I SANTINI

Il culto dei santi si è diffuso a partire dalla parte finale del IV secolo, quando la Chiesa ha deciso di combattere con risolutezza il paganesimo, creando agiografie virtuose che andavano a contrastare le figure di riferimento del paganesimo. La competizione ha portato a diversi eccessi, cui la Chiesa ha posto rimedio negli ultimi anni tagliando dal calendario i santi privi di riscontri storici, ma rimane il fatto che il cristianesimo, pur accettando il compromesso con alcuni aspetti legati alla magia ed alla superstizione, ha raggiunto lo scopo cristianizzando il mondo occidentale.
I primi santini compaiono agli inizi del XV e si perfezionano con il progredire delle tecniche di stampa; è nel ‘700 che le piccole immagini sacre hanno pieno sviluppo ed entrano nella quotidianità delle persone. Il santino consente alla persona, specie all’uomo di campagna, di stabilire un rapporto privato, personale con il santo, al quale non ci si rivolge solo per ottenere buona salute, ma anche per scongiurare eventi avversi, la malattia di una mucca o la perdita di un intero raccolto per l’inclemenza del tempo potevano rappresentare eventi catastrofici per il nucleo familiare.

Le dimensioni ridotte del santino consentono di riporlo nel taschino della giacca, nella tasca dei pantaloni, oppure lo si appende nella stalla, come quello di Sant’Antonio, creando un rapporto personale e quotidiano con il santo, a cui perorare grazie e favori.
Nel corso del XIX secolo si ha la massima diffusione delle immaginette sacre, cui contribuirono diversi contadini di Montereggio e Parana, particolarmente portati all’attività del commercio, che cominciarono a vendere, fuori dal loro paese e con cassette a spalla, piccoli oggetti come pietre per affilare, santini ed immagini sacre.
Anche nelle campagne della Lunigiana è iniziata così una diffusione capillare di santini, andando a soddisfare il bisogno della popolazione di possedere uno strumento pratico che consentisse di creare un contatto con il soprannaturale, rappresentato in questi casi dal santo con la sua “specializzazione”, a cui rivolgere istanze e implorare grazie.
Nel nostro territorio, come riporta il Museo Etnografico di Villafranca, i santini venivano “posti nella bara dei defunti, con alcune monete destinate a San Pietro, e assumevano il significato magico di lasciapassare per l’al di là”.
I santini non si potevano strappare né buttare ma chi avesse voluto disfarsene doveva bruciarli recitando una preghiera.



