
La bontà, quando è vestita di santità e fatta di vero amore, difficilmente è dimenticata. Gli uomini, che ne hanno goduto, ritrovano nelle opere e, sia pure nel ricordo qualche cosa che rimane vivo a richiamarne l’entusiasmo. Son passati dieci anni da quando il cuore grande di don Pio è cessato di battere, eppure Lo ritroviamo Pastore e Maestro.
La sua modestia ce lo aveva reso caro, ne aveva fatto un amico vero per i suoi figli; sapeva nascondersi in un cercato ritiro, dopo che ogni opera era stata da Lui prima organizzata ed agitata, e sembrava attribuire agli altri il merito di quanto era, invece, suo lavoro.
La magnifica chiesa di San Colombano, nel complesso delle sue strutture architettoniche, era oggetto delle sue particolari, amorevoli cure: l’ordine, il decoro, la solennità delle sacre funzioni costituivano per don Pio un impegno che rasentava lo scrupolo. E’ ancora ricordato con nostalgia il frequentatissimo Mese di Maggio, che oltre tutto faceva risaltare la Sua convinta e particolare devozione alla Madonna.

La Sua carità ha lasciato una eco profonda di opere buone. Il suo cuore era sensibile ad ogni dolore umano, nelle case povere la sua mano sapeva accarezzare lo sconforto e dare l’aiuto del pane. Lo ricordo, attorno alla sua bara c’erano i fiori della riconoscenza, ma molto più preziose e gentili erano le lacrime di chi piangeva il Padre benefico.
La carità, quella che è di Dio e fatta di tutte le virtù, ma lo spirito di sacrificio, di abnegazione, ne costituisce seriamente la base.
Al sacrificio don Pio aveva votato la sua volontà. La sua vita è stato un intrecciarsi continuo di grandi e di piccole rinunce e dolori. Offerte silenziose nel segreto dell’anima, sconosciute a tutti, ma non meno sanguinanti e gravi. Incomprensioni, che gli furono croce e tormento, vennero accolte nell’amore di Dio. Anche in questo fu a tutti grande Maestro.
La Verità fu per Lui il solo scopo della vita, non era per tergiversare o per giungere a compromessi: nell’ubbidienza serena seppe sempre guidare con volontà e rettitudine.
Così, nella semplicità, mi piace ricordarLo agli amici ed ai parrocchiani nel giorno che ricorda la Sua morte.
È riconoscenza e affetto.
d.l.p., Il Corriere Apuano, 11 febbraio 1967