(1) Veder per informazione: Studi veleiati. Atti e memorie del I Convegno di Studi Storici e Archeologici, Piacenza-Veleia, 29-30 marzo 1954, Piacenza, Ente Provinciale del Turismo, 1955.
(2) Rinvio per questo al mio vecchio studio sulla regione del Gottero: L’Appennino Parmense-Pontremolese, Appunti di geografia storica, in “Biblioteca della Giovane Montagna”, n. 69 (1929).
(3) Cfr. Giovanni Mariotti, Gli scavi di Veleia e le tombe dei Liguri veleiati, Parma, 1934, estr. da “Crisopoli”, 1934; Il monte Penna in passato, nei “Quaderni della Giovane MOntagna, n. 17, ppg. 56 e segg.; La Pieve di Santa Maria di Fornovo, nelle Pievi medioevali dell’Appennino Emiliano-Ligure, fasc. 4°, in “La Giovane Montagna, Parma 1031e spec. il cap. XII: Il Pagus Mercurialis della Tav. Veleiate e il conciliabolo di Rubiano.
(4) per il testo critico della Tavola di bronzo della Polcevera, si veda Vittore Pisani, Manuale storico della lingua latina, Torino, III, (1950), pp. 23 segg. ; si vedono pure le lettere di Cornelio Desimoni negli “Atti della Società Ligure di Storia Patria”, fasc. II, pp. 531 e segg. e passim; per la Tavola Alimentaria di Traiano (Veleia), cfr. Bormann nel Corpus Inscr. Lat. , XI, p. 222.
(5) Sulle notizie generali ed i problemi r elativi alla storia del pagus, si rimanda ai classici studi di G. Mengozzi, La città italiana nell’Alto Medioevo, Firenze, 1931, specialmente pp. 161 e segg. e pp. 338 e segg.; e ai non meno importanti studi di A. Mazzi, Studi Bergomensi, Bergamo, 1888.
(6) La chiesa parrocchiale era intitolata a S. Lorenzo Martire: in un estimo della chiesa di Luni del 1470 era elencata come cappella della Pieve di Saliceto, mentre successivamente si trova attribuita alla Diocesi di Brugnato, insieme con 11 oratori sparsi tra le varie ville del Castello di Zeri (Cfr. Sforza, Storia di Pontremoli, II, 632 e nota). Poichè, come è noto, gli ordinamenti ecclesiastici antichi sono, quasi sempre, sicure indicazioni delle precedenti circoscrizioni e suddivisioni pagensi, in questo caso, viene certamente a mancare un dato per la ricostruzione territoriale. Queste incertezze delle giurisdizioni ecclesiastiche locali vanno forse collegate alle trasformazioni della demografia dell’Alta Val di Magra, nell’Alto Medioevo, per l’azione spiegata sugli assetti locali della conquista del fondovalle dovuto allo sviluppo della via di Montebardone e per le conseguenti trasformazioni territoriali. Cfr. le mie Note di topografia antica e medioevale del Pontremolese, in questo Archivio, n. s. XXXV (1935), pp.127 e segg. ; e per la parrocchia di Zeri, v. pure U. Formentini, Brugnato, nelle memorie dell’Accademia Lunigianese di Scienze G. Capellini, 1940, pp.14 e 46 (dell’estratto).
(7) Cfr. Malaguzzi Valeri, Costituzioni e Statuti nell’Appennino Modenese, Rocca San Casciano, 1895, p. 499
(8) Cfr. le cit. lettere di Desimoni, negli “Atti della Società Ligure di Storia Patria”, cit. pp. 531 e segg.
(9) Giov. Rolando Villani nei suoi Annales, ms. presso gli eredi del sen. Cimati di Pontremoli, C. 32. Il V. suole andantemente scrivere Vallis Zirri. Il termine vallis, nel senso anche di distretto giurisdizionale, fu comune, nel medioevo, anche in Val di Magra, specialmente nei territori di tipo pagense. Si diceva la Valle di Zeri, la Valle di Rossano, collegata evidentemente a vallum. Per le vecchie interpretazioni erudite del toponimo Zeri si può vedere Gargiolli, Calendario Lunense per l’anno 1836, Fivizzano, pp. 66-7, 78. Anche il toponimo Rossano può dar luogo a qualche dubbio etimologico per una sospettabile tarda falsa etimologia da una base rubr-, sostituitasi alla originaria robe-, da Robeone, nome della divinità attinente al culto delle acque da cui appunto si suppongono derivati i vari robiani o rubiani che si riscontrano nei territori dei Liguri antichi. Ciò potrebbe essere confermato dalla situazione di Rossano, posto come si trova tra i rivi delle sorgenti del torrente Teglia. Si veda le osservazioni di G. Mariotti, La Pieve, cit. p. 37, e di Formentini, Forma Reipublicae Veleiatum, nel “Bollettino Storico Piacentino”, XXV (1930), pp. 5 e 6.
