VENTURINI PIETRO

Pietro nasce il 12 ottobre 1916 a Ceretoli da Luigi e Mazzetti Palmira.

Alla visita di leva risulta che Pietro lavora la terra in famiglia.

Viene chiamato alle armi il 1° settembre 1937 al Centro istruzione aeronautico di Orvieto ed assegnato all’aeroporto di Ciampino. Il 28 febbraio 1939 viene congedato.

Poco più di un anno e Pietro viene richiamato ed aggregato al 91° Gruppo R.M.  170° Squadriglia; l’11 giungo 1940 è mobilitato in territorio in stato di guerra ad Augusta sino al 12 novembre 1941 quando viene nuovamente congedato.

Passano pochi mesi e il 24 febbraio 1942 Pietro viene per la terza volta chiamato in servizio, inviato al 12° Reggimento Genio a Palermo e messo a disposizione della R. Aeronautica. È mobilitato in territorio in stato di guerra.

Il 1943 per l’Italia è un anno molto problematico. I primi mesi dell’anno hanno visto il Corpo di Spedizione Italiano in Russia (C.S.I.R.) annientato al termine della Campagna di Russia e i nostri militari sbaragliati nel Nord Africa. Gli Alleati preparano lo sbarco in Sicilia per aprire un nuovo fronte contro gli eserciti dell’Asse, sbarco che avviene il 10 luglio con grande dispiegamento di forze, inferiori solo allo sbarco in Normandia. Allo sbarco hanno partecipato l’8a Armata inglese del generale Montgomery e la 7a Armata americana del generale Patton.

Pietro – come ha raccontato lui stesso al compaesano Marco Ghelfi – si era arrampicato su un palo per riparare la linea telefonica, e lì è stato sorpreso da un intenso bombardamento inglese; quando è riuscito a scendere ha trovato i soldati inglesi ad attenderlo, che lo hanno fatto prigioniero e trasferito in un campo di concentramento nel nord Africa.

Il Foglio Matricolare non riporta dettagli sul luogo di prigionia, aggiunge solo che il rimpatrio è avvenuto dopo oltre due anni, il 29 settembre 1945.

Di sicuro sono stati due anni duri, angoscianti, martellati dall’implacabile sole africano, al quale ben poco riparo offrono le tende o in alcuni casi le casette di legno. La fame tormenta giorno e notte i prigionieri, il cibo è rappresentato quasi sempre da una brodaglia poco nutriente, il pane scarseggia e deve essere gestito con cura, sezionandolo in sottili fettine per farlo durare tutto il giorno. Le condizioni igieniche sono assai carenti, i campi sono sovraffollati, le epidemie ricorrenti. E poi l’aspetto psicologico, non secondario, della mancanza di libertà di movimento in un ambiente ostile e della lontananza dai propri cari, dei quali non si hanno notizie.

Come si è detto Pietro viene rimpatriato il 29 settembre 1945 e dopo un paio di mesi, il 16 dicembre 1945 posto finalmente in congedo illimitato.

Può così riabbracciare i familiari, in particolare il fratello Ermidio, anche lui soldato in guerra e sopravvissuto alla tragica Campagna di Russia.

Per la compilazione dell’articolo ci si è avvalsi della consultazione del Foglio Matricolare conservato presso l’Archivio di Stato di Massa

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