

Il sostentamento dei nostri contadini, che popolavano una terra dura e arida, era legato al buon andamento delle stagioni.
Era sufficiente un periodo prolungato di siccità o di pioggia eccessiva al momento della fioritura dei castagni, dai quali ricavavano il frutto che era alla base della loro alimentazione, per mettere a rischio il raccolto e con esso la sopravvivenza del nucleo familiare.
E’ quindi comprensibile che il rapporto dei contadini con la natura, alla quale li legava rispetto misto a timore, fosse ricco di simbologie e credenze che a volte sfioravano la superstizione.

La palma, preparata a guisa di croce e benedetta, veniva inserita in una cornice ovale fatta con rami di ulivo ed appesa in casa, in genere in camera da letto agganciata al crocifisso sopra la spalliera del letto, baluardo contro le malattie e le insidie del demonio.
In estate, quando il cielo si incupiva e i nuvoloni neri facevano presagire l’arrivo di forti temporali e grandinate che mettevano a rischio i raccolti, le donne correvano ad esporre la palma nei campi, invocando la misericordia e la protezione di Dio.

In primavera avevano luogo le “Rogazioni”, si trattava di Processioni a cui partecipava tutta la popolazione. Terminata la celebrazione della messa, la processione, con in testa alcuni uomini che indossavano un camice bianco e portavano lampioni innestati su lunghe aste di legno, si snodava per le vie del paese implorando la protezione dei Santi, invocandoli uno ad uno. A Torrano erano previste, in giorni diversi, tre direzioni: verso il “Castlan”, verso l’”Iséla” (alla marginetta della Madonna di Montenero) e verso Valle (alla marginetta della Madonna presente sulla strada per i monti, sopra la casa degli Angella). Giunti sul luogo il sacerdote alzava la croce ai quattro punti cardinali, recitando le litanie “A fulgure et tempestate”, “A peste, fame et bello” ecc. ed i fedeli rispondevano “Libera nos Domine”, il sacerdote proseguiva: “Ut fructus terrae dare et conservare digneris” e il popolo implorava “Te rogamus, audi nos!”. Le processioni si svolgevano al mattino, alle 8, i ragazzi andavano a scuola dopo avervi partecipato.
La Chiesa con le rogazioni continuava la tradizione delle cerimonie volte a propiziare la fertilità dei campi che già si tenevano nell’antica Roma, alla fine del mese di maggio, in onore di Cerere. Tali feste consistevano in processioni in mezzo ai campi, alle quali partecipava l’intera famiglia dei contadini, servi compresi. Già da IV secolo la Chiesa ha previsto questo tipo di processione per cancellare i richiami a riti pagani di propiziazione ai quali il contadino, i cui destini erano indissolubilmente legati al buon esito delle stagioni, non avrebbero mai rinunciato.
Altro rito era la benedizione degli animali domestici, indicata semplificativamente nella “benedizione delle stalle”. Analogamente a quanto succede nel periodo pasquale con la benedizione delle case, il prete, verso metà gennaio, accompagnato da due fabbricieri si recava nelle stalle del paese e recitava le preghiere per implorare la protezione divina sugli animali della famiglia, stante l’importanza vitale degli stessi nell’economia del nucleo familiare. In gennaio ricorreva infatti la festa di Sant’Antonio, indicato protettore degli animali (nell’iconografia il santo è accompagnato da un maialino). Con lo svuotamento delle stalle la tradizione è andata persa.


Anche le processioni per celebrare i Santi o la Madonna a cui la parrocchia era legata, rappresentavano una forte espressione della religiosità popolare, in special modo in occasione della ricorrenza del Patrono del paese, al quale venivano rivolte le suppliche per il benessere della popolazione. Queste feste vedevano la partecipazione numerosa di sacerdoti dalle parrocchie vicine e dei parenti che abitavano fuori dal paese. Erano occasioni conviviali che interrompevano per qualche ora il duro lavoro nei campi. Anche la processione del Corpus Domini era partecipata, i bambini si preparavano per tempo e partecipavano con cestini ricolmi di petali di rosa e d altri fiori che seminavano per strada, a gloria dell’ostensorio che seguiva portato dal sacerdote. Oggi pochissime le processioni che vengono eseguite, i sacerdoti sono pochi e devono attendere a più parrocchie e spesso mancano le persone in salute in grado di trasportare la statua del Santo in processione per le vie del paese.



A partire dal Medioevo prese piede la tendenza ad effettuare grandi pellegrinaggi devozionali o penitenziali che avevano per meta importanti centri religiosi quali la Terrasanta, Roma e Santiago di Compostela, duravano anni ed erano molto pericolosi, spesso non prevedevano il ritorno. Anche la Lunigiana aveva i Santuari nei quali affluivano numerosi i fedeli, i viaggi erano meno impegnativi e duravano solo qualche giorno.
I più frequentati erano il Santuario della Madonna della Neve a Pondenza, il Santuario della Madonna del Monte a Mulazzo e la Chiesa della SS. Annunziata a Pontremoli. La meta era raggiunta a piedi, prevedeva quasi sempre il pernottamento fuori (in cascine o all’addiaccio nella buona stagione), era un momento di fede ma anche di svago per i giovani, ci si portava una fetta di formaggio ed un pezzo di pattona, sostituita in tempi più recenti dalla carsenta.