(10) Si possono aggiungere altri esempi di toponimi con suffissi di tipo ligure, quale “Canosco” (Tecchia di Canosco) nell’alto bacino del torrente Verde, mentre non molto lontano dal territorio zerasco, nella regione del Gottero, spiccano i toponimi di “Cacciarasca”, (Albareto, diocesi di Pontremoli) e “Porciorasco” (Varese Ligure). Merita studio il ricordato toponimo “Tarasco”, sebbene si trovi lontano da Zeri, sulla sinistra della Magra, nelle propaggini dell’Orsaro. E’ il nome di uno dei piccoli villaggi di Dobbiana, formazione di tipo pagense, composta di piccoli abitati, molto sparsi sulla costa montuosa. In una località relativamente centrale sorge, isolata, la chiesa. Tarasco è situato sulla destra di un rio detto “Ardondola”, che, ingrossato da altri corsi d’acqua, assume il nome di Canale di Tarasco, il quale, poco dopo, prendendone il nome, affluisce nel canale di Dobbiana, che scende dal territorio della chiesa. L’ultima villa del paese è detta Masèra, posta sul fianco di un erto poggio, coperto, sulla vetta, dalle rovine di un castello medioevale, demolito al tempo e per volontà del Comune di Pontremoli, il quale era stato forse costruito sopra una precedente fortificazione non murata. La fortificazione è indicata nei documenti col nome di “Muceto”. Altri toponimi in -asca si trovano nel più settentrionale bacino della Magra, quali Vallingasca (Gravagna) e Barborasca (verso la Valdantena).
(11) Vedi le caratteristiche disposizioni del 1285, dei vecchi Statuti perduti, riportati negli Statuti di Pontremoli, riformati da G: Galeazzi Visconti, L. V. capp. IV, V, VI, VII. La presenza del toponimo Sesta ( La Sesta) ricorda probabilmente la numerazione a miglia di una strada romana, di servizio locali, connessa a Luni.
(12) Sul guado del Groppus de Tabernula vedi le mie Note di Topografia, cit. p. 13, e per la via quae vadit Januam, cfr. Statuti di Pontremoli, L. IV, capp. XXXIV, XXXV, XLIII
(13) Il “Faggio Crociato”, più volte ricordato, conforme all’uso di segnare i confini con croci “cruxare” incise sulle rocce, o sul tronco degli alberi mediante capocchie di chiodi infissi , sorgeva come un contrastato termine tra le valli del Tarodine e del Verde. Abbattuto per rappresaglia nel 1600, il suo antico tronco lasciò una impronta così larga, da potervi poi inserire, lungo il suo diametro, due pilastri, per l’indicazione del passo, sui quali furono murati due Santi, onde il nome nuovo ” Foce dei due Santi”. Per la spedizione del Podestà piacentino Saporiti, cfr. Sforza, op. cit. , I, 132 e segg.
(14) Per le notizie relative a questa antica via ligure, alle sue vicende e alle vertenze giuridiche e politiche cui dette luogo nel corso dei secoli rimando alle mie note Note di Topografia,cit., dove sono state, per la prima volta, rese note e ampiamente illustrate. Vedi pure l’importante studio di Ubaldo Formentini, S. Venerio, nelle “Memorie dell’Accademia Lunigianese di Scienze G. Capellini”, 1937, pp. 26 e segg. , dove la via è riconosciuta anche come Salaria, per il trasporto del sale dal golfo lunense e per uno dei grandi cammini delle transumanze, per i pastori compianesi dell’alta Valle del Taro, che scendevano verso i pascoli del Golfo, che vi si stendevano col ritirarsi del mare. Si può aggiungere, ricordando le lunghe vertenze per i compascui delle popolazioni dei due versanti dello spartiacque montano, che la prima traccia dell’importante comunicazione poté avere principio come area di passo pubblico tra i confini degli agri, secondo le antiche consuetudini, dai gromatici romani fissate poi nella nota formula: omnes limites, secundum legem colonicam, itineri publico servire debent.
