FEBBRAIO 1918: SI SCATENA LA “SPAGNOLA”, LA PIU’ GRAVE EPIDEMIA DEL SECOLO

Furibonda arrivò la febbre “nera” o “spagnola” o “estera” e si abbattè negli ultimi mesi del 1918 sul mondo, in particolare sull’America e sull’Europa. Era un’influenza devastante: il primo caso fu riconosciuto a San Sebastian nel Paese Basco del nord della Spagna e per questo è nota come “spagnola”.

Il virus era terribilmente vigoroso, a grande velocità si estese ed uccise come mai altre epidemie nella storia. Alcuni calcolano che i morti siano stati 40 milioni, ma altre stime sostengono che siano stati più del doppio. Uccise comunque il 2,5% della popolazione mondiale. I sintomi erano quelli tradizionali, la febbre arrivava però fino a 41° e si assocciava a mal di testa, dolori muscolari, tosse, espettorazioni catarrali ed ematiche. La scienza non aveva rimedi, fu presa alla sprovvista, nessuno sapeva quali cure prestare.

Nopn si riuscì a capire come fosse avvenutoil contagio, per quali vie si fosse trasmesso il virus e ancora oggi gli scienziati non hanno spiegazioni. Come sempre , quando di un fenomeno non si conosce la causa vera, si scatenano dicerie irrazionali e magiche e perfino razzistiche. Nel Medio Evo alcuni dicevano che la peste la diffondevano i ricchi ( e in particolare i ricchi ebrei) per far fuori i poveri. Questa assurda diceria si poggiava sulla constatazione che i ricchi morivano di meno, ovviamente perché erano più nutriti e quindi più immunizzati. Venne poi fuori la diceria dell’untore. Di fronte alla “spagnola” del 1918 corse addirittura la voce che il contagio fosse stato provocato da un’arma letale inventata dai tedeschi: quando si dice la propaganda di guerra! Stà di fatto che di “spagnola” i tedeschi morirono come i loro nemici di guerra.

L’unica prevenzione era l’isolamento degli infetti ed il consumo degli agrumi, soprattutto limoni. Negli Stati Uniti fu reso obbligatorio l’uso della maschera nei locali pubblici.

Senza creare allarmismi, va detto che non è esclusa la possibilità di altre pandemie, che potrebbero venire da “discendenti” ancora in circolo del virus del 1918. Il patologo americano Jeffery Taubenberger, espertissimo di biologia molecolare, lavora per isolare il virus assassino della “spagnola”. Tre anni fa è riuscito a trovarne tracce nei polmoni di una vittima del 1918, il cui corpo, preservato dal ghiaccio, è stato riesumato nel 1997 in un paesino dell’Alaska. Lo scienziato americano mira ora a studiarne la storia genetica del virus trovato in questo corpo, per capire come è nato, da dove è venuto e come si è propagato.

I governi intanto devono vigilare bene. Un brivi di terrore c’è stato nel 1997, quando gli scienziati hanno avuto paura che il virus della “spagnola” fosse ricomparso a provocare l’epidemia di polli ad Hong Kong. Il governo di quel Paese, in un sol giorno, fece abbattere 770.000 polli. Per saperne di più è appena uscito a New York un corposo volume di Gina Kolata “La Storia della grande influenza pandemica del 1918 e la ricerca del virus che la causò”.

Tratto da Il Corriere Apuano

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