
Serafino nasce a Succisa il 25 agosto 1920 da Pietro e Luigia Chiodi. Aiuta la famiglia nella lavorazione della terra sino al marzo 1940 quando la nazione si mobilita in vista dell’imminente dichiarazione di guerra ed è assegnato al 2° Reggimento Alpini Battaglione Borgo San Dalmazzo.
L’anno successivo, il 23 marzo si imbarca a Brindisi per l’Albania, dove giunge a Valona. Pochi mesi di combattimento al fronte e poi viene richiamato in Patria, a Bari.
L’8 agosto 1942 parte con destinazione al fronte russo, al seguito dello C.S.I.R., Corpo di Spedizione Italiano in Russia, che dall’estate 1941 sta combattendo sul Don a fianco dei tedeschi. In quel momento il nostro esercito è ancora in una fase di attacco, ma i russi resistono tenacemente e con l’arrivo dell’inverno ribaltano in poco tempo la situazione.
L’esercito nemico è abituato alle rigide temperature, è attrezzato ed allenato, e sta combattendo con estrema determinazione per la difesa della sua nazione. I contrattacchi si fanno più insistenti e rapidamente i nostri reparti sono costretti ad assumere un atteggiamento di difesa.
Il 16 dicembre 1942 la situazione precipita, i russi attaccano il territorio occupato dai nostri soldati con ben 170.000 uomini, 2000 cannoni e oltre 700 carri armati. Nel volgere di pochi giorni inizia la rotta e i nostri soldati, che pure avevano cercato di resistere valorosamente, rischiano l’accerchiamento e per evitarlo sono costretti alla ritirata percorrendo, stancamente a piedi, centinaia di chilometri nella neve e nel ghiaccio, in condizioni disumane, con temperature rigidissime, specie di notte, e scarsissime razioni di cibo. Chi si ferma muore assiderato. L’esercito ha perso oltre 50.000 uomini tra morti, dispersi e feriti ed un numero elevatissimo di prigionieri.
Il 20 dicembre 1942, durante la fase iniziale della terribile ritirata, Serafino viene colpito da una scheggia di granata che gli spezza l’osso della gamba sinistra. Dapprima è ricoverato nell’ospedale militare di Rostov e poi in quello di Kharkov; e infine, il 17 gennaio 1943 viene caricato sul treno ospedale per il rientro in Italia, dove giunge il 22; viene ricoverato all’ospedale di Senigallia, dove rimane sino al 3 agosto 1943, quando ritorna a casa con una licenza di convalescenza di 90 giorni.
Poco più di un mese dopo l’Italia firma l’Armistizio, Serafino non fa più rientro in caserma e nel novembre 1945 viene posto in congedo illimitato.
Per la compilazione dell’articolo ci si è avvalsi della consultazione del Foglio Matricolare conservato presso l’Archivio di Stato di Massa