(15) Cfr. la mia nota: Tomba a incinerazione dell’Alta Valle del Magra, nel “Giornale Storico e Letterario della Liguria”, XV, (1939). Purtroppo, come si è detto, il materiale della tomba andò quasi tutto disperso. Una leggenda che si riferisce al luogo del ritrovamento accenna a circostanze favolose che pur rilevano la presenza di un esteso sepolcreto, perchè narra di ripetuti ritrovamenti, nei pressi di una antica osteria, che sorgeva sulla ricordata via, detta la “Ca d’o Lince” , di numerose pignatte profondamente sotterrate, contenenti ossa umane , attribuendo la cosa alla malvagità dell’oste, che uccideva i viandanti per somministrarne le carni ai suoi avventori come vivande.
(16) Per le reintegrazioni dei territori pagensi per effetto delle istituzioni delle Pievi, vedi le geniali osservazioni di A. Mazzi, op. cit., pp. 170 e segg.
(17) Dei concilia e dei corrispondenti conciliaricia , piccole divisioni territoriali inferiori e sottoposte ai vici, del periodo longobardo, non ho notizia che sia rimaste tracce in Val di Magra. la Conciliara di Zeri è piuttosto da ritenersi proprio come un luogo ubi concilium convenitur. E’ questa una regione ricca di acque che alimentano, per così dire, un minuscolo rio che scende nella Gordana. E quivi sorge, isolato, un Oratorio dedicato alla S. Croce vicino ad una fonte che si versa in un piccolo condotto diretto verso una località detta “La Dolce”. La presenza dell’Oratorio potrebbe confermare, per il parallelismo già notato, trab istituti amministrativi ed ecclesiastici, sia la funzione pubblica del luogo di Conciliara , sia la sede di qualche culto della Croce promosso dalla Pieve di Vignola, dove la tradizione lo associa al ricordo dell’abbattimento degli idoli. Aggiungo una osservazione di toponomastica , che può anche essere un chiarimento di topografico. Si deve infatti ad un bel caso di etimologia popolare, se l’originario termine duzia, da DUCTIA, doccia, nell’accezione di fonte, per l’azione analogica dell’aggettivo dialettale doucia=la dolce, prima con probabile riferimento all’acqua, poi con generica indicazione del luogo. All’idronimo è rimasto connesso anche il nome del piccolo canale di scarico, per la scarsità della portata detto la stregia (stilla), per la stessa ragione per cui un altro canale povero d’acqua, del pontremolese, è detto la gozola, diminutivo di goccia.
(18) Anche nel tratto dello spartiacque appenninico tra l’alto Verde e il Taro a nord-est del Gottero le controversie di confini, di pascoli e diritto di legnatico, si erano protratti ostinatamente per secoli. Si può utilmente vedere in proposito i largamente informati studi di Giuseppe Micheli, I confini tra Borgotaro e Pontremoli. Ricerche storiche, Parma, 1899; e lo stesso: Il Padre Segneri e le controversie di confini per Borgotaro e Pontremoli, Parma, 1924. L’ultima controversia fu risolta nel 1829 col tracciato di un nuovo confine politico spostato sul crinale, mentre la linea dei confini antichi si conservarono nelle circoscrizioni ecclesiastiche delle Diocesi di Luni e di Brugnato, riunite infine in quella di Pontremoli, sulla destra del Taro. Come già gli arbitri romani mel 117 a.C., nei territori dell’Appennino genovese, avevano dovuto, tra l’altro, risolvere le vertenze sui diritti di legnatico – ligna materiamque – così i “terminatori” del secolo scorso, nei pressi del bosco “Tocherio”, avevano dovuto creare un “Lignaro” o “Linaro”, che aveva una superficie di 35 ettari, per regolare l’antichissimo diritto di legnatico in modo che non derivassero turbamenti ai confini di Stato. Cfr. Atto finale nel collocamento dei termini lungo la linea di confine tra gli Stati di Parma e quelli di Toscana, 1829. Per il Lignaro, vedi specialmente pp. 7-11 e 43-44.