
Completata la fase dell’essicazione iniziava la pistatura, cioè il processo di sgusciatura delle castagne.



Sino alla metà circa del ‘900 l’operazione veniva portata a termine manualmente in due modi: si mettevano le castagne dentro un sacco e le si battevano su un ceppo sino a separare il frutto dal guscio oppure con l’impiego delle mazzeranghe, attrezzo composto da un disco a forma di calotta di legno molto duro a cui veniva inserito, al centro della parte curva, un bastone ricurvo. Le castagne calde venivano battute con la parte piatta della mazzeranga sino a ottenere il distacco della castagna dal guscio.

Terminata la sgusciatura iniziava la ballatura, ossia l’attività per eliminare la sottile pellicola (rivur) che ancora avvolgeva il frutto bianco: nell’aia si calpestavano le castagne con zoccoli di legno, tutti in fila indiana, cantando. Altro metodo era di sfregare le castagne dentro ad un sacco di canapa. Al termine si effettuava l’ultima pulizia: si facevano saltellare le castagne dento il vaglio e con un rapido movimento delle braccia la pula veniva fatta cadere a terra.
Dalla metà circa del XX secolo la fase di pistatura viene effettuata a mezzo di macchina a motore appositamente strutturata che separa la castagna dal guscio, con notevole risparmio di tempo e di fatica.






Il giorno della battitura iniziava all’insegna della frenesia, c’era da spegnere il fuoco nel gradile, pulire con cura il pavimento dove si sarebbero fatte scendere dai graticci le castagne secche, occorreva posizionare la macchina, disporre gli uomini ai loro posti, chi era addetto al caricamento dei bidoni, chi, su uno sgabello, ne rovesciava il contenuto nella tramoggia, altri seguivano l’uscita delle castagne pulite e quando la secchia era colma ne rovesciava il contenuto in sacchi di iuta. Dopo pochi minuti la testa e le spalle si coprivano già di spessa pula che filtrando dai colletti provocava forti pruriti. Il pulviscolo si appiccava alle ciglia degli occhi e si infilava nel naso. La pula si depositava sui davanzali delle finestre e sulle ringhiere, sembrava neve, non candida ma colorata. E nelle giornate ventose guai a posizionare la macchina controvento! Impossibile tenere gli occhi aperti.
Era una giornata faticosa, senza sosta, qualche volta il tempo minacciava pioggia, occorreva accelerare le operazioni, battere le castagne con la pioggia non era possibile ma oramai le castagne era state fatte scendere dal graticcio e dunque rischiavano di raffreddarsi rendendo vano il tentativo di staccare la pellicina. La farina, con troppa pellicina, avrebbe avuto un sapore amaro, sgradevole.
Nonostante tutte le preoccupazioni ed i disagi era una giornata di festa, gioia ed allegria. Era il compimento di un lavoro lungo, iniziato con la potatura delle piante e la pulizia del sottosbosco, proseguita con la raccolta e l’essicazione delle castagne. La battitura concludeva il percorso e rendeva concreto e palpabile il risultato. Mancava ancora la fase della macinatura ma i sacchi gonfi e ritti lasciavano tranquilli sul futuro del nucleo familiare, ancora una volta ci sarebbe stato di che sfamarsi sino alla prossima raccolta.