversali per evitare che il fieno toccasse per terra e cominciava a caricare il fieno con il forcone. Raggiunto il mezzo metro circa, una persona lo aiutava pressando il fieno con i piedi. Con il rastrello venivano pettinati i quattro lati per evitare che, strada facendo, con i sobbalzi se ne staccasse una parte. Terminata questa fase veniva issato lo sparsell (lungo ramo biforcuto) che, fissato con due pioli alla due aste verticali, stabilizzava il carico. Il contadino legava il giogo alla mucca che poteva così prendere la strada di casa trascinando il carico di fieno per le strette e dissestate stradine che dai prati portavano al paese.


I comandi alla mucca venivano impartiti mediante una sorta di museruola (muraja) a forma di tenaglia; si inserivano nelle narici le due estremità arrotondate ed una corda nei due anelli presenti all’altra estremità. La corda veniva fatta passare attorno alle corna della mucca o del bue. Se si tirava la corda la muraia esercitava una forte pressione sulle mucose del setto nasale dell’animale inducendolo ad eseguire l’ordine impartito dal contadino che poteva essere di arresto (corda tesa sulla schiena), girare a sinistra (corda distesa sulla sinistra del corpo della bestia) oppure a destra (corda distesa sulla destra dell’animale). L’esecuzione di questi comandi era particolarmente importante quando il bovino stava trainando la traza oppure la treina ed una manovra errata poteva causare problemi .

