Enrico Simonsfeld, un dotto tedesco che da molti anni studia con vivo affetto e con profonda erudizione le relazioni commerciali fra la Germania e l’Italia nel Medio Evo, ha pubblicate diverse pregevolissime monografie sulle colonie de’ suoi connazionali fra noi, sui loro fondaci, sui loro commerci coll’Italia e col Levante; ma quando volle descrivere la grande via su cui passavano quegli antichi mercanti, ha dovuto confessare che non gli riusciva possibile trattare a fondo l’arduo argomento, perché mancano tuttora quegli studi preparatorii, senza dei quali, siffatte indagini non sono mature (1); e a questo proposito dichiara di aver trovato qualche sussidio in un solo lavoro, l’opera dell’Oehlmann sui valichi delle Alpi nel Medio Evo (2).
Il rimprovero che indirettamente veniva fatto agli studiosi italiani da questa osservazione del loro collega d’oltralpe era in buona parte meritato quando il Simonsfeld scriveva il suo classico lavoro sul Fondaco dei Tedeschi in Venezia; ma, proprio in quei giorni, uscivano in luce la bella monografia del Vaccarone sulle Vie delle Alpi Occidentali negli antichi tempi (3); la interessante nota di un egregio collega nostro, il Tononi, sulla Strada di monte Bardone (4); una più ampia memoria sulle strade di Val di Magra del ch. Dottor Giovanni Sforza, della Deputazione Modenese (5) e la dotta monografia del Prof. Pio Rajna sulle grandi strade battute dai Francesi e dai Tedeschi attraverso l’Italia (6); e, pochi anni dopo, il Prof. D’Ancona, ripubblicando in Città di Castello, un giornale di viaggio del sec. XVI, illustrava di nuovo con note e con un saggio di bibliografia quelle antiche strade (7) e il Prof. Uzielli pubblicava gli studi di Leonardo da Vinci sulle valli e sui valichi delle Alpi Lombarde (8).
Tutte queste monografie, ricche di documenti inediti e di dotte osservazioni, mostrano indubbiamente come anche fra noi si sia ora risvegliato lo studio di queste vecchie strade su cui si svolse tutta la vita commerciale e politica del Medio Evo, e che furono causa di interminabili lotte fra le città italiane; le quali da esse appunto traevano gran parte della loro potenza e della loro ricchezza.
Ma gli studi isolati del Vaccarone, del Tononi, dello Sforza, del Rajna, del D’Ancona, dell’Uzielli e di altri dotti italiani, appunto perché non coordinati fra loro, e fatti con intendimenti diversi, non possono certamente costituire quel complesso di studi preparatorii che il Simmonsfeld ci chiedeva; quegli studi senza dei quali niun dotto, né d’Italia, né d’oltralpe, potrà mai dare la storia completa dei nostri commerci e della nostra vita nel Medio Evo.
Le nuove ferrovie che attraversano in tutte le direzioni l’Italia, le nuove strade carrozzabili che salgono tutte le più aspre e remote valli delle Alpi e degli Appennini, hanno lasciato ormai abbandonate e deserte le vecchie vie medioevali; ma, pure su di queste ancor si conservano qua e là vecchi ospedali che accoglievano un dì i pellegrini, ruine di fortilizi in cui si esigevano i pedaggi, avanzi di antichi ponti, di grossi muri di sostegno, di selciati antichissimi; e iscrizioni, e sculture e dipinti; e ripostigli di antiche monete straniere, e tombe di romei, di mercanti, di guerrieri, che, affranti dal lungo viaggio, ebbero l’estremo riposo sul margine di quella via, in fondo alla quale essi invano avevano sperato di rivedere la lontana sospirata terra nativa.
Tutti questi avanzi vanno ora lentamente, ma continuamente scomparendo; ed io stesso, di molti che pur ne vidi nel territorio nostro, or non riuscirei più a rilevare le traccie. Noi tutti abbiam viste, l’una dopo l’altra, scomparire, sotto le rialzate ghiaie del Taro, quasi tutte le pile del vecchio ponte di Fornovo,; abbiamo visto l’antico ospedale, che era in capo a quel ponte, trasformato or ora in una osteria, abbiamo visto lo ospedale di Respiccio travolto dalle acque della Sporzana; e molti altri di quegli antichi ricoveri di pellegrini mutati in case coloniche o in dimore signorili di villeggiatura.
Eppure tutti questi monumenti ricordavano ancora una grande via, che, per ben dieci secoli (dal VII al XVI), fu la più battuta dai Tedeschi, dai Francesi, dai Fiamminghi, dai Britanni, dagli Scandinavi che si recavano a Roma, una via della quale ogni giorno si pubblicano oltralpe nuovi interessantissimi ricordi.
E tutti questi monumenti, disseminati, quasi pietre miliari, sulle vecchie strade, scompaiono irreparabilmente proprio ora, mentre il Governo italiano si accinge a compilare la Carta Archeologica d’Italia ed a questo scopo stanzia ogni anno rilevanti somme nel Bilancio della Istruzione.
Eppure a compilare esattamente quella carta per ciò che riguarda il Medio Evo sarà necessario conoscere non solo l’ubicazione precisa di città e castella, ma anche i tracciamenti delle vecchie strade, per cui le castella e le città comunicavano fra loro, e con Roma e coll’Alpi; ed è appunto la mancanza di studi speciali su quelle vie che ingenera confusione vivissima e continue inesattezze nella narrazione de’ fatti storici che si svolsero fra noi nei secoli di mezzo.
Di tale confusione e di siffatte inesattezze ci sarà facile indicare più di un esempio anche in scrittori reputatissimi solo per ciò che riguarda la Strada di Monte Bardone; ma il fatto si ripete pur troppo per ogni altra strada; né vi si potrà porre riparo se non con uno studio sistematico completo di tutti i monumenti che ci restano delle vecchie vie, sia lungo il tracciamento di esse (ricoveri, ospedali, abbazie, ponti ed altri manufatti, iscrizioni, tombe, ecc.) sia nelle biblioteche e negli archivi (itinerari, relazioni di viaggi, cronache, statuti di Comuni e di spedali e altri documenti d’ogni fatta).
Né questo può esser lavoro di un sol uomo o di una sola società: ed io sarei davvero lietissimo se tutte le Deputazioni e le Società storiche italiane, che, fra pochi mesi, debbono riunirsi a Congresso in Genova, volessero di comune accordo, e con norme precise e sicure, e eguali ovunque, accingersi in ogni parte d’Italia all’arduo ma gradevole studio.
E pare a me, che a decretare questo studio completo di tutte le antiche vie commerciali dell’Italia niun luogo sia più adatto di Genova che fu nel medio evo ed è ancora centro di attrazione grandissimo pei commerci italiani, e per quelli d’oltremare e d’oltralpe; e niun anno più adatto di questo in cui si celebrano le feste secolari del più grande dei viaggiatori, della più insigne, della più meravigliosa delle scoperte geografiche.
Mi auguro che la nostra Deputazione voglia assumere nel Congresso storico di Genova la iniziativa della proposta; e che le Società consorelle vogliano seguirla su questa via. E intanto, per confortare la proposta con un esempio, mi accingo a rintracciar, modestamente come per me si può, i ricordi ed i monumenti delle vecchie vie medioevali per ciò che riguarda il territorio delle Provincie Parmensi; e incomincio dalla Strada di Monte Bardone.
Non ho certo la pretesa di dare il mio lavoro modestissimo come traccia in siffatto genere di studi; lo presento soltanto perché la nostra Deputazione, prima, e il Congresso storico poi, ne riconoscano e ne mettano in luce i difetti, segnando così, e a me e agli altri, la via migliore e più sicura da seguirsi in queste difficili ma, pure interessanti ricerche.
(1) SIMONSFFLD (D. HENRY): Der Fondaco dei Tedeschi in Venedig und die Deutsch-Venetianischen Beziehungen. Band II, Stuttgart, Verlag der I. G. Cotta’schen Buchbandlung, 1887.
(2) OEHLMANN: Die Alpenhisse in Mittelalter (Iahrbuch fur Schweizerisce Geschichte, Bd. Iii, IV, 1878-79).
(3) VACCARONE LUIGI: Le Vie delle Alpi Occidentali negli antichi tempi, ricerche e studi pubblicati su documenti inediti. Torino, Candeletti, 1884.
(4) TONONI: Gregorio VII e i Piacentini. Piacenza, Solari, 1885. La nota relativa alla Strada di Monte Bardone è inserita in fine al volume, da pag. 98 a pag. 104.
(5) SFORZA: Memorie e Documenti per servire alla storia di Pontremoli. Parte II (Documenti). Lucca, Giusti, 1887. Vi è aggiunta, in appendice, una memoria sopra le Strade del Bratello e della Cisa, da pag. 341 a pag. 371.
(6) RAJNA: Un’iscrizione Nepesina del 1131 (nell’Archivio Storico Italiano. Serie Quarta, Tom. XVIII e XIX, 1886-87). La parte di questa interessante memoria che riguarda più specialmente le Strade Francesche e Tedesche è inserito nel volume XIX da pag. 24 a pag. 54.
(7) D’ANCONA (Prof. ALESSANDRO): L’Italia alla fine del secolo XVI, giornale del viaggio di Michele de Montaigne in Italia nel 1580 e 1581. Nuova edizione del testo francese e italiano, con note ed un saggio di Bibliografia dei viaggi in Italia. Città di Castello, Lapi, 1889.
(8) UZIELLI G.: Leonardo da Vinci e le Alpi (nel Bollettino del Club Alpino Italiano, vol. XXIII, n. 56, anno 1889, da pag. 81 a pag. 156).
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